Interview with Radura

di Alessandro Mainini

I milanesi Radura sono fra le band emergenti più interessanti nella scena screamo europea. Cantano in italiano, e questo aiuta parecchio a capire le parole dei loro testi poetici e spesso anche un po’ impliciti. Il loro nuovo disco La fine degli uomini faro è stato pubblicato a ottobre ed è una delle nostre uscite italiane preferite di questo 2017. Abbiamo fatto alcune domande a Luca (chitarra e voce), Mario (basso e voce) e Andrea (batteria e voce) per parlare del disco e di altri temi personali e attuali.

Domanda introduttiva: cosa fanno i Radura nella vita, a parte suonare?

Mario: Stiamo tutti e tre studiando. Io sto facendo un corso da tecnico e ingegnere del suono all’APM in provincia di Cuneo. Passerò qualche mese lontano da casa e dagli altri due a cui manco tantissimo.
Andrea: Studio ingegneria al Politecnico di Milano, sperando di riuscire a laurearmi entro il 2040.
Luca: Mi sveglio tardi la mattina e studio scienze della maleducazione.

Quali sono gli hobby principali dei Radura, sempre a parte la musica che non vale?

Luca: Altro che hobby: qua si parla di amore! La musica è la nostra amante, e come dice Vaz Te, è una pessima amante. Mi piace tanto la poesia e Modigliani, salire con le birre sui monti e dormire in macchina.
Andrea: Leggo qualsiasi cosa mi capiti tra le mani (nell’ultimo periodo un sacco di Lovecraft), gioco a Pokémon, sto sveglio fino alle 2 a leggere pagine casuali di Wikipedia (strainteressante, raga; si scoprono cose assurde) e cerco su Amazon le offerte più belle, tipo 200 Goleador a 15 euro, che ho in camera da 2 mesi.
Mario: Oltre la musica il mio hobby principale è il suono, e suono è diverso da musica. Studiando presso la mia accademia sono sempre più motivato nello sperimentare cose per cui ho la passione, tipo produzione tecnica di brani o semplicemente incuriosirmi  per cose da fonici nerd.

C’è qualcuno di voi che gioca ai videogame? E nel caso quali sono i vostri preferiti?

Mario: Io solo Pokémon e Wii nella mia vita. Il nerd è Bax [Andrea, NdR].
Andrea detto Bax: Da piccolo giocavo un botto a Pokémon, Crash e Kingdom Hearts, mentre adesso a qualsiasi cosa abbia una componente action, quindi The Witcher 3, Bloodborne, Zelda, o robe più arcade alla The Binding of Isaac. Nell’ultimo anno il gioco che ho adorato di più è stato Nier: Automata, ma ne avrei fin troppi da citare, e adesso sto rigiocando a Pokémon cristallo che è sempre il capolavoro.

Avete scelto di cantare in italiano, in un genere in cui prevale il cantato in inglese. Da dove deriva la vostra scelta e credete che questo possa in qualche modo limitare l’ascolto della vostra musica all’estero?

Luca: In realtà ci consideriamo imparentati con quei gruppi bellissimi che han quasi sempre cantato o cantano tuttora in italiano: mamma e papà per me sono Batièn e Øjne; i nonni quelli davvero barbuti son La quiete e Raein. In ogni caso cantare in italiano è venuto naturale, perché l’utilizzo di una lingua straniera avrebbe sicuramente comportato maggiore difficoltà nella spontaneità dell’espressione. Il porto sepolto di ognuno di noi, da cui si rubano parole mude, ha pesci italiani per lo più, forse perché è da quando siamo bambini che ci sentiamo avvolgere dal suono delle parole della nostra lingua.

Quali sono le band preferite dei Radura e quali sono quelle che secondo voi hanno influenzato maggiormente la composizione del disco nuovo?

Luca: La prima canzone dello screamo italiano che ho ascoltato è Sotto i tigli degli Øjne. Pochissimo dopo ho scoperto i Batièn col loro primo disco e da quel momento mi son innamorato e ho sentito un sacco il desiderio di tirar sù una banda per urlare anche io. Anche Edda è superscreamo, secondo me. Il prossimo disco lo vorrei fare tipo Pater.
Andrea: Se dovessi scegliere direi i Colours, una band math-rock inglese; i Pile, con cui abbiamo anche suonato; Cloudkicker perché Beacons è l’album assoluto; e Pink Guy, solo perché Pink Season è diventato il mio album più ascoltato del 2017. Ascolto pochissimo screamo in realtà, e nel periodo di composizione ascoltavo quasi solo i Colours, e Sans Souci dei Brontide, e molte cose che ho fatto nell’album vengono da quel tipo di ascolto, anche perché odio blast beat e troppo casino in una canzone. Ognuno deve avere il proprio spazio, ed è una cosa a cui penso tanto quando scrivo un pezzo di batteria, adesso molto più che quando abbiamo scritto il primo EP.
Mario: Per me sono principalmente i Daïtro e gli Old Gray, che sono anche le mie band preferite in generale. Volevo puntare ad una conciliazione tra i primi periodi di questo genere con le band analoghe di oggi e penso sia venuto un risultato decente, dai.

Chi sono gli uomini faro? E cosa ha portato alla loro fine?

Andrea: Per prima cosa, il nome Uomini Faro era partito come scherzo, poi a me piace farmi pippe mentali e volevo collegare tutte le canzoni, Luca e Mario quasi peggio di me, quindi si è venuta a creare questa roba. Gli Uomini Faro sono più un momento di qualcuno che qualcuno: si è un Uomo Faro quando non si riesce a gestire in modo sano le proprie emozioni, che ti colpiscono come le onde colpiscono un faro su di una scogliera. È proprio questo non gestire le emozioni che porta alla loro fine, in due vie: la prima, positiva, in cui l’uomo faro capisce cosa fare ed “evolve”, non rimane più li fermo a farsi colpire. La seconda, decisamente meno happy ending, è il non riuscire ad accettare che la vita è un costante essere esposti alle emozioni, e questo inevitabilmente porta a chiedersi se tutto questo ha un senso, cosa che spesso porta ad azioni autodistruttive, sia in senso fisico che emotivo.
Luca: Aggiungo che Uomini Faro siamo noi che costantemente pigliamo acqua: si può finire o venendo sommersi o bevendo tutta l’acqua del mare fino a esserne dissetati e la fine degli uomini faro è per noi anche in maniera supermetafisica la stessa pubblicazione del nostro disco.

Se vi chiedessi di scegliere una canzone dal vostro nuovo disco che rappresenti al meglio l’essenza dell’opera, quale sarebbe e perché?

Mario: Penso sia Uomini faro: è la meno recente dell’album e abbiamo costruito tutto attorno ad essa, sia a livello di strutture musicali che testuali.
Luca: Uomini faro anch’io perché è la più sciccosa.
Andrea: Per me invece sarebbe Coda, a cui sono legato perché ho scritto il testo, quindi sono di parte. Penso rappresenti la mia idea su tutto il concetto dell’Uomo Faro, e cioè che qualsiasi cosa tu decida di fare, sia in positivo che in negativo, devi, per fare la citazione, “comprendere di essere solo” per poter affrontare in modo onesto la sfida che hai davanti, e non è una cosa che tutti sono pronti a fare.

Qual è la cosa principale che vorreste trasmettere a una persona che ascolta il vostro disco?

Luca: Troppo difficile rispondere. Voglio che si senta coinvolta o comunque toccata, poi sta tutto nel mondo di quella persona l’emozione che avrà. È la magia della musica.
Andrea: Questo è un disco mutaforma: sta agli ascoltatori decidere cosa significa questo album. Ognuno di noi ha la propria interpretazione e siamo felici che dopo un concerto la gente ci parli di cosa secondo loro l’album, insieme all’artwork, significhi.
Mario: Con le nostre canzoni vorrei cercare di trasmettere emozioni forti, che ti scombussolano un po’ e ti toccano dentro. Può sembrare banale ma non pretendo di trasmettere messaggi in particolare; vorrei solo che l’ascoltatore si immedesimasse in  questa presa di coscienza un po’ più profonda, attraverso situazioni e storie che raccontiamo, che rispetto ad altri generi musicali è più difficile da raggiungere.

Recentemente un vostro pezzo è finito nella compilation di Miss the Stars che raccoglie fondi da devolvere a RAINN, un’associazione americana per la tutela contro le vittime di violenza sessuale. Avete qualche commento sulle tante vicissitudini ed accuse che sono uscite nelle ultime settimane nella nostra scena?

Mario: Nessun commento in particolare, anche perché non sono informato abbastanza. Da quello che mi è sembrato di capire, molte cose che si sentono raccontare sono davvero esagerate e portate all’estremo per fare un po’ di spettacolo, quando in tutto  il mondo il problema delle violenze sessuali divampa sempre di più. Per fortuna ci sono associazioni come RAINN, che pensano ad agire e basta piuttosto che starsene a fare gossip. Siamo contentissimi di aver partecipato a tutto questo.
Andrea: È un argomento delicatissimo, sopratutto negli ultimi mesi con tutto quello che è successo anche al di fuori della scena, e cerco di valutare caso per caso; ci sono casi ovvi di molestie e di sfruttamento della propria influenza su altre persone, mentre a volte penso che sia più il polverone che si cerca di alzare che il fatto in sé stesso. Prendiamo quello che è successo a Evan dei Pinegrove: in quel caso si sminuisce addirittura il reato stesso, perché se si ha una relazione sessuale consensuale, ma poi ci si rende conto di non amarsi, non la definirei “coercizione”, e mi sembra che nell’ultimo periodo si cerchi un po’ troppo di ricreare uno stato di “caccia alle streghe”, anche grazie al fatto che non si aspetta mai la decisione di un giudice, senza rendersi conto che urlare all’abuso anche per del sesso consensuale non fa altro che sminuire il reato stesso, che sia la vittima donna o uomo.

Domanda più easy di fine intervista: che rapporto avete con i social media? Quali sono i vostri preferiti e quali sono quelli che vi trovate costretti a usare magari anche senza apprezzarli?

Mario: Cerchiamo di usare i social il minimo indispensabile per rimanere attivi, evitando di postare cose inutili per far sapere  alla gente che siamo vivi. L’ideale sarebbe lasciar parlare la musica e basta, ma sappiamo tutti che oggigiorno senza social e senza qualche cazzatina da pubblicare ogni tanto non si va da nessuna parte.

Cosa ne pensate delle uova?

Mario: Le uova sono la primissima cosa che compro ogni volta che faccio la spesa fuori casa: le prepari in un attimo, puoi cucinarle in molti modi e stanno bene con tutto. Potrebbe essere considerato l’alimento perfetto, se non fossero così pesanti a volte.
Luca: Mia mamma cucina benissimo le uova e a Masterchef ho visto che la gente sbaglia piccoli dettagli e prende botte, perciò non le cucinerei mai là.
Andrea: Mi spiace andare controtendenza, ma odio con tutto il cuore le uova. Il solo odore mi fa stare male e penso siano il male fatto cibo.

https://radura.bandcamp.com/album/la-fine-degli-uomini-faro

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