Interview with Neck Deep

di Sara Cavazzini e Martina Pedretti

ENGLISH VERSION available below

Durante le due date italiane dei Neck Deep abbiamo avuto l’occasione di intervistare Matt West, chitarrista della band, per scoprire qualcosa di più sul loro nuovo album The Peace and the Panic, uscito lo scorso agosto per Hopeless Records. Chiacchierando abbiamo scoperto alcuni segreti legati alla copertina dell’album e come sono nati alcuni dei brani che hanno avuto tanto successo negli ultimi mesi.

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È la prima volta che suonate da noi dopo aver pubblicato il nuovo album e quindi siamo tutti presi bene. È un disco diverso dall’ultimo: Sam nella band, Mike Green alla produzione… secondo te il lavoro che avete fatto insieme che impatto ha avuto sull’album?

Matt: Abbiamo lavorato al disco in maniera un po’ diversa da come facciamo di solito. Abbiamo fatto la demo di tutte le canzoni che avevamo e poi abbiamo scelto le migliori, cosa che prima non avevamo mai fatto ma è andata bene. Siamo entrati in studio con più materiale rispetto al solito: di solito avevamo solo le canzoni da inserire nella tracklist finale e magari un paio di bonus track. Stavolta avevamo 25-28 canzoni prima ancora di iniziare; in pratica un intero ulteriore album su cui non abbiamo nemmeno messo mano.

Secondo te ci sono canzoni che appartengono al lato Panic del disco e altre che appartengono al lato Peace?

M: Sotto certi aspetti sì, ovviamente ci sono canzoni come Don’t Wait che stanno più sul lato Panic… stessa cosa Happy Judgement Day. Non è una scelta che abbiamo fatto consciamente, non abbiamo iniziato a scrivere pensando “dobbiamo scrivere metà album di canzoni più tranquille e pacifiche e l’altra metà caotica e piena di panico.” È una cosa che è venuta da sola. All’inizio volevamo chiamare l’album “Where Do We Go When We Go”, ma poi invece quello l’abbiamo usato come titolo di una traccia perché non ci sembrava funzionare troppo come titolo di un disco. Allora abbiamo ripensato al testo di Motion Sickness e ci siamo detti “chiamiamolo The Peace and the Panic l’album”, che è un titolo che riflette molto bene gli argomenti che volevamo toccare. Però ecco, non direi che le canzoni sono suddivise in parti uguali fra i due lati, proprio perché prima le abbiamo scritte e solo alla fine abbiamo scelto il titolo del disco.

In Bloom è la prima canzone che avete scritto dopo Life’s Not Out to Get You, ma ha un sound molto diverso da quel disco. Cos’ha portato questo rapido cambio di stile?

M: La canzone l’ha scritta Ben e quando l’abbiamo sentita abbiamo subito deciso di usarla. Non era nemmeno ancora completa: c’era solo il ritornello, ma appena l’abbiamo sentita abbiamo pensato che fosse una delle migliori canzoni che avessimo mai fatto. Quando si cresce, come persone e come band, non si può continuare a fare sempre lo stesso album. Alla gente piace Life’s Not Out to Get You, ma quell’album non è che scompare: lo si può sempre ascoltare. Stessa cosa per Wishful Thinking e Rain in July. Con i nostri fan siamo fortunati perché è come se crescessero insieme a noi, e quindi quando cambiamo qualcosina loro sono molto aperti alla novità e per ora hanno apprezzato tutto quello che abbiamo pubblicato. Di questo siamo davvero molto grati. Anche se alcune canzoni magari hanno un sound un po’ diverso, alla fine siamo sempre i Neck Deep: cinque scemi che non sanno che cosa fare e che hanno avuto davvero tanta, tanta fortuna sotto ogni aspetto.

 

Sempre parlando di In Bloom, è una canzone che vi ha dato parecchia visibilità. Ve lo aspettavate o no? Qui in Italia addirittura la mettono in TV prima delle partite.

M: Quando l’abbiamo scritta sapevamo che aveva il potenziale di farci uscire dal nostro mondo e farci arrivare a molta altra gente che non aveva mai sentito parlare di noi, perché ha quel sound che magari puoi benissimo sentire alla radio. Non l’abbiamo scritta con questo obiettivo specifico però: ci è uscita così. Questa cosa delle partite comunque non la sapevo… è assurdo! Incredibile!

Come mai avete deciso di pubblicare ben quattro singoli prima dell’album?

M: Non volevamo far uscire una sola canzone, perché avevamo già fatto così per gli altri dischi. L’album si chiama The Peace and the Panic, ha due “lati”, per cui abbiamo pensato “perché non facciamo uscire due canzoni lo stesso giorno?” Le abbiamo fatte sentire in anteprima su BBC Radio 1: hanno fatto partire una canzone e poi appena è finita hanno detto “ne volete sentire un’altra?” e tutti sono impazziti. Motion Sickness l’abbiamo pubblicata a metà strada tra le prime due e l’uscita del disco per far capire ai fan che se pensavano che le nuove canzoni fossero un po’ troppo diverse, ce n’erano comunque alcune che avevano un sound più riconoscibile. E poi In Bloom è stata una scelta ovvia per quando abbiamo pubblicato l’album, perché è la canzone preferita di tutti.

Vorremmo parlare un po’ del lato più “oscuro” dell’album, cioè Wish You Were Here e 19 Seventy Sumthin’, che parlano di eventi negativi successi a Ben e Fil. Ci sono anzi delle parti cantate direttamente da Fil: com’è avvenuta questa decisione?

M: L’idea originale per Wish You Were Here è di Fil: ha scritto lui l’intera canzone e Ben la cantava. Poi in studio abbiamo pensato che avesse senso che Fil cantasse almeno una parte di testo, proprio perché era un testo molto personale per lui. Ha avuto senso fin dall’inizio in realtà.

Ritenete ancora che “life’s not out to get you” (la vita non ce l’ha con te) sia il vostro motto?

M: Ci riconosciamo ancora molto in questa frase, ma allo stesso tempo ognuno di noi ha dovuto ha dovuto fare i conti con una bella dose di mondo reale da allora. Possono sempre succederti cose che non ti aspetti, e si tratta di come reagisci: è questo il concetto della pace e del panico. L’aspetto pacifico delle cose quando tutto va bene, e poi all’improvviso qualcosa va storto e precipita tutto. Però sì, ci riconosciamo ancora in quella frase; devi un po’ cavartela, e non sempre le cose vanno male come potrebbe sembrare, però sì, a volte le cose vanno proprio storte.

Durante i vostri tour supportate sempre fondazioni che supportano buone cause, come Keep a Breast e Hope For The Day. Quanto ritieni importante per una band come voi, che può essere vista come un modello da seguire soprattutto dai fan più giovani, sposare queste cause?

M: Come ha sempre detto Ben, se abbiamo i mezzi di promuovere qualche messaggio positivo, che sia abbattere le barriere che circondano la salute mentale e la salute in generale o che sia spingere le persone a tenersi maggiormente controllate sulla propria salute… anche se nel grande oceano della realtà siamo soltanto un pesce piccolo, abbiamo sempre una portata tale da poter aiutare le persone.

L’artwork di The Peace and the Panic è pieno di inside joke. Com’è nata questa copertina?

M: Fun fact: l’immagine sul retro dell’album all’inizio doveva essere la copertina, e piaceva un sacco a tutti, però abbiamo dato ulteriori istruzioni a Ryan Besch. Volevamo che ci fosse raffigurato uno che cammina su una corda che separa una città, ovvero il lato pacifico, dall’altro lato pieno di fiamme. Gli inside joke in realtà non glieli avevamo nemmeno chiesti; l’unica cosa che gli avevamo chiesto era che in alto a sinistra sotto al nome Neck Deep doveva esserci il logo di Terry Barlow Records, ma poi tutti gli altri ce li ha messi lui. Ha inserito il diavolo della copertina di Life’s Not Out to Get You, il Grand Delusion Hotel che è un riferimento al nuovo album, il Jude’s Café che è il tizio sulla copertina di Life’s Not Out to Get You, il Ned’s Diner che è di Ned the Head da Rain in July… ha fatto un capolavoro. Quando gli chiediamo di farci una copertina non diamo mai troppe istruzioni. La primissima immagine che ci ha fatto vedere per Life’s Not Out to Get You era proprio la copertina che poi abbiamo usato, e quando l’abbiamo vista eravamo entusiasti. Se le persone non hanno troppi limiti da rispettare diventano più creative: lasciamole disegnare.

neck deep the peace and the panic

Come avete deciso quali tracce non includere nell’album e tenere quindi come bonus track? Le sentiremo mai dal vivo?

M: Eeh, non lo so! Magari un giorno. Magari faremo un tour dove suoniamo solo le canzoni strane che non facciamo mai… sarebbe figo. Non so se riusciranno mai a entrare nella setlist, perché decidere quali canzoni suonare è già abbastanza complicato così. In questo tour mi sa che non facciamo nessuna canzone da Wishful Thinking, ma non è che non ci piaccia quel disco, è solo che crediamo che ci siano altre canzoni che live rendono meglio. Però chi lo sa… magari un giorno.

Il vinile sta avendo un grande successo al giorno d’oggi. Quanto è importante pensare bene a tutte le differenti varianti e colori? Secondo te comprare dei dischi fisici è importante per i fan al giorno d’oggi?

M: Penso che aiuti. Oggi se devo comprare un disco, 9 volte su 10 lo compro in vinile, perché il codice per scaricarlo è incluso e quindi non devo sentirmi in colpa per aver “rubato” qualcosa a qualcuno scaricandolo illegalmente. Ma soprattutto quello che mi piace più di ogni altra cosa è vedere la copertina in grande e notare tutte le sottigliezze. Per quanto riguarda i colori, faccio fatica a starci dietro perché ci sono tantissime varianti! Cioè, lo spazio per 17 copie dello stesso disco non ce l’ho nemmeno! [ride] Capisco perché la gente lo faccia, anche se io personalmente non colleziono tutte le varianti di un disco, altrimenti sarei senza soldi. Non so nemmeno quante edizioni ci siano di Life’s Not Out to Get You. Sicuramente almeno 17 o 18. Assurdo. Sono tantissime. Già solo per il Warped nel 2016 ne abbiamo fatte 6 diverse.

Siete sempre in tour, e quando non siete in tour siete in studio a registrare. Come fate a tenere questo ritmo?

M: Bella domanda… non ne ho idea! [ride] Devi esserci tagliato, per quanto stupido possa sembrare. Certi giorni è dura e vorresti solo andare a casa. La maggior parte delle persone vanno al lavoro e poi tornano a casa e si rilassano… il nostro non è un lavoro. Cioè, tecnicamente sarebbe il nostro lavoro, ma non lo considero un lavoro vero. Passiamo le giornate assieme ai nostri migliori amici e suoniamo. Fantastico, eh, però ovviamente c’è l’aspetto negativo che ti perdi sempre certe cose, ad esempio io mi sono perso il cinquantesimo compleanno di mio padre… quegli avvenimenti per cui vorresti esserci. Però poi sali sul palco a suonare e subito pensi “massì, non importa! Posso avere tutta la nostalgia di casa che voglio, ma tanto tra poche settimane ci torno, non è che scompare.” Poi adesso è facilissimo restare in contatto con le persone grazie a Facetime, però a volte è dura lo stesso. Ma non sceglierei di fare nessun’altra cosa al mondo.

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English Version

It’s your first time here with the new album, which is very exciting. This record is very different from the last one. Sam in the band, all of you writing and recording with Mike Green… how do you think working together affected the album?

Matt: The way we worked on the album is a bit different to how we’d normally do it. We all basically demoed out all of the songs and then picked the best ones, which we hadn’t really done before, but it worked out quite well. We went in with way more material than we normally do: we’d normally go in with the tracks that we thought would be on the album and a couple of extras. This time we ended up with 25-28 songs before we even started, so it was like another album worth of stuff that we haven’t even touched.

Do you think there are songs that belong more to the Panic side and others that belong to the Peace side?

M: In certain aspects yes, obviously there are songs like Don’t Wait that are more on the Panic side… Happy Judgement Day as well. We didn’t consciously go in and think “we need to write half of the album peaceful and the other half side chaotic and full of panic”. It’s something that came along. We were going to call the album “Where Do We Go When We Go” originally, but we used that for a track name instead, because we thought it didn’t sound like an album name. Then we went back and looked at Motion Sickness and looked at the lyrics Ben had written for it, and we were just like “let’s call it The Peace and the Panic”, which reflects what we were trying to touch on so well. I wouldn’t say it’s an even split though: we wrote the songs and then picked the title afterwards.

In Bloom is the first song you wrote after Life’s Not Out to Get You, but it sounds very different from it. What brought about this change of style?

M: Ben wrote the song and we were like “that’s mad! We’re definitely using that!” We didn’t even have the full song: we only had the first chorus and instantly when we heard it, we were like “that’s one of the best songs that we’ve ever written!” As we get older and as the band grows, you can’t keep making the same album over and over again. People like Life’s Not Out to Get You, it’s not going anywhere, it’s still an album that people can listen to. Same for Wishful Thinking and Rain in July. I think what we’re quite lucky with our fans is they seem to grow with us, so when we change a little bit, people are really receptive to what we’re doing and they’ve liked everything that we’ve released so far, which is very lucky and we’re really grateful for it. Some of the songs might sound a little different, but it’s still Neck Deep at the end of the day: we’re still five idiots that don’t really know what to do and just got really really lucky on everything.

Talking about In Bloom, this song gave you a lot of visibility. Was it expected or not? Here in Italy we also hear it on TV before football games.

M: We knew when we wrote that song that it had the potential to take us from the world we were in and expose us to other people that had never heard of us before, because it sounds like a song that you would hear on the radio. We didn’t write the song to do that, it just came out like that. I didn’t know about that football thing… that’s wild! That’s crazy!

Why did you decide to put out four singles before the release of the album?

M: We didn’t want to just put one song out, because we had done it before. It’s called The Peace and the Panic, so there’s two sides to things, so we thought “why don’t we put two tracks out in one day?” We did it on Radio 1: they played one song and then instantly after they were like “do you want to hear another one?”, and everyone was like “what the hell?! Oh, my God!” And then Motion Sickness we released halfway through just to show people that if they thought the new music sounded a little bit different, there were still songs on there that were going to make them feel comfortable. And then In Bloom which is the obvious choice when the album came out, just because it’s our favourite song.

We’d like to talk a bit about the darker side of the album, namely Wish You Were Here and 19 Seventy Sumthin’, which refer to something bad that happened in Ben’s life and Fil’s life. Fil and Ben actually do a lot of sharing vocal parts there. How did this come about?

M: Fil came forward with the idea for Wish You Were Here originally, and he wrote the whole track with Ben just singing the whole thing. Then when we were in the studio, we thought it would make sense for him to sing a portion of it, because it was very personal to him. It just made sense from the get-go really.

Do you still think that “life’s not out to get you” is somehow your motto?

M: We all still stick by it a lot, but at the same time everyone has been dealt a few doses of the real world and reality since then. Things are going to come at you that you don’t expect and it’s just how you deal with it really, that is the peace and the panic. The peaceful side of things when everything’s cool, and suddenly when something goes wrong, it’s just crazy. But we still stick by that line; it is what you make of it; it’s not as bad as it seems sometimes. But on the flip side of things sometimes things do go wrong.

You’re always supporting foundations such as Keep a Breast and Hope For The Day on tour. How important do you think it is for you, especially as role models for younger fans, to embrace such a project?

M: As Ben has always said, if we have a platform to promote anything positive, whether it’s bringing down the wall that surrounds mental health and health in general or getting people to check regularly their health status… even if we’re small fish in the big pond of reality, we still have a reach that can help people.

The artwork for The Peace and the Panic is filled with inside jokes. How did the artwork happen?

M: Fun fact: the back cover for the album was originally the front, and we loved it, but we gave Ryan Besch some further directions. We wanted to do walking on a tightrope between a city which is the peaceful side, and the other side full of flames. We didn’t even ask him to draw any inside joke; the only thing we said is on the top left corner underneath the name Neck Deep we wanted the Terry Barlow Records logo, and then he just found all that old stuff. He got the devil from Life’s Not Out to Get You, there is the Grand Delusion Hotel which is off the new album, there’s Jude’s Café which is the dude off the front of Life’s Not Out to Get You, Ned’s Diner which is Ned the Head off Rain in July. He nailed it. Whenever we’re reaching out for album art, we don’t give too many directions. And the first thing we got back for Life’s Not Out to Get You was exactly that album art and we were like “okay, haha!” It makes people more creative if they don’t have to be shackled down: just let the person draw.

How did you decide the bonus tracks for The Peace and the Panic would not make the album? Will you ever play them live?

M: Ooh, I don’t know! Maybe one day. Maybe a tour where we just play weird songs that we don’t play very often… that’d be kind of cool. I don’t know if they’ll ever find a way into our setlist, just because it’s difficult now. Deciding on the setlist for this tour was so hard. I don’t think there’s anything off Wishful Thinking on this setlist. It’s not that we hate that record, it’s just we feel these songs are better live. But who knows? Maybe one day.

Vinyl is quite a huge deal nowadays. How important is it to put a lot of thought and effort into coming up with all the different variants and colours? Do you think buying physical music is important for kids who are into music?

M: I think it helps. If I’m to buy a physical record nowadays, 9 times out of 10 I’ll buy a vinyl, because it comes with a download code and so I don’t feel like I’m stealing off somebody, and more than anything for me it’s looking at the artwork that I like the most, actually seeing what is going on. In terms of the colourways, it’s hard to keep track for us because there are so many variants! Like, I don’t have room for 17 copies of the same album! [laughs] I can understand why people do, although I don’t really collect different variants of albums because I’d be bankrupt. I don’t even know how many pressings there are of Life’s Not Out to Get You. I’m sure it’s something silly like 17 or 18. It’s crazy. There’s a lot. For Warped in ’16 we did 6 different versions.

You’re constantly touring and when you’re not touring you’re in a studio recording songs. How do you manage to keep up with this rhythm?

M: It’s a great question… I don’t know! [laughs] You have to be cut out for it, and it sounds really silly to say that. It’s hard some days and you just wish you were home. Some people get to go to work and get home and relax… this isn’t work. Although it’s technically our job, it’s not a job. It’s just basically hanging around with all our best mates and getting to play music. It’s amazing. But the downside is obviously you miss some things, like I missed my dad’s 50th birthday… the sort of events you want to be back for. But then you get out on stage and you play the show and it’s like “that doesn’t matter! I can miss home all I want, I’ll be there in a few weeks, it’s not going to go anywhere.” It’s easier now than ever to keep in touch with people at home with Facetime, but it can be tough sometimes. But I wouldn’t want to do anything else.

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