sittingthesummerout brick and mortar

REVIEW: “Brick and Mortar” by sittingthesummerout

di Alessandro Mainini

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Hanno completamente saltato l’estate per preparare al meglio questo momento, ma i post-hardcore heroes di Milano sittingthesummerout sono finalmente pronti a lanciare il loro nuovo EP Brick and Mortar. Forte del primissimo lavoro Pas du tout e del singolone Could It Rain Forever? usciti nel corso degli ultimi due anni, la band mira con questo EP a perfezionare l’identità del proprio sound che fonde le melodie malinconiche dell’emo sopra uno strato di irruenza post-hardcore, con una spolverata di spoken word per guarnire.

L’opener Nothing Changes in Baltimore fa capire immediatamente il tono che la band ha voluto dare a questo lavoro, che si basa tanto sulle parole recitate dal cantante Samir Batista come sull’enfasi data alle parti melodiche: il ritornello di Baltimore è decisamente catchy, se di catchy si può parlare per una band che suona questo genere. It Won’t Rain Forever (idealmente una risposta a Could It Rain Forever?) vede i sittingthesummerout proseguire l’esplorazione del proprio sound con un piglio stavolta più aggressivo e urlato. Evidenti i richiami a band che hanno influenzato i membri del gruppo quali i Brand New, specialmente nel bridge, e i La Dispute post-Somewhere, soprattutto quando nelle strofe il cantante torna ad adottare il parlato.

La metà dell’EP è segnata da Permanence, una canzone che parte piuttosto in sordina con una combinazione di strofe e chorus poco incisiva rispetto a quanto visto finora, ma che esplode nel finale quando fanno il loro ingresso trionfale quelle che qualcuno ha definito “sgolate alla Brand New”, anche se io per andare in controtendenza dico che mi ricordano quelle di Fred Mascherino nei Taking Back Sunday. Dell’interlude Dry, Dry June mi limito a sottolineare che l’intro ha gli stessi suoni ambientali (una portiera che si chiude e una macchina che viene messa in moto) di Drive dei Funeral for a Friend, una canzone bellissima, anche se posso dire con certezza (e un po’ di tristezza) che la band non abbia preso spunto da quel brano.

Il compito di chiudere l’opera è lasciato a To Those Concerned, che si potrebbe definire come il vero e proprio singolo dell’EP, dato che per il brano è stato girato un video di ottima fattura che vede i sittingthesummerout suonare attorno a un tavolo dove si stanno sfidando alcuni giocatori di poker (che qualcuno di voi potrebbe riconoscere). L’EP si conclude davvero in bellezza, perché la canzone è senz’altro la migliore del disco. Molto particolare il ritornello, a differenza del solito non melodico o cantato, ma urlato da Samir Batista, che dà una marcia in più al brano e un senso di urgency che sarebbe forse interessante vedere ulteriormente esplorato nelle future uscite.

Brick and Mortar non è un EP immediato e necessita indubbiamente di qualche ascolto per essere assorbito in tutte le sue sfaccettature, ma questa è una caratteristica intrinseca del genere e del sound che la band ha consapevolmente deciso di fare suoi, e non si può che dar credito al quintetto per questa scelta coraggiosa. Non è nemmeno un EP perfetto, dato che non tutte e cinque le canzoni convincono nella loro interezza, ma il miglioramento rispetto al primo lavoro Pas du tout è davvero evidente, e soprattutto la band mostra enorme potenziale su cui lavorare in futuro per arrivare a un sound ancora più coeso e unico. Se quindi da un lato siamo in presenza di uno dei più interessanti lavori all’interno di questo genere quantomeno nel panorama europeo, ci possiamo aspettare che con la naturale progressione del tempo la band ambisca legittimamente a raggiungere un livello di songwriting che non abbia nulla da invidiare a quanto proposto dalle band d’oltreoceano.

BEST TRACK: To Those Concerned
VOTO: 7/10

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