REVIEW: “Dark Divine” by Like Moths to Flames

di Alessandro Mainini

like moths to flames dark divine

I Like Moths to Flames hanno fatto parte di quell’ondata di band metalcore uscite con Rise Records qualche anno fa, e che erano state raggruppate sotto il nome “Risecore” per indicare un sound estremamente ripetitivo e formulaico, con strofe “heavy” in scream, ritornelli puliti supercatchy e autotunati, e intermezzi elettronici inseriti a caso nelle canzoni. Il genere è ormai passato di moda da anni, ma qualche band non è mai uscita da questa phase, mom, e i Like Moths to Flames rientrano sfortunatamente in questa categoria.

Un paio di dischi fa la band dell’Ohio poteva anche essere considerata relativamente cool, specialmente con l’album An Eye for an Eye del 2013 che strizzava l’occhio alla melodia senza però sacrificare il sound heavy che dava una megacarica all’ascolto. Già con il successivo The Dying Things We Live For (2015) però qualsiasi spinta la band potesse avere era caduta in una banale ripetizione ad infinitum del proprio sound. Viste quindi le premesse, dal nuovo album Dark Divine, uscito sempre per Rise Records, non ci si poteva forse aspettare nulla di troppo innovativo già in partenza.

La prima canzone New Plagues a dire il vero è una delle meglio riuscite del disco. Nulla di insolito rispetto alla formula classica della band, con strofe in scream e ritornello pulito, ma comunque gradevole all’ascolto. L’intro pseudoelettronica e il ponte al posto del breakdown danno un vaghissimo senso di diversità rispetto alla formula, ma i cambiamenti si limitano a questo. “I won’t go out quietly / Won’t go out and fade to nothing”, canta Chris Roetter nel ritornello, anche se a giudicare dagli ultimi dischi questo è proprio il destino che lo attende.

Il singolo Nowhere Left to Sink abbandona quasi del tutto lo scream per lasciare spazio a un cantato post-hardcore che aveva già stancato nel 2007. A metà canzone c’è pure un breakdown che c’entra poco con tutto il resto ma andava messo perché “siamo pur sempre una band metalcore, no?” Parte la terza traccia Shallow Truths for Shallow Minds e si torna a capire all’istante che siamo in presenza di una canzone dei LMTF per gli stessi motivi detti di New Plague, e già si comincia a sbadigliare.

La title track Dark Divine probabilmente è stata pensata come un possibile singolo, perché cerca di essere molto orecchiabile, ma finisce per risultare talmente scontata che quella specie di strofa urlata tra il primo e il secondo ritornello sembra del tutto fuori posto.

Arrivati a questo punto dell’album non è nemmeno necessario dare una descrizione dettagliata di tutte le restanti tracce che lo compongono. Se andate su Spotify e fate partire una canzone a caso dell’intera discografia dei Like Moths to Flames vi potete fare un’idea molto verosimile di come suonano molte delle canzoni successive (Mischief Managed esempio più lampante di tutto ciò).

Uniche eccezioni che mi sento di evidenziare sono Empty the Same, che è il singolo da stadio di una band alternative rock uscito molto male, e Even God Has a Hell che è il singolo da stadio di una band alternative rock uscito bene nel senso che potrebbe fare la sua discreta figura sull’ultimo disco dei Bring Me the Horizon. Forse la canzone migliore dell’album, dato che se non altro suona un po’ diversa.

Il ritornello di From the Dust Returned dice “Now I sleep with one eye open” e a me fa venire in mente una certa canzone della band che ho appena citato, ma che a differenza di questa piegava. Instinctive Intuition invece parte che sembra una canzone hardcore alla Stray from the Path, ma poi si torna sempre alla solita solfa dei ritornelli Rise Records, dei breakdown scontati e dei synth superflui.

Anche i testi non brillano certo per originalità, tra un “Losing faith in faith again” (Glimpse), un “There’s no light inside my dark” (Dark Divine) e una serie di espressioni comuni come “It’s getting harder to see the forest from the trees” (Nowhere Left to Sink), “Blind lead the blind to the fucking grave” (Shallow Truths for Shallow Minds) o “Nothing’s what it seems” (False Idol), giusto per citarne alcune.

Insomma, la noia e il già sentito prevalgono imperanti su Dark Divine, e la band ha fatto ben poco per offrire ai propri ascoltatori qualcosa di sorprendente o anche di poco fuori dall’ordinario. Per quanto preso di per sé non si possa certo dire che sia un album brutto o scritto male, c’è davvero poco che colpisce l’orecchio o possa risultare memorabile. È come se da tempo i Like Moths to Flames avessero esaurito qualsiasi barlume di idea, e quest’uscita porta con sé quella spiacevole sensazione di trovarsi di fronte a una band giunta all’ultimo atto di una lenta agonia. Mi sembra calzante concludere la recensione con la frase che chiude il disco e che forse descrive anche la carriera musicale dei Like Moths to Flames: “I’m fucking done”.

VOTO: 5/10
BEST TRACK: Even God Has a Hell

 

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