weezer pacific daydream artwork

REVIEW: “Pacific Daydream” by Weezer

di Michela Rognoni

23 anni e 11 album, e ancora non vogliamo capire che gli Weezer fanno tutto quello che vogliono, quando vogliono. Quindi è inutile aspettarsi qualcosa di preciso da un loro disco, perché qualunque sia la tua aspettativa, loro la ribalteranno sbattendoti in faccia qualcosa di completamente a caso che però inspiegabilmente finirà per piacerti.

weezer pacific daydream artwork

La critica, i fan, i produttori, il mondo si sono tutti fatti la propria idea precisa su come deve essere il sound degli Weezer, e sono sempre pronti a puntare il dito ogni volta che la band si allontana da questo sound idealizzato. Il problema è che gli Weezer lo fanno spesso di non suonare come gli Weezer; questa volta, con Pacific Daydream, sono andati a ficcare il naso nella scena pop che è evidentemente il diavolo! Il risultato è che gli Weezer sono sia la band migliore degli ultime tre decenni ma sono anche una guilty pleasure.

 Iniziamo col dire che Pacific Daydream è un prolungamento infinito dell’estate, tanto che il primo singolo Feels Like Summer uscì a marzo e il disco completo lo stiamo sentendo ora, nel mese di ottobre. Non è la prima volta che la band dipinge uno scenario da cartolina “Greetings From California”, ma questa volta forse la cartolina è più retrò, nostalgica e patinata.

Il bello e il brutto di Pacific Daydream è l’assidua ricerca di sonorità radio friendly, attingendo da ogni sottogenere del pop. Dopotutto Rivers ce l’ha spiegato: da bravo nerd ha studiato il pop riducendolo a formule e seguendo tali formule ha creato dei brani, tutti pop ma ognuno con una sfumatura diversa: c’è l’EDM che mai ti saresti aspettato sottoforma di “Feels Like Summer”, c’è il revival del surf rock in “Beach Boys”, si passa all’R’n’B quello un po’ suadente con “Happy Hour” e l’highlight assoluta del disco “QB Blitz” che è una ballad, potrebbe averla scritta Justin Bieber, Ed Sheeran o un altro belloccio con la chitarra… però parla di algebra.

Insomma verse-chorus-bridge a non finire, melodie che sono tutte potenziali earworm, testi fin troppo leggeri, armonizzazioni coi fiocchi e chitarre incalzanti. Questo è Pacific Daydream: un disco che non deve essere preso sul serio, il ricordo di un falò sulla spiaggia, la nostalgia verso una spensierata adolescenza sulle coste della California che non è mai stata vissuta.

Recentemente Rivers Cuomo ha sparato la sua frecciatina ai fan musoni degli Weezer:

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Ma non preoccupatevi se fate parte di questa categoria, la band della vita è già al lavoro sul prossimo selftitled (The Black Album) che dovrebbe uscire a maggio. Ma sicuramente avrete qualcosa da ridire anche su quello.

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