REVIEW: “You Can’t Stay Here” by Iron Chic

Di Elisa Susini

Quando si parla di band come gli Iron Chic, sei convinto che non se ne andranno tanto facilmente dalla scena percéè hanno uno spirito giovane e punk che non fa altro che migliorare con l’andare avanti del tempo. Non sempre però è così, e la morte del chitarrista Rob McAllister nei primi mesi del 2016, è stata una batosta pesante da affrontare, sopratutto per una band molto sensibile su temi come il dolore, la vita e la morte nel il suo significato più ampio.

iron chic you can't stay here album

Eppure, nonostante questa tristezza palpabile in ogni pezzo di You Can’t Stay Here, terzo album della band di Long Island, il ritorno degli Iron Chic è comunque trionfale, ancora una volta, perché sono poche le band moderne che riescono a catturare sentimenti così importanti e renderli con determinazione in canzoni che tutto sommato ti lasciano anche un po’ di speranza durante l’ascolto.

Nel sound c’è qualcosa di diverso stavolta rispetto alla formula classica della band, ci sono alcune linee di pianoforte qua e là, qualche accorgimento strumentale più soft, alcune chitarre acustiche, ma il tutto è inserito benissimo nella logica dell’album.

“You Can’t Stay Here” riconferma gli Iron Chic una delle band migliori degli ultimi anni: sound antemico, testi di cuore, la voce amica di Jason Lubrano. Tutte le band dovrebbero imparare da loro.

Pezzi consigliati: dal primo all’ultimo.

Voto: 9,5/10

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