“Say heeey-oh” – Green Day? No, All Time Low + Creeper + Hey Charlie @ Estragon, Bologna, 16-10-17

di Alessandro Mainini

all time low creeper hey charlie estragon

Ero triste per essermeli persi ad aprile quando erano venuti a trovarci all’Alcatraz, ma Hub Music Factory ci ha fatto un nuovo regalo e ci ha riportato gli All Time Low a pochi mesi di distanza, questa volta all’Estragon di Bologna. Ad accompagnare la band di Baltimore in questo suo tour europeo, gli inglesi Creeper che sono uno dei gruppi più interessanti fra le nuove leve del rock alternativo, e le recentissime Hey Charlie alla loro prima esperienza internazionale dopo aver suonato con i Green Day a Hyde Park.

Quando queste ultime salgono sul palco, ad attenderle c’è già un discreto numero di spettatori, anche se il locale andrà riempiendosi con l’andare della serata -probabilmente il tempo per i fan old school degli All Time Low di uscire dal lavoro e raggiungere il concerto. Il terzetto britannico, che si fa notare a primo impatto per il look strettamente uniforme delle sue componenti, fa un rock piuttosto mainstream ma ugualmente gradevole, anche se con una sola chitarra spesso risulta un po’ “vuoto”.

Fra le canzoni in scaletta spiccano il singolo Hey e una nuova canzone chiamata Heartbreaker ma che poteva benissimo chiamarsi “Yeah”, visto il numero di volte che l’esclamazione viene ripetuta nel ritornello; a seguire un pezzo che sembrava la cover di All Star di Smash Mouth ma che non lo era. La chitarrista Lizz guadagna punti bonus di stima lamentandosi per aver ricevuto una birra tedesca quando avrebbe preferito un’italiana Peroni, anche se poi ne perde qualcuno ammettendo di non aver assaggiato la grappa optando per un più tranquillo gelato.

creeper misery estragon
I Creeper durante il singalong su Misery.

Cambio palco rapido ed entrano in scena gli attesi Creeper. La band di Southampton sembra perfettamente a proprio agio su un palco importante come quello degli All Time Low; del resto hanno già aperto il tour di una band come i Pierce the Veil e soprattutto suonato sul main stage al Download Festival alcuni mesi fa davanti a decine di migliaia di persone, per cui i sei ragazzi inglesi sono certamente abituati a certi palcoscenici. E proprio per i grandi palcoscenici la band è perfetta, con il suo sound parecchio teatrale, il carisma e la portentosa voce del frontman Will Gould e l’oggettivo spessore tecnico di tutti i membri.

Sul singolone Suzanne, Will chiede al pubblico di far partire un grandissimo circle pit, e la folla lo accontenta regalando alla band un momento di alta energia. Qualche sorriso poi per la gaffe del cantante, che per accogliere i nuovi fan nella famiglia dei Creeper se ne esce con uno “welcome very much” che sembra lo strafalcione di un italiano alle prime armi con l’inglese (“you wouldn’t believe I’m actually English”, commenta infatti divertito). La performance è come sempre trascinante; unica pecca la setlist priva di molti pezzoni come Astral Projection o Down Below e ridotta a soli 7 pezzi, ma per essere gli opener ci possiamo accontentare.

Il momento più atteso della serata è però chiaramente quello in cui gli All Time Low irrompono sul palco fra le grida dei fan. L’inizio è a tutto gas con Last Young Renegade seguita dal classicone Damned If I Do Ya (Damned If I Don’t) e Backseat Serenade, ovvero un bel mix dei vari periodi della band. Con il nuovo album uscito da pochi mesi, c’è parecchia curiosità di sentire come i nuovi pezzi più pop si traspongano dal vivo, ma la band ci fa attendere ancora qualche minuto perché prima c’è tempo per l’unico throwback all’era di Dirty Work con Guts, una piacevole sorpresa al posto dell’ormai logora Time-Bomb. È poi la volta di Life of the Party, che pur non essendo la traccia migliore del nuovo disco, dal vivo rende bene, a maggior ragione con l’outro allungata molto rock.

all time low estragon live
Gli All Time Low visti dalla parents zone.

 

A questo punto Alex ci spiazza presentandosi da solo sul palco con una chitarra acustica: “facciamo il primo singalong della serata!”, e sale tantissimo l’hype pensando che stia per lanciarsi in Remembering Sunday; invece partono le note di Missing You e in fondo alla folla i fan vecchia scuola mugugnano un po’. La parziale delusione dura però il tempo di una ballad, perché dopo un paio di “say heeeey-oh” degni del peggior Billie Joe i ragazzi di Baltimore ci fanno venire un colpo al cuore suonando Vegas e facendo partire la festa.

Siccome l’età comincia ad avanzare sia per certi fan, sia soprattutto per la band, dopo essercisi scatenati su Vegas si ha il tempo di rifiatare con pezzi più tranquilli come Something’s Gotta Give, la bellissima Dirty Laundry e Therapy, inframmezzate da Nice2KnoU che è senz’altro la traccia peggiore dell’album nuovo col suo sound finto punk. Nonostante l’aspetto positivo della scaletta fin qui piuttosto varia, non si può fare a meno di notare come l’entusiasmo della band sembri leggermente più spento del solito: Alex e Jack scherzano molto meno tra una canzone e l’altra (anche se non sentire più le solite battute sul cazzo forse è più un bene che altro) e il secondo in particolare pare meno brillante rispetto ad altre esibizioni.

Ciò non toglie che dal punto di vista tecnico gli All Time Low siano sempre perfetti, e allora la questione dell’intrattenimento diventa sicuramente trascurabile. Le vecchie hit come Weightless e Lost in Stereo fanno proseguire il concerto, che culmina con il nuovo singolo Good Times a chiudere il corpus principale della scaletta. Un paio di minuti di pausa e si riprende con il canonico encore: Kids in the Dark è una delle più belle canzoni di Future Hearts e dal vivo fa sempre il suo effetto; Drugs & Candy chiude il gruppo delle tracce eseguite da Last Young Renegade, e il finale non può che essere Dear Maria, Count Me In, anche se i coriandoli sull’ultimo ritornello ci sarebbero stati bene e invece nada.

all time low estragon live 2

Si esce dall’Estragon presto (23 spaccate), ma soddisfatti perché ancora una volta gli All Time Low hanno dimostrato di essere una delle migliori live band della scena rock. Gli anni passano, il sound è diventato un po’ più pop, la voce di Alex non sempre riesce a reggere per intero i pezzi vecchi e ipertirati, ma la carica e la bravura tecnica della band hanno pochi eguali e rendono ogni show un’esperienza unica. Da rivedere assolutamente alla prossima occasione in cui i “kids in the dark” torneranno a farci visita.

 

SCALETTA

  1. Last Young Renegade
  2. Damned If I Do Ya (Damned If I Don’t)
  3. Backseat Serenade
  4. Guts
  5. Life of the Party
  6. Missing You
  7. Vegas
  8. Something’s Gotta Give
  9. Dirty Laundry
  10. Nice2KnoU
  11. Therapy
  12. Weightless
  13. Lost in Stereo
  14. Good Times

Encore:

  1. Kids in the Dark
  2. Drugs & Candy
  3. Dear Maria, Count Me In
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