REVIEW: “Great Heights & Nosedives” by Roam

di Alessandro Mainini

roam great heights

Un anno e mezzo dopo, e ci ritroviamo con un nuovo album dei Roam. Backbone era stato accolto con pareri discordanti da parte dei fan, e allora necessariamente la band deve cercare di dimostrare di valere davvero quanto fatto intravvedere con gli EP che invece avevano gasato tutti. Del resto lo stesso era avvenuto con i compagni di etichetta (Hopeless Records) Neck Deep, che con Wishful Thinking non avevano convinto tutti e diciotto mesi dopo si sono presentati con Life’s Not Out to Get You per saldare il conto. Certo, l’hype per quel disco era un po’ diverso da quello che c’è attorno a Great Heights & Nosedives, ma il quintetto di Eastbourne (“hailing all the way from the South of the UK”) ci spera lo stesso.

La formula delle canzoni a dire il vero non è cambiata troppo: un pop punk veloce e divertente, senza troppe pretese a livello di messaggio o virtuosismi tecnici ma pur sempre godibile da ascoltare in macchina o alle feste. Il sound è un po’ più pieno rispetto a Backbone, e l’attitudine è quella di spostarsi su sonorità leggermente più punk che pop –mancano pezzi completamente acustici come Tracks, ma anche canzoni che di punk avevano ben poco come Hopeless Case– però in generale si riconosce sin da subito che si tratta di un album dei Roam. Le voci completamente autotunate (ma non in modo sgradevole) ad esempio danno un senso di confortevole familiarità e di continuità col passato.

La prima metà del disco ad ogni modo segna un deciso miglioramento da parte della band: è qui infatti che si trovano tutti i pezzi migliori, proprio a partire dall’opener Alive che è un “banger” dall’inizio alla fine, bridge compreso, e fa impallidire un buon 90% del materiale che si trova su Backbone. Lo stesso discorso vale anche per la canzone successiva, Left for Dead, e per il più recente singolo Guilty Melody. Dopo qualche ascolto persino Playing Fiction risulta apprezzabile, nonostante il ritornello piuttosto scontato.

La cosa che colpisce sono in particolare le strofe, che in queste prime canzoni così come altrove nel disco sono particolarmente curate, quasi come i ritornelli e a volte anche di più. Una caratteristica questa che nel pop punk di oggi sembra essersi un po’ perduta, con le band che concentrano la maggior parte dei propri sforzi sulla scrittura di un chorus memorabile tralasciando le strofe che di conseguenza risultano prive di elementi caratteristici e finiscono per assomigliarsi tutte. Lo stesso Life’s Not Out to Get You, che pure è considerato un pilastro del pop punk moderno, contiene ben poche canzoni dove le strofe risaltano.

A fronte di questo merito, va purtroppo detto che la tracklist dell’album è completamente sbilanciata. Se infatti nella prima metà troviamo tutte le canzoni più trascinanti del disco, dalla sesta traccia Open Water i pezzi sembrano tutti un’unica lunga canzone e risultano distinguibili solo dopo svariati ascolti –ma anche così faticano a rimanere impressi nella mente. Un’unica eccezione va fatta per Curtain Call, che è una traccia per metà acustica e in cui rispuntano le strofe curate e un ritornello degno di questo nome.

L’ascolto di Great Heights & Nosedives risulta pertanto un’esperienza spezzata in due, dove la seconda e più blanda parte dell’album appare ancora più mediocre di quanto non sia, proprio perché preceduta da una serie di canzoni super che aumentano parecchio le aspettative. Sotto questo punto di vista Backbone, pur con i suoi limiti in termini di songwriting un po’ ingenuo e a tratti banale, rappresenta certo un ascolto più omogeneo dove anche l’incidenza delle poche canzoni particolarmente malriuscite –si pensi a Cabin Fever o a Goodbyes– viene appianata dal resto del disco ben distribuito.

Non bisogna però per questo lasciare che il negativity bias della nostra mente ci faccia dimenticare quanto effettivamente buona sia la prima metà dell’album. I singoli e pezzi come Curtain Call e Left for Dead sono sicuramente un grandissimo passo avanti per i Roam, sui quali la band può capitalizzare per il futuro per cercare di creare qualcosa di più omogeneo e che sappia mantenersi sullo stesso ottimo livello per l’intera durata del lavoro. In definitiva, Great Heights & Nosedives è un album che non esprime tutto il suo potenziale, ma fa comunque fare ai Roam un passo in più nel percorso della loro maturazione artistica.

VOTO: 7/10
BEST TRACK: Alive

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...