Interview with Regarde

di Alessandro Mainini

regarde leavers

Nel variegato mondo di V4V Records, l’etichetta italiana che negli ultimi anni sta raccogliendo alcuni dei nomi più interessanti fra le band emergenti della nostra penisola, i Regarde da Vicenza puntano a ritagliarsi un importante spazio con il loro nuovissimo album Leavers, che è anche il loro primo full length. Registrato in America da un produttore quotato quale Jay Maas (ex chitarrista dei Defeater), il disco spazia tra l’emo e il post-hardcore che band come Title Fight e Basement hanno riportato alla ribalta negli ultimi anni, con striature punk rock e occasionalmente shoegaze che aggiungono un tocco distintivo personale al sound dei Regarde. Abbiamo avuto modo di scambiare due parole con Marco e Guido, rispettivamente chitarrista e vocalist/bassista del gruppo, proprio il giorno dell’uscita del disco al termine del loro concerto al Circolo Gagarin di Busto Arsizio.

Come prima domanda parto dall’articolo di Rolling Stone su di voi, che dice “i Regarde sono di Vicenza ma vorrebbero essere californiani.” È davvero così o preferireste forse venire dal Midwest?

Guido: Sicuramente ascoltiamo molte cose che vengono dalla California, però forse noi siamo più da Midwest.

Marco: Diciamo che c’è una componente veritiera in quella frase per quanto riguarda i nostri gusti musicali, specialmente il punk rock californiano, però sì, da questo a dire che vorremmo essere californiani ce ne passa! [ride]

Sul vostro disco infatti c’è proprio una canzone che si chiama Midwest. È un titolo che avete scelto appositamente per richiamare l’emo degli anni ’90 di cui si sente qualche traccia nel vostro sound? E cosa rappresenta per voi questa canzone?

Marco: È una canzone nata da un giro di chitarra che ha portato Guido, e quando ce l’ha fatto sentire ci ha detto subito “questa è Midwest!”, nel senso che era proprio un riff da Midwest, e quindi le abbiamo dato quel titolo. Tra l’altro è l’unico dei titoli provvisori delle varie canzoni che sia rimasto uguale anche nella versione finale.

Guido: Vero. Ad esempio Patterns, che è l’ultimo singolo che abbiamo fatto uscire, all’inizio si chiamava Picciotto. [ridono] Come Guy Picciotto, il cantante dei Fugazi.

Marco: Per quanto riguarda il significato del pezzo, le tematiche, così come quelle dell’intero album, sono i rapporti che finiscono, che siano rapporti fra amici o rapporti sentimentali, ma anche la capacità di andare avanti, i cambiamenti.

Avete detto a proposito del disco: “I leavers siamo noi ogni volta che ci scrolliamo di dosso il passato per ricominciare.” Come interpretate questa frase in relazione all’album?

Marco: In America appena finito di registrare il disco abbiamo parlato del titolo. C’erano un paio di proposte, entrambe legate a una tematica simile, ma Leavers era particolarmente adeguato perché noi stessi siamo fisicamente andati via per registrare il disco, e successivamente abbiamo fatto di nuovo i “leavers” quando siamo dovuti andare via dall’America finito il disco. Ma era adatto anche per le tematiche del disco: i cambiamenti nella vita, i rapporti che si chiudono, qualcuno che se ne va. Peraltro il fatto che tutti i testi parlino di un tema comune è stato qualcosa di inconscio, e ce ne siamo resi conto noi stessi solo alla fine.

Il disco è stato registrato negli Stati Uniti. Com’è stata l’esperienza di registrare in America per una band emergente italiana? E da dov’è nata questa scelta?

Marco: Avevamo già in precedenza instaurato un rapporto con Jay [Maas], che ci ha registrato il disco. Lui aveva registrato e prodotto un album per il gruppo dove suonavano prima Guido e Andrea, e in quell’occasione era venuto lui qui in Italia, quindi io e lui ci siamo conosciuti in questo modo. Fin da subito abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, e quando lui è tornato in Italia per registrare con gli Slander gli abbiamo chiesto se volesse produrre il nostro album. Ha accettato, ma stavolta ha voluto che andassimo noi nel suo studio in America. Abbiamo accettato la proposta anche e soprattutto per fare un’esperienza diversa dal registrare il disco in uno studio vicino a casa, dove quando esci dallo studio torni a fare la tua vita normale. Abbiamo proprio deciso di mollare tutto e fare esclusivamente quello per due settimane, per distaccarci completamente da qualsiasi altra cosa. Jay tra l’altro è stato un po’ come il quinto elemento della band: è una persona di cui ci siamo fidati ciecamente a livello di suoni e piccole correzioni (perfino a livello di pronuncia!) perché è una persona che ha delle capacità spaziali.

Chi è il fan dei Basement in questa band? Ascoltando il disco mi sono spesso venuti in mente loro.

Marco: Tutti quanti! A livello sonoro si sente sicuramente la loro influenza; sono un gruppo che ci ha sempre messi d’accordo tutti. Loro così come i Title Fight, i Citizen, che sono entrambe band con cui Jay ha lavorato.

Guido: Come band che ci ispirano aggiungerei i Turnover, a parte l’ultimo disco che è un po’ più tranquillo.

Marco: Anche i Pinegrove sono una band che ascoltiamo parecchio. Magari come suoni li ricordiamo poco perché loro sono un po’ più soft, però in effetti ci sono alcune canzoni sul nostro disco che hanno un approccio un po’ più tranquillo.

Guido: Sì, anche perché stiamo invecchiando, quindi non ci riusciamo più a fare roba tutta tirata! [ride]

Marco: Diciamo che il punk rock c’è in tutto il disco, solo che non sempre è dove te lo aspetti. Abbiamo cercato di includere certi sound e certe dinamiche che non avevamo mai esplorato prima: dove prima magari riempivamo tanto, ora a volte abbiamo cercato di svuotare.

Qual è la cosa principale che vorreste che un ascoltatore del disco facesse sua dopo averlo sentito?

Guido: Tornando al discorso della fusione di due generi che abbiamo cercato di avvicinare, mi piacerebbe essere riusciti a dare l’idea che un tipo di sound è quello che rispecchia il nostro passato, e l’altro è quello che invece stiamo cercando di portare avanti. Ad esempio in alcune canzoni nuove che stiamo scrivendo adesso abbiamo preso una strada un po’ meno punk rock; per cui c’è questa ambivalenza che ci caratterizza.

Marco: A me piacerebbe che la gente capisse quanto sia difficile fare musica che abbia un senso in un’epoca in cui ormai tutti hanno fatto tutto. Mi piace pensare che quello che abbiamo fatto un senso ce l’abbia, sia per la fatica che ci abbiamo messo noi, sia per quella che ci ha messo chi ha collaborato sotto ogni aspetto, anche dal punto di vista della grafica per dire. Ad esempio la copertina è una foto scattata dallo zio del nostro batterista, e peraltro è proprio la prima foto che ci ha proposto come artwork. Quando l’abbiamo vista abbiamo detto subito “questa foto è Leavers”, perché è un vecchio che se ne va.

Se vi chiedessi di associare un cibo a una canzone del disco, quale cibo e quale canzone assocereste?

[Qui viene chiamato in causa il chitarrista Andrea, perché “le domande sul cibo vanno per forza fatte a lui!”]

Andrea: Io direi come canzone Mastodon [nome in codice della seconda traccia del disco, vero titolo: Closer] e come cibo il crudo di pesce.

Guido: Aggiungerei che non so perché quella canzone si chiamasse all’inizio Mastodon, visto che è una delle più tranquille. [ride]

Da cos’è composto il pasto ideale dei Regarde?

Andrea: Costata sicuramente! E clamorosamente al sangue. Non si mangia la costata ben cotta!

Ultima domanda: cosa ne pensate delle uova?

Guido: Io le adoro. Le amo in tutti i loro aspetti e le cucino in tutti i modi.

Marco: Lui fa colazione con le uova! Ne mangia almeno uno al giorno.

Guido: Sì, so che fa male, ma fa niente. In America infatti ho fatto delle colazioni pazzesche.

Marco: Io invece le mangio, ma non sono il fan numero uno.

Guido: Io sono il fan numero uno!

Di seguito le prossime date dei Regarde, dove potete sentire Leavers dal vivo (e fidatevi che se l’album merita, dal vivo i Regarde meritano ancora di più!).

– Venerdì 20 ottobre @ Joe Koala, Osio Sopra (BG)
– Sabato 28 ottobre @ DiyFest, Cesena
– Venerdì 10 novembre @ Spazio Ligera, Milano w/ Low Dérive
– Sabato 11 novembre @ Arci Dallò, Mantova w/ Low Dérive
– Giovedì 7 dicembre @ Circolo Ohibò, Milano w/ TOTORRO (FRA)
– Venerdì 8 dicembre @ GOB – Ganz of Bicchio,  Viareggio
– Sabato 9 dicembre @ Little Italy, Genova

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