REVIEW: “For Avery” by Sammi Lanzetta

di Alessandro Mainini

sammi lanzetta for avery

Faccio sempre molta attenzione alle nuove uscite di 6131 Records da quando un paio d’anni fa l’etichetta americana ha pubblicato nel giro di poche settimane l’album di Julien Baker che è già un disco di culto, e quello dei The Winter Passing che è diventato subito uno dei miei preferiti. L’anno scorso sempre per la stessa label è anche uscito il disco dei Culture Abuse che so che molti di voi apprezzano, quindi si può star sicuri che un lavoro griffato 6131 sia sempre quantomeno un ascolto interessante.

Uno degli ultimissimi arrivi nella casa discografica è Sammi Lanzetta, una cantautrice di Richmond, che dopo svariate esperienze in alcune band locali, a 21 anni pubblica il suo EP di debutto solista intitolato For Avery. Avery, precisiamo subito, è il nome della nipotina di un’amica della cantante, che alla sua nascita ha involontariamente fatto da musa ispiratrice per l’artista virginiana: Sammi ha realizzato che le canzoni che stava scrivendo erano indirizzate al proprio io di quando era una ragazzina (o verosimilmente anche alla futura Avery adolescente).

I temi che si incrociano nei testi dei 4 brani presenti sull’EP affrontano infatti i dubbi e le insicurezze di una persona che per la prima volta si affaccia su un mondo che può apparire spesso minaccioso e poco rassicurante, ma sono scritti in modo tale da risultare come dei piccoli inni all’accettazione di sé stessi e dei propri punti di forza, validi universalmente (“for Avery” può infatti anche essere velatamente letto come “for every”, per tutti).

Circles, la prima canzone dell’EP, ne rappresenta senz’altro la punta di diamante. Le strofe sono frizzanti e memorabili, il ritornello entra interrompendo il flow del brano e creando un effetto di anticlimax che finisce per mettere maggiormente in risalto le parole. Il testo, cantato con un tono tra l’ironia e il disprezzo distaccato nella voce, sembra parlare di qualcuno che sfoga le frustrazioni derivanti dalla propria inettitudine sulle varie ragazze a cui sta insieme nel corso del tempo. La voce di Sammi è uno dei maggiori punti di forza del disco: caratterizzata da una forte propensione al dinamismo, sa passare nel corso della stessa canzone da un tono introspettivo e delicato a un piglio brioso ed esplosivo.

Questo è particolarmente evidente nella seconda traccia, Anxiety Olympics (pollici in sù già solo per il titolo). Una traccia prettamente indie rock dalla struttura non convenzionale –è difficile infatti identificare un vero e proprio ritornello; la canzone è piuttosto composta da una serie di strofe di immediato impatto che si alternano creando un effetto dinamico e armonico. L’intero testo potrebbe essere citato, ma mi limito alla seconda strofa che è molto carina e in cui molte persone della sua età possono probabilmente ritrovarsi: “People my age make me nervous / Tense up when they talk about college / I wish I went, wish I was a better artist / I wish you didn’t make it feel like it was a contest.”

La terza traccia, che dà anche il titolo all’EP, parte invece come una sorta di ballad alla Hate to See Your Heart Break dei Paramore, ma guadagna pian piano impeto fino a trasformarsi in una vera e propria canzone full band negli ultimi secondi di brano. Una scelta curiosa ma che si accompagna bene con il crescendo del testo, che dapprima invita la protagonista a credere sempre in sé stessa e poi passa ad un forte incoraggiamento a non lasciarsi abbattere o influenzare troppo dagli insuccessi che inevitabilmente si troverà ad affrontare crescendo.

La traccia conclusiva ha un titolo curioso, Toothbrush Song, ed è anche la canzone più punk rock dell’EP, con un sound che ricorda a tratti quello della migliore Allison Weiss dei tempi di Was Right All Along e Say What You Mean. La metafora con cui si apre la canzone compara le frasi importanti che a volte nei rapporti con le persone ci si imbarazza a dire con la situazione in cui ci si deve sciacquare la bocca con il dentifricio dimenticato a casa altrui. Per il resto anche in questo brano si nota come la forza di Sammi stia nel saper scrivere strofe di spessore e di presa immediata invece di trascurarle in favore di un ritornello catchy –semmai, si può proprio dire che i ritornelli siano la parte meno memorabile dell’EP, qualcosa su cui forse l’artista dovrà lavorare in futuro.

Per un EP di debutto venuto fuori abbastanza dal nulla siamo senz’altro in presenza di parecchio potenziale. Il sound fresco, il controllo della voce non comune per un’esordiente e la capacità di scrivere testi relatable per melodie accattivanti sono elementi che giocano tutti in favore della cantautrice. Un full length probabilmente è ancora molto di là da venire, ma mentre lo aspettiamo con curiosità possiamo continuare a goderci queste quattro godibili brevi tracce che compongono For Avery.

VOTO: 7,5/10
BEST TRACK: Circles

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