REVIEW: “Stranger in the Alps” by Phoebe Bridgers

di Alessandro Mainini

phoebe bridgers stranger in the alps

Il mio primo approccio alla musica di Phoebe Bridgers risale allo scorso luglio, precisamente a un concerto sold out per una sessantina di persone nell’intimo e delizioso ambiente della St. Pancras Old Church, una delle venue più incantate dell’intero Regno Unito. Trovandomi a Londra e avendo sentito parlare di quest’artista di Los Angeles quando alcuni mesi prima aveva aperto il tour americano di Julien Baker (le due sono ottime amiche), la curiosità mi ha spinto all’ingresso della chiesa e la fortuna mi ci ha fatto entrare, dato che il concerto era tutto esaurito ma una persona aveva rinunciato all’ultimo al suo biglietto.

Long story short, sono stato rapito dalla voce incantata di Phoebe sin dalle primissime note; sarà che l’atmosfera della chiesa contribuiva a diffondere magia nell’aria, sarà che Phoebe è davvero brava, ma quella quarantina di minuti in cui l’artista ha toccato la sua chitarra e dato sfogo alle corde vocali sono entrati immediatamente nella mia personale lista dei momenti indimenticabili legati alla musica dal vivo.

Phoebe è una cantautrice la cui breve carriera è stata segnata da un incontro particolare: quello con Ryan Adams nel 2014. La superstar del country ha preso Phoebe sotto la sua ala, arrivando a definirla “un unicorno musicale”, e ha prodotto per lei un primissimo e squisito EP, Killer, che risente molto delle influenze sonore del proprio mentore. Staccatasi dal sodalizio con Adams, Phoebe si trova ora a pubblicare il suo album di debutto con la sua nuova etichetta Dead Oceans, a due anni di distanza da Killer.

Il disco si apre con la stupenda Smoke Signals, un approccio quieto e pieno di emozioni che fa capire cosa ci riserverà l’ascolto dell’intero lavoro. Tra una menzione di Lemmy dei Motorhead, una di David Bowie e una dei The Smiths, tutte inserite nel testo con molta naturalezza e armonia, Phoebe ci accompagna in un ritornello delicato e dai toni vagamente criptici, messo in evidenza da una chitarra solenne e minimale che fa risaltare la bellezza della voce dell’artista. Neanche il tempo di riprendersi da un inizio così emozionale, e il singolo Motion Sickness prorompe inaspettato, con un sound indie/country rock che sorprende dopo le melodie soft di Smoke Signals, e che in realtà non trova veramente ulteriori riscontri nel resto del disco. I feels sono però sempre presenti, basti ascoltare le parole del ritornello più cantabile dell’album: “I have emotional motion sickness / Somebody roll the windows down.”

“I’m singing at a funeral tomorrow / For a kid a year older than me” sono le parole su cui si apre Funeral, una delle canzoni più tristi, ma anche più toccanti, dell’intero album. Probabilmente il massimo esempio di come Phoebe sia maestra, pur nella sua breve esperienza artistica, di dare voce alla dimensione universale del dolore attraverso semplici immagini di immediato impatto (“Wishing I was someone else / Feeling sorry for myself / When I remembered someone’s kid is dead”). Da Funeral in poi fanno ritorno le melodie intime e delicate della sola chitarra (il perfetto accompagnamento per sprigionare tutta la fine forza emotiva della voce di Phoebe), occasionalmente sottolineate dal pianoforte, dagli archi o addirittura da un banjo che fa la sua comparsa nel finale della canzone successiva, intitolata Demi Moore.

Scott Street è a questo punto l’ennesimo brano toccante, ma la vera perla della canzone arriva nel finale, quando si aggiungono man mano più strumenti per creare un’outro molto intensa nella quale Phoebe implora il destinatario del testo: “don’t be a stranger.” Anche se a dirla tutta, questa persona si era sentita rivolgere un “Do you feel ashamed when you hear my name?” nel ritornello, a sottolineare ancora una volta come già accade in Motion Sickness (“I hate you for what you did / And I miss you like a little kid”) l’ambivalenza dei complessi sentimenti di Phoebe nei confronti di una persona che potrebbe benissimo essere la stessa in entrambi i testi.

Il compito di segnare la metà del disco spetta a due canzoni, Killer e Georgia, che sono una riproposizione di due dei brani dell’EP del 2015. Non siamo però in presenza di una semplice riregistrazione dei due pezzi (peraltro stupendi già nella loro versione primitiva): si può anzi dire che le due canzoni siano state stravolte. Accantonata momentaneamente la chitarra, i brani sono riarrangiati al pianoforte e Phoebe opta per un’interpretazione più sommessa ma anche più raffinata. Nel ritornello di Killer c’è anche un duetto con John Doe degli X che funziona perché la voce di quest’ultimo rimane discreta e attenuata fungendo da completamento a quella di Phoebe invece di sovrapporsi ad essa. L’outro di Georgia è poi particolarmente efficace, con l’overlay di strumenti e anche delle linee vocali. Insomma, se a un primo impatto si può restare spiazzati dalla differenza di queste due canzoni rispetto a come le si conosceva prima, dopo solo pochi ascolti non si può non ammettere che questa nuova versione funziona almeno tanto quanto quella originale.

Con Chelsea ritorna la chitarra e proseguono i testi significativi; su tutti, lo “And you spit the blood back, spit the blood back, baby / I’m amazed that you’re alright / Oh, so long, prison boy, I won’t be home with you tonight” del ritornello. La canzone successiva, Would You Rather, è particolarmente degna di nota perché contiene un duetto con Conor Oberst, che Phoebe ha anche accompagnato in tour. Purtroppo, la voce dell’ex leader dei Bright Eyes suona un po’ (troppo) metallica e probabilmente editata in maniera eccessiva, e stride abbastanza con la dolcezza di quella di Phoebe, rischiando di rovinare il più bel ritornello dell’album. Un vero peccato.

Su Would You Rather, dove si accenna a un atto di piromania, ricorre peraltro un filone comune a svariate canzoni dell’album, che vede inscenate alcune situazioni talvolta violente, talvolta esplicite e talvolta addirittura macabre ai confini dello splatter: un netto contrasto con i caratteri più intimisti e delicati dei temi generali del disco. In Killer si parla di baciare teste decomposte e si accenna al serial killer cannibale e necrofilo Jeffrey Dahmer; Demi Moore si apre con la richiesta di una “dirty picture, babe”; la cover di You Missed My Heart (vedi prossimo paragrafo) parla di omicidi con una falce, sparatorie e prigioni. Il dualismo a cui abbiamo già fatto riferimento si ripresenta quindi in tutta forza in queste occasionali descrizioni iperrealistiche infilate in un album altrimenti introspettivo. In fondo però ce lo si potrebbe anche aspettare da un’artista che scrive canzoni così tristi ed emozionali ma sceglie appellativi stravaganti e ironici per la sua presenza online (“millenial falcon” su twitter, “_fake_nudes” su Instagram e www.phoebefuckingbridgers.com come sito Internet).

Il disco si chiude appunto con una cover di You Missed My Heart dall’album collaborativo di Mark Kozelek e Jimmy LaValle, Perils from the Sea (2013). Canzone al pianoforte più synth nell’originale, Phoebe la trasforma in un brano acustico. La voce di Kozelek è un po’ graffiata e rauca e l’interpretazione è volutamente distaccata e casual, mentre quella di Phoebe rende il suo timbro più straziante e carico di emozione che mai sull’album, di cui rappresenta indubbiamente il capolavoro a livello di performance vocale. Uno dei casi in cui la cover è migliore dell’originale. Carina anche l’idea di chiudere il disco con una rapidissima ripresa della melodia di Smoke Signals.

Ci sono album per cui le parole come quelle che sto scrivendo sono superflue. Stranger in the Alps è uno di quelli. Andate su Spotify, su Apple Music o dove preferite, e fatevi trasportare voi stessi da queste note semplici e intense e dalla bellissima voce di Phoebe. Un ascolto di un disco come questo vale più di mille recensioni positive.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...