12 dischi punk rock che compiono 20 anni nel 2017

Di Elisa Susini

1997

Eravamo nel pieno degli anni d’oro della musica. In Inghilterra impazzavano le band brit pop e i loro frontman passavano il tempo a litigare su chi fosse più importante; in America invece i Simpson erano diventati ufficialmente la serie animata più longeva della storia ma le boyband stavano iniziando ad accaparrarsi i primi posti in classifica, e i rapper continuavano ad uccidersi (r.i.p. Notorious BIG.)  L’unica scena musicale in cui tutto andava avanti a gonfie vele era quella punk rock/skate punk/ melodic hardcore.
Il Warped Tour macinava chilometri durante l’estate al suono di tutte le nostre band preferite, grazie alla propaganda gestita da Thrasher Magazine ma anche alla spinta mainstream del genere data dall’uscita di album come Ixnay on the Hombre degli Offspring e Dude Ranch dei blink-182.

Quindi abbiamo deciso di celebrare i 12 dischi più belli del 1997, uno degli ultimi anni cruciali per il genere di musica che amiamo. Fare una classifica è molto difficile quindi li elencheremo in ordine alfabetico.

The Ataris – Anywhere but Here

Anywhere But Here non è il disco con cui cresce il classico fan degli Ataris. Alla nostra formazione musicale ci hanno pensato End Is Forever, Blue Skies e So Long Astoria ma “Anywhere But Here” ha il pregio di essere quel disco di cui non senti parlare e devi scoprire da solo perché ti piacciono gli Ataris. E quando scopri canzoni come “Make It Last”, “Perfectly Happy”, “Take Me Back” o “Neilhouse”, diventa tutto più divertente.
Questo è l’album di debutto degli Ataris, uscito nel 1997 su Kung Fu Records.

Lagwagon – Double Plaidinum

Qual è il disco più bello dei Lagwagon? Di solito l’indecisione è sempre fra Hoss e Trashed, ma è in Double Plaidinum che la band raggiunge il proprio sound perfetto: più pulito, ma sempre veloce, tecnico e melodico. In questo album ci sono quelli che sono ormai dei cavalli di battaglia per Joey Cape e soci, come “Alien 8”, “Making Friends”, “Today”, “Twenty-seven”… farei prima a citare tutta la tracklist.

blink-182 – Dude Ranch

È molto difficile dire di essere fan di questo genere musicale ma non apprezzare Dude Ranch. Con i blink-182 so bene che la faccenda è molto lunga e complicata ma si dovrebbe azzerare tutto quando ascolti pezzi come “Enthused”, “Lemmings” o “Pathetic.”

Millencolin – For Monkeys

For Monkeys è il terzo album della band skate punk svedese. È stato pubblicato in Svezia dalla Burning Heart Records e negli Stati Uniti dalla Epitaph. Non spinge quanto “Life On a Plate” e “Same Old Tunes”, ma è uno dei dischi più dimenticati dagli amanti del genere, nonché l’ultimo lavoro della band in cui viene incorporato lo ska punk. Canzoni come “Lozin Must”, “Trendy Winds” o “Random I Am”, messe in risalto dalla voce particolare di Nikola Sarcevic, sono irripetibili.

Hot Water Music – Forever and Counting

Okay, lo skate punk e la California, ma nel 1997, in Florida, Chuck Ragan, Chris Wollard e soci stavano tirando su la band che avrebbe dato via al genere “orgcore”, che trova la sua ragione di essere in testi introspettivi e in un cantato molto sentito, a 360 gradi.
“Forever and Counting” è un disco essenziale, di quelli che piacciono a me, grezzo e schietto, con cui la band ha debuttato e ha dato il via a una carriera che continua fino a oggi. Brani consigliati: “Freightliner” e “Turnstile”

Pennywise – Full Circle

Una delle spinte che hanno contribuito a rendere la Epitaph una label così longeva e di successo, è stata data sicuramente anche dai Pennywise , che nel 1997 tornano con un disco che farà breccia nel cuore di tutti perché contiene la storica “Bro Hymn”, dedicata all’ex bassista della band, Jason Thirsk, morto l’anno precedente.
Un disco punk rock che scorre liscio, con canzoni acclamate a gran voce dal pubblico durante i live della band, come “Fight till you die”, “Broken” e “Society.”

No Use For A Name – Making Friends

Che l’apice compositivo di Tony Sly, e il successo maggiore della band, sia racchiuso in “Hard Rock Bottom” e “More Betterness!” è un dato di fatto, ma i No Use for Name di “Leche con carne” (1995) e “Making Friends” (1997) non avevano nulla da invidiare a tutte le altre band di punta del punk rock melodico della West Coast. Tupa tupa, suoni puliti, la voce di Tony più roca del solito: “Making Friends” è un album tutto d’un pezzo, uno dei miei preferiti in assoluto, nonché una tappa fondamentale per tutti gli appassionati del genere. Brani più sottovalutati: “Best Regards”, “3 Month Weeekend.” Never forget Tony Sly.

Slick Shoes – Rusty

La band più snobbata della California del sud. Il 1997 vede il loro debutto con Rusty, un disco che ho consumato durante l’adolescenza, pubblicato dall’etichetta christian punk, Tooth & Nails Records. Ogni canzone di questo disco spettina, 37 minuti di punk rock a manetta. Inoltre il nome della band è una citazione dei Goonies, quindi ancora altri punti in più agli Slick Shoes. Da qui sono poi arrivati tour con due delle band di punta in so-cal, i Ten Foot Pole, che nel 1997 avevano fatto uscire “Unleashed” e i Pulley, anche loro attivi con un disco in quell’anno, “60 Cycle Hum.”

NOFX – So Long and Thanks For All The Shoes

Penso che non ci siano problemi a dire che questo disco è uno dei più riusciti dei NOFX.
Se lo scettro e la corona spettano a “Punk In Drublic”, “So Long & Thanks For All The Shoes” è la dimostrazione di come i NOFX siano stati in grado di tirare su ben 16 tracce così solide tanto che nessuna sembra messa lì a scopo riempitivo. “It’s my job to keep punk rock elite” è il pezzo più storico e setta il tono per tutto il resto del disco, ma ci sono anche lo ska di “180 degrees”, “All Outta Angst” e “Eat The Meek” a spezzare il ritmo e “The Desperation’s Gone” con la sua intro iconica che merita di essere menzionata. Non sarà stato un disco innovativo o in cui la band si è presa dei grandi rischi ma tutto questo è messo in equilibrio dalla riuscita in generale, dal punto di vista musicale e di scrittura.

AFI – Shut Your Mouth And Open Your Eyes

In retrospettiva, ogni album degli AFI ha un suono distinto: i primi due sono veramente old school; “Black Sails In The Sunset” è il più maturo e la band è riuscita ad andare oltre ai vincoli previsti dal punk rock e dall’hardcore tradizionale; mentre “The Art Of Drowning”, ricco di melodia e metafore, ha aperto la strada ai lavori successivi su cui non mi dilungo. In Shut Your Mouth, Davey Havok ha affinato il suo modo di cantare (l’altra voce nelle armonizzazioni è Nick 13) e ci troviamo davanti un disco carico di immagini evocative, con un nuovo sound per la band e un nuovo contenuto lirico. Basti ascoltare “A Single Second”, ”Let It Be Broke” o ”Three Seconds Notice”
Il 1997 ci ha regalato un altro disco memorabile, in cui gli AFI se la cavano alla grande mixando hardcore, punk e melodia.

The Bouncing Souls – The Bouncing Souls

Nel anni del punk rock californiano, e sicuramente nel 1997, ci sono stati dischi più influenti del loro self titled, ma non potevano mancare i Bouncing Souls in versione catchy, fast & punk, con un disco brillante che si apre con il trittico “Cracked”, “Say Anything” e “Kate Is Great.” Va bene la California ma anche il New jersey non scherza con le sue band.

H2O – Thicker Than Water

Gli H2O sono la via di mezzo fra l’hardcore e il punk, hanno fatto da varco fra i due generi e sono importanti perché hanno un frontman, Toby Morse, che ispira ancora oggi generazioni diverse con messaggi pieni di positività. Nel 1997 la Epitaph fa uscire “Thicker than water”, il secondo disco della band di New York, e, nello stesso anno esce anche un altro disco cardine del NYHC, “Built To Last” dei Sick Of It All. “Thicker Than Water” è un lavoro importante, ogni pezzo non supera i due minuti e mezzo e “Everready” è la canzone preferita di tutti quanti.

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