Joey Cape’s One Week Records Tour @ Decibel, Magenta (MI) 23-09-17

di Michela Rognoni

Quando ci sono i concerti a Milano e io dico che non mi va di andarci perché è lontano e io non so guidare mi prendo sempre una caterba di insulti dai miei amici, ma sapete quanti di questi amici hanno detto “è troppo lontano” parlando del concerto del One Week Records Tour di Joey Cape a Magenta? Tutti. 

Si comincia presto, alle 20.45 perché a mezzanotte c’è il coprifuoco – come nelle migliori fiabe di Cenerentola – e si esibiranno dal vivo in acustico 4 artisti.

Il primo a salire sul palco è Donald Spence dei Versus The World. Lui è sempre bravone, non lo dico perché sono di parte, ma perché ha proprio quell’attitudine da artista folk appassionato e tormentato mentre racconta le sue storie in cui si intersecano musica e vita. E poi ha una voce esageratamente bella. Ha suonato un po’ di pezzi dei Versus e i brani del disco nuovo uscito un mesetto fa proprio su One Week Records, tra cui The Arsonist che è il singolo estratto di cui esiste anche il video.

Dopo di lui sale sul palco Brian Wahlstrom, che suona con Joey Cape negli Scorpios. Lui non ha la chitarra, ma fa le magie con la tastiera. Nel senso che per quanto possa essere noioso e lontano dal concetto di punk un tizio seduto che batte le dita su dei tasti, lui è capace di incantarti e di farti dire “ah, figo questo”. Poi ha fatto anche una cover di “Con Te Partirò” pronunciando l’italiano meglio di come io pronuncio l’italiano. Insomma, wow.

Zach Quinn invece non ci ha convinte. Un po’ troppo grezzo con la chitarra elettrica come se avesse qualcosa da nascondere. Anche le fashion blogger che sono in noi sono rimaste perplesse dal mullet e dai suoi stivali alti da cowboy. L’esibizione è stata gradevole ma un po’ più sottotono rispetto alle due precedenti. Neanche il mash-up di cose anni ’90 ha tirato su la situazione (e nemmeno il vano tentativo di somigliare a Billy Idol), mi dispiace.

Joey Cape Decibel
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Poi arriva il momento del capo Joey Cape, che non credo abbia bisogna di presentazioni. Si mette in piedi sul palco, si toglie gli occhiali e inizia piano con i suoi pezzi e i pezzi dei Lagwagon in acustico, niente di troppo complesso. Ovviamente si segue in un crescendo di feels; Brian risale sul palco e lo accompagna con la tastiera, poi sul palco sale il nostro Matteo Caldari a suonare un pezzo dei 7Years, segue il momento tributo a Tony Sly con un mega sing-along su International You Day One More Song; durante l’attesissima Violins c’è il gioco di trovare Zach che si nasconde per fare gli assoli, poi salgono tutti sul palco e si suona un brano a testa. Alla fine si chiude con May 16 e To All My Friends, ma c’è tempo ancora per un’altra canzone e il pubblico è così preso bene ormai che ce ne vorrebbero anche 20.

Di solito i concerti acustici sono meno divertenti dei concerti normali, dei concerti rock.
Io credo che siano proprio esperienze diverse, e se in un concerto rock full band quello che conta è il divertimento, la carica, l’energia, in un concerto acustico conta di più l’atmosfera, lo stare insieme a cantare a squarciagola le canzoni che nel bene o nel male sono state importanti per noi, il sentirsi tutti parte di qualcosa.

 

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