#36 A X Factor ce l’hanno con l’inglese ma noi cantiamo lo stesso nella lingua che vogliamo

Ieri sera è andato in onda il primo assaggio della nuova edizione di X Factor in un episodio dedicato alle audizioni. La puntata fila liscia come da format: ci sono le gag più o meno spontanee in cui si spara a vista su personaggi discutibili (mi chiedo se davvero facciano ancora ridere a qualcuno e se davvero c’è chi ci crede ancora); e ci sono le storie stile vita in diretta che contano molto di più della musica (gli highlight della puntata sono stati un ragazzo nigeriano che ha viaggiato nove mesi per arrivare in Italia a rifarsi una vita, una ragazza che è stata in affidamento presso diverse famiglie nonché in comunità, e un rapper che non ho nemmeno ascoltato in quanto rapper ma che ha pianto lui e ha fatto piangere tutti). Ogni tanto c’è anche qualche persona che canta bene e basta.

La cosa però che mi ha fatto girare il cazzo (perché se lei può dire le parolacce in TV allora io le posso dire sul mio stupido blog) è questa frase della Maionchi:

“Questa cosa inglese comincia a rompermi i coglioni, siamo in Italia e non riusciamo a far niente. Noi dobbiamo prima sopravvivere qui e poi tentare di fare qualcosa all’estero, la globalizzazione ci ha mandato a casa, gli inglesi ci massacrano. Dobbiamo combattere…»

La frase in questione è stata pronunciata PRIMA dell’esibizione dei napoletani Noiserz. I Noiserz fanno electro rock e lo fanno bene anche secondo Mara Maionchi, ma se lo facessero in italiano ah, allora sarebbero più fighi e innovativi, farebbero un successo che guarda, nemmeno Michael Jackson.

Io non sono una discografica di 80 anni, non sono una musicista e non voglio sfondare all’estero ma un paio di cose le vorrei dire lo stesso.

A X Factor ci vanno i millennial ormai, tutti gli under 25 sono millennial e anche buona parte degli over lo sono. E per noi millennial l’inglese non è una lingua “straniera” dato che dobbiamo averci a che fare fin dalla scuola elementare (se non da prima). Con l’inglese ci scontriamo tutti i giorni, e non perché ascoltiamo musica in inglese, quello lo faceva anche mia mamma che ascoltava i Beatles e cantava “lov lov midù”, però non era in grado di scrivere una cosa sensata in lingua. Stiamo così tanto a contatto con l’inglese da sapere che è una lingua più semplice e più musicale dell’italiano (per la grammatica meno rigida, per la maggioranza di monosillabi e bisillabi, per la fluidità ecc.). E siamo anche abbastanza in contatto con il resto del mondo da sapere che Justin Bieber non ha mai avuto bisogno di fare sold out alla sagra della polenta taragna. Se carico un brano su YouTube in cui canto in italiano, il mio pubblico potenziale si restringe a chi conosce l’italiano e pochi altri; se lo faccio cantando in inglese, bè, è un pelino più ampio.

La verità è che il concetto di rockstar è cambiato e non c’è più un solo modo di fare successo nel mondo della musica. Avere un contratto con una major non è l’unico modo di avere successo. Basti pensare al disco di Frank Ocean dello scorso anno che, pur essendo indipendente, è arrivato in vetta alle classifiche.

E no, non è arrogante dirsi pronti per il mercato internazionale quando si ha un progetto valido e una fanbase solida sul web; Ed è vero che le visualizzazioni non sono tutto ma nemmeno fare il pienone alla sagra di paese lo è.

Se io il mio progetto l’ho pensato in lingua inglese avrò le mie motivazioni non credi? Sarò minimamente consapevole degli obiettivi e dal target che punto a raggiungere. Non so, magari sto bene con la mia fanbase di 10.000 persone di cui 100 vengono a vedermi per 10€ più tessera in un circolo di Milano, altre 100 vengono a vedermi per 5£ Londra, a Birmingham, a Manchester, e altre 100 mi scrivono su twitter plz cum to Indonesia. Magari vengo a X-Factor solo per usarlo come vetrina per la mia musica perché a giorno d’oggi il musicista è anche imprenditore, la band è la sua impresa e si deve pensare anche al marketing.

Ma poi, dato che in ogni caso tutti quelli che sono entrati a X-Factor cantando in inglese ne sono usciti cantando in Italiano, che cosa te ne frega di come fanno le audizioni? Va sempre così, cantano qualche cover strafiga in inglese, qualche pezzaccio superemozionante in italiano, e poi come d’incanto arriva l’inedito scritto da altri per loro rigorosamente in lingua italiana. Che problemi ci stiamo a fare?

 

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