“Good Nature” by Turnover

di Riccardo Volpe

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Il 25 Agosto esce il nuovo attesissimo album dei Turnover, “Good Nature” tramite Run for Cover records. Sebbene dopo l’uscita di “Peripheral Vision” (il loro precedente lavoro) molti fan si ritrovarono scettici riguardo al cambio di sound intrapreso dalla band, i Turnover hanno riscosso un successo incredibile raccogliendo consensi in ogni dove.
“Good Nature”, uscito due anni dopo l’ultimo disco, si può considerare un’evoluzione di quel rinnovato sound dream-pop ed è quindi naturale fare delle comparazioni.

Questo nuovo lavoro è innanzitutto contornato da toni più positivi e “caldi”, e, almeno in parte, abbandona l’introspettività e la freddezza di Peripheral Vision, regalandoci delle canzoni che mettono veramente di buon umore. Merito è anche delle chiare influenze che si sentono attraverso il disco: il sound anni 80 ancor più leggero e dreamy, ma anche la bossa nova e anche artisti più recenti come Toro y Moi.

La complessità delle chitarre fa capire quanto i Turnover abbiano appreso bene la lezione e come ora siano davvero consci al 100 % del genere che suonano (come alcuni di voi sapranno il sound caratteristico di “Peripheral Vision” è stato elaborato in studio a canzoni già ultimate), piazzandosi ad occhi chiusi sul podio di questo revival dream-pop.

“Good Nature” è sicuramente un disco da considerare nella sua interezza, un disco che va ascoltato tutto d’un fiato e che porta con sé un’uniformità che difficilmente sorprende.

Tutto questo lo rende quasi privo di quei riff memorabili che ci aveva lasciato il disco precedente e anche le melodie vocali, nonostante siano pesantemente pop, non lasciano molti refrain canticchiabili già dal primo ascolto (fatta eccezione per il riuscitissimo singolo Super Natural e Breeze). Nonostante questo, l’uso di chitarre acustiche, le melodie più ritmate e l’assenza di riverbero troppo marcato, denota particolari accorgimenti negli arrangiamenti che ad un livello tecnico rendono le canzoni davvero molto apprezzabili.

Un maggiore tecnicismo nella scrittura delle melodie, effetti calibrati con più cura, un cantato che a volte si fa più deciso (come in Breeze e Nightlight Girl) e chiaramente influenzato dal pop anni ’80. Linee vocali introverse che forse ricordano quelle più melodiche di band come i Brand New sono praticamente assenti se non in canzoni come Pure Devotion e Curiosity.

I fan della band apprezzeranno sicuramente da morire questo lavoro, chi invece ascolta la band in modo più “spassionato” non ci troverà poi tanto di così memorabile.
Forse il tempo e qualche ascolto in più potranno sempre far cambiare idea, nel frattempo dico che Good Nature è sicuramente un disco capace di fare perfettamente da sottofondo alle nostre giornate di fine estate.

VOTO: 7.5/10

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