“Peace on Earth?” by 360 FLIP

di Riccardo Volpe

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Ed è così che a sette anni dalla nascita della band, esce il primo EP dei 360 FLIP, power trio di Venezia che propone un punk rock anni ’90 che molti conoscono bene.

Peace on Earth? si presenta come un concept EP che apre un grande interrogativo: le certezze a cui ci appigliamo, il nostro benessere e la nostra serenità sono reali?

Questo lavoro senza i sample sparsi qua e là tra le tracce durerebbe una decina di minuti per un totale di sei canzoni ed è la cosa più punk rock che io possa dirvi. Ma c’è di più, i ragazzi hanno campionato frammenti di audiolibri, cartoni animati propagandistici, spot, il tutto per dipingere con ironia la chiara ipocrisia della società in cui viviamo, un po’ come quando i Choking Victim campionavano Michael Parenti per intenderci.

Per quanto riguarda il sound, le influenze sono al tempo stesso chiare ed esibite in un modo personalissimo: abbiamo la spensieratezza di band come MxPx e Hi-Standard, la velocità e i tecnicismi mai troppo pesanti di Satanic Surfers e dei primi Propagandhi. Insomma, un qualsiasi amante del catalogo Fat Wreck degli anni ’90 impazzirà sentendo questo disco che in realtà è molto di più di un rip-off della golden-era dello skatepunk. Ci sono gang-vocals che strizzano l’occhio all’hardcore, ci sono chitarre acustiche suonate sui tupatutupa, ci sono solo di basso, c’è la chitarra in levare che prende chiaramente dallo ska, ci sono armonizzazioni vocali perfette e urla incazzatissime, ci sono una chitarra e una batteria che corrono all’impazzata.

Ci sono persino due featuring, su “Pixels” possiamo ascoltare un sax (trovatemi un sax che suoni così bene in un pezzo punk rock), suonato magistralmente da Geremia dei grandissimi Patois Brothers, band reggae veneziana che ha girato in lungo e in largo sia lo stivale che parte dell’Europa.

Su “A Small Grain” invece, traccia che chiude l’EP, possiamo sentire la voce di Fox dei Fernweh (che poi sarei io, ndr) che qui torna a grattare come nei suoi primi lavori per portare l’aggressività giusta insieme alle gang vocals che accompagnano l’ultima strofa.

E’ un disco che ha un enorme bagaglio dietro e che non si vuole fermare al fattore nostalgia, né vuole cercare compromessi con le mode di oggi. Non sto dicendo che nessuno ora come ora sia capace di fare bene questo genere, dico solo che negli ultimi anni questa scena si è ritrovata satura di band appartenenti a due estremi: le band 3 accordi-punk rock-cazzare da college party e le band super tecniche-politicamente attiviste-iperprodotte. Questo disco è fatto con la sincerità di chi ama il punk rock, di chi ha ascoltato centinaia di band del genere e lo continua a fare perchè ama tutto ciò, usando la propria testa per esprimere il suo sconforto in maniera positiva e originale, big up.

VOTO: 9/10

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