Interview with Mistakes

di Alessandro Mainini

Freschi di pubblicazione del loro secondo EP Our Own Way per Ammonia Records, i Mistakes sono un trio punk rock di Milano in attività dal 2013. Il loro nuovo disco presenta cinque brani che risultano facilmente godibili anche al primissimo ascolto grazie alla forte carica melodica che li rende decisamente orecchiabili, ma senza per questo scadere nel banale o nel già sentito che spesso macchia i lavori all’interno di questo genere. Le influenze di grandi nomi come Green Day e Blink saltano subito all’orecchio, ma i Mistakes sanno anche dare la propria impronta alle loro canzoni e aggiungere quel tocco che le rende caratteristiche. Abbiamo approfittato della recente uscita dell’EP per fare alcune domande a Riccardo “Bertic” Berticelli (voce e basso), Giorgio “Joe” Cataldo (chitarra) e Giorgio “Gio” Sudati (batteria).

Vi chiamate Mistakes: qual è lo sbaglio più grande che avete fatto nella vostra vita?

Bertic: Non penso ci sia stato uno sbaglio più grande per il momento; forse più una somma di piccoli errori che giornalmente compio. Comunque dovendo sceglierne uno, sicuramente è stato un gravissimo errore iniziare a cantare da piccolo senza una tecnica vocale adeguata. Ne ho risentito dal punto di vista fisico nei primi anni di liceo (ho avuto i noduli), ma fortunatamente ho imparato la lezione e grazie a terapie logopediche e lezioni di canto ora sto meglio che mai!

Joe: Senza ombra di dubbio il giorno in cui sono andato al mare con gli amici e non ho messo la crema solare. Non solo avevo un colorito da fare invidia ad un pomodoro, ma non riuscivo nemmeno a mettere i calzini. Tutto sommato, se questo è l’errore più grosso che abbia mai fatto, direi che va tutto liscio come l’olio.

Gio: Ci sono degli errori ai quali ho posto rimedio ed altri invece irrimediabili. Non me ne viene in mente uno in particolare: fanno tutti parte del casino che lascio al mio passaggio a causa della mia impulsività.

Ascoltando la vostra musica, oltre a una forte influenza degli Oasis, ho sentito molti richiami a band come Green Day e Blink, ma voi preferite il pop punk di qualche anno fa o la scena attuale?

Bertic: Innanzitutto grazie per gli Oasis: è un onore sapere che nel nostro lavoro si sentono le influenze di una band che per me rappresenta una pietra miliare della musica! Per quanto riguarda il pop punk, personalmente adoro gli Yellowcard e sono più affezionato al sound di qualche anno fa, ma tra gli artisti della scena attuale scelgo i Cheap Girls e i The Menzingers, che hanno fatto uscire un CD strepitoso quest’anno.

Joe: È una domanda difficilissima. Non credo di preferire una scena all’altra. Sono molto interessato a band come As It Is, All Time Low, Against the Current e altre, che potrebbero essere considerate la punta dell’iceberg del pop punk di oggi. Credo di attingere idee e spunti di sonorità sia da band contemporanee sia da band di riferimento per il nostro genere.

Gio: Siamo influenzati volutamente dai Green Day per le linee di basso e batteria serrate, tipiche della band californiana, e dai Blink per la varietà delle sonorità che ci piace usare nei nostri brani. Il resto delle influenze citate servono da cornice ad una struttura tutta punk. Indubbiamente preferisco il punk di qualche anno fa, sicuramente più esplosivo e carico di messaggi, ma devo dire che anche diversi pezzi odierni mi hanno attirato per le loro sonorità nuove che però non dimenticano le radici.

Qual è stato il primissimo concerto a cui siete stati? Ha in qualche modo influito sulla vostra scelta di intraprendere un percorso nel mondo della musica?

Bertic: Non mi ricordo quale sia stato il mio primo concerto, perché ho avuto la fortuna di poterne vedere molti fin da piccolo. Sicuramente ho memorie del mio primo grande live da solo con i miei amici, i Green Day a Rho nel 2013. Fu una serata strepitosa, che mi fece innamorare ancora di più della musica e della magia dei concerti dal vivo. Anche se ad essere sincero mi piacciono di più gli show un po’ più contenuti, come quando quest’anno ho sentito gli Against the Current al Legend Club. Uno spettacolo!

Joe: Non credo di ricordarmelo. In casa mia si ascolta un sacco di jazz, e i miei genitori mi hanno sempre portato a concerti nei teatri e nei club jazz fin da quando ero davvero piccolo. All’epoca non apprezzavo per nulla. Il concerto che però mi ha senza ombra di dubbio svoltato la vita e ha avuto un discreto peso nella scelta della mia carriera è stato il concerto dei Green Day del 2013. La band che ha segnato la mia adolescenza nel pieno delle sue forze in un concerto mozzafiato e perfetto.

Gio: Condivido con i miei compari l’esperienza del concerto dei Green Day del maggio 2013 a Milano, esperienza che mi ha lasciato soprattutto la maniacale attenzione del gruppo nel preparare i live in modo tale da suonare dal vivo come in studio.

Cosa ne pensate della scena musicale di Milano, vostra città natale? Pensate che la vostra città abbia qualche influenza sulla musica che fate?

Bertic: Siamo sicuramente fortunati a vivere in una città abbastanza attiva musicalmente come Milano, pronta a offrirti opportunità non appena le si cerca. Per quanto riguarda l’ispirazione e le influenze, molte volte mi trovo a pensare più ai paesaggi e alle atmosfere degli USA piuttosto che all’Italia – perché ho dei bellissimi ricordi dei miei viaggi lì e quando scrivo mi nutro soprattutto di sensazioni e piccoli episodi. Tuttavia Milano è sempre nei nostri pensieri ed è per questo che la copertina del nostro primo EP è uno scatto di via Vittor Pisani, una delle vie più belle d’Italia, a mio avviso.

Joe: L’influenza che Milano ha sulla nostra musica è enorme, è una città che offre un sacco di possibilità. Qualunque cosa si voglia realizzare c’è un modo per realizzarla. Inoltre ci sono tantissimi progetti a cui ispirarsi e con cui suonare. Un problema che mi viene subito in mente è che ci sono sempre meno club in cui suonare rock.

Gio: Io invece non sono soddisfatto della scena musicale milanese, in particolare dello spazio riservato al pop punk. Sono convinto che una città come Milano meriti di più, e noi potremmo essere quel di più. Allo stesso tempo ci sono molti luoghi a Milano dove ci sentiamo veramente a casa come gruppo, e sono gli stessi che ci hanno aiutato a comporre e che continuano ad ispirarci.

Se doveste scegliere una vostra canzone che vi rappresenta al meglio da far ascoltare a una persona che non vi ha mai sentiti, quale scegliereste e perché?

Probabilmente la scelta ricadrebbe su Could Be the Day, perché c’è un po’ tutto di noi: il sound punk rock, il tempo piuttosto veloce, ma anche delle parole che narrano con lucidità e distacco ironico la fine di una storia d’amore. È una canzone che esprime tutta la potenza e l’energia della band.

Tra tutti i vari social media, qual è il vostro preferito e perché? Quale vantaggio offre rispetto agli altri social per una band emergente che cerca di promuoversi?

Bertic: Uso un limitato numero di social, e mi concentro specialmente su Instagram e Facebook sia nel privato che con gli account Mistakes. Penso che sia proprio la complementarità di questi mezzi che li rende estremamente proficui per la promozione di una band: costi relativamente bassi, possibilità di targetizzare le inserzioni… sono ben lungi dall’essere un esperto di marketing, ma non ci vuole un genio per vedere che le potenzialità di questi mezzi stanno rapidamente trasformando il modo di fare pubblicità alla band e il modo di fare arrivare la propria musica alla gente.

Joe: Premesso che uso solo Facebook e Instagram, e spesso li uso insieme, credo che sceglierei Instagram. È decisamente più piacevole per me scorrere la homepage di Instagram e scoprire cosa stanno facendo i miei amici e cosa stanno preparando le band che mi piacciono. Per quanto riguarda la promozione della band, credo che l’idea migliore sia quella di usare in modo combinato questi due social, ognuno ha dei vantaggi. Facebook permette la condivisione di video lunghi e di link ad eventi, Instagram permette la condivisione di foto e materiale più catchy e friendly.

Gio: Tra tutti i social sicuramente conto di più su Facebook e Instagram, oggi soprattutto il secondo che è una piattaforma di lancio per essere celebri.

Domanda finale: cosa ne pensate delle uova?

Bertic: Che sono buone! Le so cucinare solamente sbattute o “sunny side up”, niente di complesso, ma ne mangio almeno un paio alla settimana. Da piccolo provavo ribrezzo pensando che dentro ci fosse un embrione di pulcino, ma poi ho scoperto che non sono fecondate. Ero così sollevato che mi sono fatto una frittata.

Joe: Da piccolo mi hanno detto che le mangiavano i cavalieri della Tavola Rotonda per diventare più forti… inutile dire che le ho amate subito e che tuttora credo alla storia della Tavola Rotonda.

Gio: Mi son sempre piaciute le uova, soprattutto lanciarle come facevo con i miei amici nel mio quartiere… le odiavo quando ero io a beccarmele però!

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