American Football @ Circolo Magnolia 15-06-2017

Di Riccardo Volpe

IMG_0080Per gli amanti dell’emo e dell’indie, la giornata del 15 giugno 2017 al Circolo Magnolia era cerchiata sul calendario da mesi.
Motivo? La band cult originaria di Champaign in Illinois, gli American Football, è arrivata in Italia per la prima volta.
Gli American Football sono diventati un gruppo di culto dopo il loro scioglimento avvenuto nel 2000 e, dopo essere diventati uno dei gruppi più influenti dell’emo revival degli ultimi anni, hanno deciso di riunirsi nel 2015. Dopo svariati concerti in giro per il mondo e un nuovo LP uscito su Polivynil, sono finalmente arrivati anche in Italia.

La gente al Magnolia non è molta, questo dovuto anche al fatto che molte persone sono agli I-Days. Noi sad kids potevamo solo che gioirne poiché nonostante il palco “grande” utilizzato per il concerto l’atmosfera creatasi era molto intima.

Si parte con le esibizioni di Les Enfants e Giorgieness in apertura che hanno iniziato a creare l’atmosfera giusta per il resto della serata.

Arrivano le dieci e trenta e arriva il momento degli American Football. La massa comincia a convergere verso il palco, anche se si riesce tranquillamente a girare senza sentirsi appiccicati l’uno all’altro. Il concerto è godibilissimo sia dalle prime file che un po’ più fuori dalla folla.

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Gli American Football cominciano il loro set con “Where Are We Now?” opener del loro nuovo lavoro. Lì, sbalordito, mi chiedo se stiano suonando in playback. La resa live, strumentalmente parlando è perfetta, come la voce del frontman Mike Kinsella che introduce la band con la frase: “Hi, we are American Football, such a stupid name”, seguita dalle nostre risate.
Il set prosegue perfettamente con “Honestly?” che ci riporta alla realtà grazie a una stonatura di Kinsella nel finale. Le canzoni vengono suonate tutte, tra l’altro abbastanza di fila e questo è molto piacevole tenendo conto di un set così sostanzioso. I padrini dell’emo cambiano chitarre ad ogni canzone a causa delle variazioni di accordatura e il loro tecnico/turnista di supporto svolge un lavoro fulmineo in questo. Le menzioni d’onore vanno alle esecuzioni di “I’ve Been So Lost for So Long” tratta dal nuovo album e le classiche “For Sure” e “I’ll See You When We’re Both Not So Emotional”. Prima dell’encore invece, la band ci delizia con altri due pezzi del loro nuovo disco omonimo: “Desire Gets in the Way” e “I Need a Drink (or Two or Three)”. Il break dura poco poco e si riparte con “Stay Home”. Tra vari intramezzi in cui il batterista ci trascina con i suoi solo di tromba, lo xilofono usato dal bassista Nate (cugino di Mike), il cembalo e le maracas suonati sia dal turnista che da Mike (che a un certo punto canterà senza chitarra), ci rendiamo conto di come questa band riesca a eseguire una performance fedelissima ai brani in studio con la carica e il sentimento che solo un’esibizione dal vivo può dare. Nemmeno a dirlo, si chiude con “Never Meant”, il brano più famoso della band, per cui è stato girato anche un video che ha segnato il loro definitivo ritorno nelle scene. La band sbaglia l’attacco iniziale, quindi suona comunque correttamente dato che anche nella versione studio sbagliano (non ci potevo credere). In seguito ho provato a fare crowdsurf e non siete riusciti a tenermi, così l’ho rifatto ed è stato molto bello. Poi sono sceso e ho ringraziato le persone che mi tenevano mentre ero per aria, come faccio sempre. Una persona, che magari sei tu, sì proprio tu che stai leggendo, mi ha augurato di ammazzarmi poiché ho fatto una “cazzata”. Sei a un concerto, ai concerti la gente fa anche così, pur sempre nel rispetto degli altri spettatori, quindi in fondo potevi startene a casa.

Comunque, gli American Football sono carinissimi e dopo l’esibizione scendono a salutare i vari fan, il più circondato è ovviamente Kinsella (noto anche per il suo progetto solista Owen) e si ritrova a firmare le cose più disparate (vedi: un gesso, braccia, dischi, maglie ecc.), il tutto con il sorriso spossato di un musicista parecchio sbronzo.
Nonostante qualche sbavatura qua e là, vuoi per il fatto che non è il concerto punk a cui siamo abituati, quello degli American Football è stato (tecnicamente parlando) probabilmente il miglior concerto che io abbia mai visto e i feels di chiunque non hanno retto a tale show.

Speriamo solo che non ci mettano altri vent’anni a tornare.

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