Hanson 25th anniversary tour @ Fabrique, Milano 07-06-17

Di Chiara Cislaghi

hanson live fabrique
Sono passati 20 anni da quando è uscita “Mmmbop” e addirittura 25 dal loro primo album del 1992, quindi, potevo forse perdermi il ritorno in Italia degli Hanson? GIAMMAI!

Se avete circa la mia età ve li ricorderete sicuramente molto bene (soprattutto se appartenete al genere femminile), se invece siete più giovani vi siete persi molto. Perché gli Hanson, aspetto fisico a parte, sono degli ottimi musicisti. Ma torniamo a noi.

hanson live fabriqueSono arrivata al Fabrique con più di un’ora di anticipo perché il mio capo sosteneva che avrei trovato traffico. Aveva torto. Parecchio. Mentre aspetto gli amici che mi faranno compagnia durante la serata, vedo già la gente in fila e gli stand delle magliette false: cosa siamo, a un concerto degli Iron Maiden? Poco prima dell’apertura delle porte ci mettiamo in fila anche noi e notiamo che l’età media è circa la nostra (che non diremo). Scopriamo anche l’esistenza di un fan club ufficiale e non capiamo il perché noi non siamo i membri onorari, ma rimedieremo una volta finito il concerto.

hanson live fabrique

Taylor Hanson che si getta tra le mie braccia

Il Fabrique è un ottimo posto per i concerti, sia per quanto riguarda palco e parterre, che per i suoni. Ad aprire la serata è un certo Lewis Watson e ammetto di non avere la minima idea di chi sia. Insomma, 20 minuti di buona musica in acustico. Alle 21.30 si spengono le luci e arrivano sul palco gli Hanson tra le grida adolescenziali del pubblico. Non farò commenti sull’aspetto fisico ma bravo Taylor Hanson, sempre. Si parte con “Already Home”, tratto dal loro album del 2013 “Anthem” (non vi snocciolo tutta la scaletta per filo e per segno perché sono 27 pezzi e questo non è un elenco puntato).

Si alternano canzoni nuove e vecchie glorie (anche se non troppo vecchie) come “Where’s the love”, “Thinking ‘bout somethin’”, “Juliet”, Penny & me” e l’attesissima “MMMbop”. Il tutto vede i fratelli Hanson alternarsi agli strumenti (maledetti polistrumentisti) e da un addio al nubilato (brava, così si fa).

Insomma, un’ottima performance che si chiude con “If only”. Ma non è finita per davvero. Ovviamente manca ancora lo scherzone dell’encore che ci regala la cover a cappella di “Rockin’ Robin”, un brano del 1958 di Bobby Day (riproposta poi anche dai Jackson 5), un’altra cover di “Johnny B. Goode” di Chuck Berry e, per concludere (questa volta sul serio) ci regalano “Lost without each other”. 25 anni di carriera celebrati come si deve. Insomma, bravi tutti, ma soprattutto Taylor.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...