“Broadcasting to the Nations” by Authority Zero

di Michela Rognoni

authority zero broadcasting to the nations

Dal 1994 gli Authority Zero non hanno mai smesso di fare quello che li ha resi noti e che in effetti gli riesce meglio: portare in giro il loro frizzante mix di punk rock e reggae. Certo durante il corso della carriera ci sono stati momenti in cui uno dei due generi ha prevalso sull’altro ma, seguendo la band da abbastanza tempo, non è difficile capire cosa dovremmo aspettarci da Broadcasting to the Nations, il sesto album della band, fuori il 2 giugno per Bird Attack Records.

E anche se la band evita l’effetto sorpresa avendo trovato la propria formula vincente, a sorprenderci è l’energia esagerata che ci prende già dal primo brano “First One in The Pit” – in cui vengono raccontati pezzi di vita da malati di musica, come capita non di rado nella discografia degli Zero.

Si prosegue mettendo in gioco delle sonorità più moderne ma senza rallentare il passo e tenendosi sempre sotto i 3 minuti, con quel senso di urgenza che solo la velocità del punk rock unita al leggendario fiato di Jason Devore sono capaci di esprimere.

La title track è un gran bel pezzo ska, melodico e catchy. Lo so che sto per dire una blasfemia ma vi giuro il ritornello mi suona un po’ come se i Sum 41 facessero un pezzo ska (probabilmente è per le rime in -ation).

Ma è Summer Sickness a rompere la soglia superando i 4 minuti, e rallentando di poco il passo. Certo, perché è lui il primo pezzone in cui le influenze reggae si tornano a dominare in una strana atmosfera da western americano.

Da qui in poi, il disco va avanti con l’alternarsi strutturato di questi 3 generi.

In Bayside e in Seven ci viene proposto un punk rock molto più melodico e new school rispetto all’aggressività schietta a cui la band ci ha abituati. Non nascondo però la mia preferenza verso i pezzi più impregnati di ska e reggae come Revolution Radio e Creeper. L’album si conclude in tutt’altro modo però con la doppietta One Way Track Kid e No Guts No Glory.

Il bello di questo disco è che è perfettamente bilanciato e non c’è un brano che non colga nel segno, che non aggiunga qualcosa al risultato finale, il che è veramente notevole. Non dev’essere facile per una band con più di 20 anni di attività mantenersi fresca e interessante, soprattutto se si ha un abito così ben cucito addosso eppure gli Authority Zero ce l’hanno fatta. Ce la fanno sempre.

voto: 4/5

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