“Time-Turner” by Rising Over

di Giorgio Molfese

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Dopo più di tre anni di lavoro, il 17 Maggio 2017 i nostrani Rising Over pubblicano finalmente il loro nuovissimo lavoro e primo full-lenght Time-Turner. Durante questa lunga attesa i ragazzi di Padova hanno comunque tenuto impegnati i fan con il singolone “Echoes” che anche i più criticoni bene o male hanno apprezzato per i riff potenti e le melodie vocali che da sempre caratterizzano la band.

Echoes apre il disco e dopo poco più di tre minuti lascia spazio a “TV”.
Il pezzo è costruito bene, l’elettronica non prende il sopravvento ma si fa sentire, bel ritornello catchy, ci sono cambi di tempo continui e questa è una cosa che può piacere come no. A volte risulterà faticoso seguire i pezzi ma dopo svariati ascolti la cosa passa inosservata.

“Lost In Stockholm” è uno dei miei pezzi preferiti dell’intera discografia dei Rising Over. Testo struggente, soprattutto nel finale quando Davide grida il dolore dell’abbandono e dei sogni infranti e fa venire i brividi. Come sempre le due voci si alternano perfettamente, ma questa era praticamente una certezza.

La metà del disco è segnata da “I’m Late, I’m Late For A Very Important Date”. Pezzo energico e pestato ma che non mi ha convinto a pieno. I ritornelli non esplodono come dovrebbero anche se il lavoro vocale è, di nuovo, impeccabile. Bello invece il finale strumentale.

“Black” è una ballad atipica, è più lenta delle canzoni precedenti, l’elettronica è un po’ più presente e si amalgama benissimo con il resto del pezzo. Lo stesso accade con “Wednesday”, altro singolo che preannunciava il disco e che forse è la traccia più orecchiabile del lavoro. In gergo, un pezzone.

Un pezzone come “Dance In Silence”. Chi segue i Rising Over da qualche anno l’avrà sicuramente ascoltata a qualche live. Si sente subito che è più “datata” delle altre canzoni del disco; ricorda infatti i vecchi Rising Over, almeno fino al finale strumentale che mi regala sempre qualche brivido. Promossissima!

Time-Turner si chiude con “Skin” che probabilmente sarà il pezzo dell’estate per i Rising. Di nuovo troviamo svariati cambi di ritmo e di tempo, passando quasi dal waltzer della prima strofa a un 4/4 più regolare nel ritornello. Ripeto, trovo che tecnicamente parlando sia una buonissima cosa, capisco però che possa non essere ottimale per molti. In ogni caso Skin si rivela tranquillamente una bellissima sorpresa ed è la mia personale best track del disco, anche perché non mi esce dalla testa da giorni.

In definitiva i Rising Over hanno pubblicato un album ben fatto, prodotto decisamente bene, che dopo due o tre ascolti ti entra in testa e non se ne va più. Bisogna però avere la voglia di dare una chance a questi ragazzi, perché se a 22-23 anni scrivi un disco così, qualcosa vuol dire no?

4.5/5

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