“After Laugther” by Paramore

di Martina Pedretti

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Con il tanto acclamato ritorno di Zac Farro e l’abbandono di Jeremy Davis, i Paramore pubblicano “After Laughter” via Fuled By Ramen il 12 maggio 2017.

Il trio del Tennessee ha affrontato vari problemi legati alla lineup negli ultimi anni, Hayley Williams è ormai l’unico membro che appartiene alla band sin dagli esordi. Dopo i cambi di genere affrontati più o meno in ogni disco della carriera della band, “After Laughter” segue il filone tendente al pop iniziato dal selftitled uscito nel 2013.

Le sonorità pop, con una rispolverata di anni ‘80, allegre e positive rendono l’album fresco e piacevole da ascoltare. I due singoli “Hard Times” e “Told You So” hanno bisogno di più ascolti prima di risultare effettivamente due brani azzeccati con dei ritornelli da ascoltare tutto il giorno con un sorriso sul volto. Anche “Rose-Colored Boy” è una canzone fresca, senza troppo impegno, sulla falsa riga dei due singoli.

I brani migliori del disco sono indubbiamente “Fake Happy” e “26”, con i loro ritmi più pacati la voce di Hayley può emergere in tutta la sua bellezza. Le due ballad sarebbero perfette come colonna sonora di un bel film malinconico.

Dopo i primi 6 pezzi il disco inizia a diventare abbastanza noioso e ripetitivo, musicalmente non riesce a spiccare e quasi nessuna canzone riesce a contraddistinguersi nel calderone di coretti e sperimentazioni semi trascendentali. Si salvano “Caught In The Middle”, con i suoi toni super catchy, e “Tell Me How”, un altro lento in cui la voce è accompagnata solo da un pianoforte, in quanto pezzi leggermente diversi dagli altri.
Apro una parentesi su “No Friend” perché non l’ho proprio capita. Cosa dovrebbe essere? Un esperimento di spoken word? Un featuring con i sittingthesummerout? In realtà da una recente intervista si scopre che la voce è di Aaron Weiss, dei mewithoutYou (che comunque hanno ilnometuttoattaccato – nda), che ha scelto di fondere varie parti di testi della band fino a ricostruirne la storia. In ogni caso l’esperimento è fallito.

Per quanto il selftitled fosse un bellissimo disco, questo è un leggero passo indietro. I singoli mi avevano portata a pensare grandi cose, al contrario dell’80% dei fan italiani, ma mi sono dovuta ricredere ascoltando la seconda parte dell’album. La noia pervade “After Laughter” dalla settima traccia in avanti, spaccando esattamente a metà la valutazione finale.

VOTO: 3/5

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