#36 Don’t Break Down: tornano i Jawbreaker

Di Elisa Susini

“Quando ascolto i Jawbreaker mi sembra sempre di essermi fermata a quando avevo quidici anni”

Qualcuno potrebbe obiettare che io dico sempre cosi, anche perché ogni volta che ascolto una band che è stata importante nella mia gioventù dico di sentirmi come quando avevo 15/16 anni.
Sono stata fortunata ad aver scoperto i Jawbreaker così presto grazie a tutte le altre band che ascoltavo dato che si parlava sempre bene di loro; grazie alle cover degli Ataris e dei Face to Face, grazie ai Nirvana, ai Lagwagon e a Matt Skiba…

Ovviamente mi sono avvicinata all’universo dei Jawbreaker con l’unica canzone che faceva parte di una raccolta di b-sides, “Kiss The Bottle”, perché io finisco sempre ad ascoltare le band per via traverse, ma stranamente – e fortunatamente – il mio primo disco è stato “Dear You”, il loro disco più accessibile. Dentro però c’era di tutto: dalla tristezza, alla solitudine. Si beveva, si amava, c’era anche tanta depressione e fece a lungo da colonna sonora ai miei pomeriggi solitari.

Mi viene da dire che a quell’età comunque si è ancora troppo giovani per questa band e solo crescendo puoi capire la loro importanza. Capisci che Blake Schwarzenbach è stato un musicista che ha segnato più di un’intera generazione, e che i testi che troviamo in “24 Hour Revenge Therapy”, “Unfun”, “Bivouac” e “Dear You” sono di un realismo e di una forza che ti stende. L’espressione “into you like a train” in questo caso mi pare proprio adatta.

Adesso viviamo in un mondo in cui se scrivi Jawbreaker su tumblr o su google ti escono fuori solo immagini di un film che ha lo stesso nome, dovrebbe essere un film di culto a quanto pare, in italiano si intitola “Amiche Cattive”, e parla di queste tipette viziate che fanno le bulle nella loro highschool ma io non ne ho mai sentito parlare perché ho sempre preferito i film degli anni 80 di John Huges a queste cose qui.

Il 2017 è importante però perché i Jawbreaker si riuniscono incredibilmente per il Riot Fest di settembre, dopo 20 anni di assenza dalle scene.
Certe band sarebbe meglio se non si riformassero mai dopo aver avuto una così grande carriera, ma questo non è il caso dei Jawbreaker. Loro hanno fatto benissimo a tornare a riconquistarsi quel pezzo di mondo musicale che gli spetta e di cui sono i capi indiscussi.
L’hype è tanto, pur essendo un concerto a cui non parteciperemo, i feelings anche, inoltre è in uscita anche un documentario sulla band, “Don’t Break Down: A Film About Jawbreaker”, per questo ho preferito parlare a caso dei Jawbreaker invece di raccontarvi la loro storia. A quello ci penserà il documentario.

Se tutte queste circostanze porteranno anche a della nuova musica non lo so proprio, però mi tengo pronta a tutto.
Un giorno poi vi parlerò anche dei Jets To Brazil, ma ora non è il momento giusto.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...