Italian Scene #8

ITALIAN SCENE


“Komorebi” by Youngest
È fondamentale, per gli artisti emergenti, mantenersi attivi e avere sempre qualcosa di nuovo da mostrare alla propria fanbase. Questo gli Youngest l’hanno capito bene, e al posto di farci aspettare troppo per un full lenght, ci regalano un two track EP dal titolo orientaleggiante “Komorebi”, che prosegue il lavoro iniziato la scorsa estate con “We’re Made Of Memories”. “Blossom” è bella. Non sto scherzando, è che non servono parole difficile per descriverla. Come quando nei teen movie la tipa figa tira un pugno nello stomaco al protagonista. Se solo ci fossero i “to” nei posti giusti…
“Better Nose Bleed” invece, è un pezzo più aggressivo e concreto ma non per questo meno convincente. Altro ottimo lavoro, ma adesso mi sa che ci dovete fare il full lenght.https://www.youtube.com/watch?v=3bDC1URXDgk&list=PLa6CPr_6JHdY9WfK9eJFVX9WDKfm28mgZ

“Personal Clichés” by The Groots

La voce femminile nelle band spesso non mi piace perché tende a prevaricare. Nel caso dei The Groots purtroppo è così. Ottimi musicisti, una vibrazione vintage molto particolare, ma alla fine l’unica cosa che veramente colpisce è la voce altissima e i troppi virtuosismi e il problema è che butta tutto in secondo piano. (Poi vabbè, in quanto donna copia i Paramore ma questa è una storia che abbiamo già raccontato in questo articolo).

“Reboot” by She Was Nothing

Dopo 666 anni, i milanesi She Was Nothing tornano a frullare insieme rock e elettronica anche se ormai Skrillex è tornato a fare i From First To Last (non so come mi sia venuto in mente Skrillex in tutto ciò, scusatemi, sto vaneggiando). Parlando del loro disco precedente avevo detto che i pezzi erano una festa e che era perfetto per un dj set alternative; la mia opinione non è cambiata da allora, trovo però che in questo disco la melodia sia più protagonista e il che è tutto di guadagnato. Sempre freschi, sempre festa.

“Rising Sun” by Several Union

Con un cammino lungo e faticoso alle spalle, “Rising Sun” è il disco della rinascita per i romagnoli Several Union. Si tratta di dieci tracce ben rifinite e appassionate, che ti tengono incollato allo stereo e ti fanno provare delle cose; quello che la buona musica di solito fa insomma…

“If Beethoven Was A Punk” by Wake Up Call

Un mio compagno delle medie voleva fare un nuovo genere e chiamarlo RPAO (rock, punk and opera). Questo disco/progetto (perché If Beethoven ecc è diventato graphic novel e cose così) ha un titolo che mi suona così presuntuoso che ci ho messo svariati mesi prima di convincermi ad ascoltarlo. E poi alla fine è un lavoro davvero ben fatto e interessante. Avrete intuito che la band si impegna a far convivere la musica classica e la musica rock, e che questo esperimento non gli riesce nemmeno male. Se non ci credete ascoltatelo anche se il titolo è brutto.

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