“Deatheaters” by Travellers

di Martina Pedretti

travellersRitornano sulle scene i Travellers, che hanno lasciato per strada le loro Tales, con il nuovo album “Deatheaters”, che segna con decisione il passaggio della band da un genere a un altro. Eravamo abituati al loro pop punk malinconico, ma con questo disco arriviamo a conoscere un nuovo lato dei ragazzi toscani: la loro voglia di sperimentare anche nel campo del rock alternativo e del metal con tendenze melodiche.
Il primo brano è “Join The Club”, che sembra in tutto e per tutto voler essere il nuovo inno della band. Un inizio potente, quasi interamente strumentale, sorretto da un coro quasi intimidatorio. Il brano poi esplode negli ultimi secondi con una cattiveria che proprio non ci aspettavamo dai Travellers, ma che sicuramente assicura il podio alla opener del disco. Si continua con “Young Blood” in linea con il precedente brano ma che abbraccia delle sonorità più “pop” e accattivanti. Ovviamente non si può non parlare del singolo uscito qualche mese fa “The Upside Down”, un pezzo potente con un ritornello indimenticabile che è schizzato ai primi posti delle nostre canzoni più ascoltate nel giro di pochissimo.

I riferimenti esterni al mondo della musica sono fondamentali in questo album e infatti arriva anche il momento di catapultarsi in Giappone con “Hangyaku”, strizzando un po’ l’occhio a Bring Me The Horizon, la band ci porta il loro secondo anthem del disco:“The ones you used to call friends are the ones who stab you in the back”, una frase che ritorna più e più volte in questo brano decisamente riuscito. Dopo “Meet Me In Derry” arriva un nuovo riferimento a Stephen King con “The House Built In Neibolt Street”, brano in cui la band parla di come è impossibile mentire a noi stessi e di quanto sia importante affrontare i problemi.

Se state per iniziare una puntata di Stranger Things mentre accompagnate Harry Potter a visitare la tomba dei suoi genitori allora l’interlude “Godric’s Hollow” è quello che fa per voi. “The Devil’s Path” è sicuramente il brano più cattivo del disco e la scelta di metterlo a conclusione di questo lavoro non è da sottovalutare, insieme a “Join The Club” e “The Upside Down” si aggiudica un posto sul podio.

L’unica pecca del disco sono i brani “Heavy Eyes” e “Adrastea (Northen Lights)”, non perché non siano brani ben fatti, ma semplicemente perché si allontanano forse un po’ troppo dalle sonorità del resto del disco. (Il ritornello di “Heavy Eyes” è però molto interessante e riesce a restare in testa già dal primo ascolto).

In conclusione, la produzione di questo disco è eccellente, e non si può che non fare i complimenti a questi ragazzi che fanno sempre tutto da soli. Ora non possiamo che aspettare che i Travellers ricomincino a girare per l’Italia (e non solo) per poter sentire questi brani dal vivo e tuffarci del tutto dentro questa nuova esperienza insieme a loro, sperando che questa nuova strada li porti a tante soddisfazioni.

VOTO: 4-/5

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