Interview with State Champs

di Sara Cavazzini e Martina Pedretti

**English version available HERE.**

Il 5 marzo abbiamo avuto il piacere di ospitare per la prima volta in Italia gli State Champs. Prima del concerto abbiamo fatto un paio di chiacchere con il frontman Derek DiScanio, che ci ha rivelato delle novità davvero succulente!

Innanzitutto benvenuti in Italia! Come vi state trovando?

Fin qui tutto bene! È la prima volta che veniamo in Italia, e di solito ci piace fare un po’ i turisti e visitare le cose, ma oggi ho dormito quasi tutto il giorno, per cui mi sono giocato l’occasione di andare in esplorazione. Qualcosa però ho visto: siamo andati al Castello e abbiamo visto le cose nei dintorni. Poi torneremo a giugno con i Pierce the Veil e altre band, ed è una bella cosa sapere già quando tornerai in una città prima ancora di averci suonato la prima volta. Stasera ci faremo un’idea se suonare qui ci piace o meno, ma a parte questo non possiamo sapere bene cosa aspettarci, al di là del fatto che non pensavamo di venire qui per la primissima volta e fare già un concerto sold out, per quanto il locale non sia grandissimo. In realtà i concerti piccoli e intimi ci piacciono perché ci siamo abituati, e poi possiamo stare più vicini ai fan e scatenarci un po’ di più. Mi piace l’idea di suonare adesso un concerto di questo tipo e poi tornare e suonare invece in un locale più grande con band famose.

Il vostro secondo disco Around the World and Back è uscito quasi due anni fa. Puoi dirci se avete già qualche programma per il futuro?

Sì, ormai abbiamo fatto tutti i tour che potevamo fare per Around the World and Back, quindi siamo alla fine del ciclo: un ultimo tour negli USA e poi torneremo in studio per fare un disco nuovo. Abbiamo già scritto qualche canzone, registrato qualche demo in California, e abbiamo iniziato a lavorare con un po’ di gente diversa che ci sta aiutando a scrivere il prossimo album: stiamo collaborando con vari produttori e songwriter con cui avremmo sempre voluto lavorare, e questa per noi è una cosa nuova perché di solito le canzoni le scriviamo solo noi. Poi altre canzoni le scriveremo per conto nostro e alla fine sceglieremo le migliori. Per cui sì, è una cosa nuova, ma abbiamo anche tantissimo tempo a disposizione e siamo in anticipo coi tempi.

Spesso gli artisti ripensando alle canzoni già uscite si accorgono che ci sono dei cambiamenti che apporterebbero a posteriori. C’è qualche canzone che col senno di poi avresti fatto in modo diverso?

Di solito sono delle sottigliezze, mai cose importanti tipo “uhm, quel ritornello non mi piace più”. Piccole cose come un’armonia che poteva uscire meglio, o una linea di chitarra che poteva essere più incisiva. Ma in fin dei conti andiamo abbastanza orgogliosi del fatto che non ci siano grandi cose che vorremmo cambiare del tutto. È bello non avere rimpianti, ed è per questo che sono contento che siamo in anticipo coi tempi per il prossimo disco: così una volta finito di registrare le canzoni possiamo ascoltarle con tutta calma prima di decidere se metterle nel disco o meno.

Nel corso degli anni avete preso parte a concerti più grandi rispetto a molte altre band pop punk anche perché avete aperto a band famose anche al di fuori del vostro genere. Pensi che questo abbia aiutato la crescita della scena pop punk?

In realtà è proprio quello che cerchiamo di fare: far crescere la scena e renderla più popolare. Comunque è vero: ci è capitato di suonare con band dal sound un po’ diverso dal nostro, più verso il pop e che hanno molti più fan e passano in radio, e suonare prima di loro per noi è difficile perché dobbiamo conquistarci il favore dei loro fan, che magari non ci hanno mai sentiti o non conoscono il pop punk. Per me è importante che sappiamo adattarci e mostrare a quei fan un nostro lato alternativo; poi si spera che alcuni di quei fan vengano anche a un nostro concerto e vedano come siamo pienamente. È una cosa che vediamo che capita sempre più spesso, soprattutto dopo aver aperto a band come All Time Low, 5 Seconds of Summer e Sleeping with Sirens. Facciamo un genere diverso, ma allo stesso tempo abbiamo anche delle cose in comune, e se a qualcuno piacciono quelle band, potrebbe apprezzare anche noi.

Secondo te quanto è stato importante Internet per voi e per altre band della vostra generazione? E quali sono invece i suoi aspetti negativi?

Aiuta al 100%. È uno dei nostri canali principali. Tutte le band al giorno d’oggi lo usano per raggiungere i fan e diventare più popolari. Però sì, per me ci sono pro e contro: a noi piace avere un rapporto stretto coi fan e ci piace rispondere e interagire il più possibile, ma a volte proprio per questo motivo succede che qualcuno ci incontra ai concerti e ci dice tipo “dai, ci conosciamo, parliamo sempre su Internet, sai per forza come mi chiamo, non ti ricordi di me?” e io gli dico tipo “no, non mi ricordo di te, perché non ci siamo mai incontrati per davvero!”, ed è brutto perché loro invece pensano di essere davvero amici miei… però a meno che non ci vediamo più e più volte in persona ai concerti io non posso ricordarmi di tutti. E anche in quel caso, faccio sempre fatica a ricordarmi i nomi delle persone, anche se mi sforzo sempre di tenerli a mente e cercare di comportarmi da amico. Però questo è l’unico lato negativo. Ah, e poi ovviamente ci sono le recensioni negative, le persone che si sentono autorizzate a esprimere qualsiasi opinione anche in modi poco civili… ma non è una cosa che ti deve scoraggiare, non devi stare ad ascoltare chi ti odia e basta.

Voi postate sempre molte foto dei vostri concerti sui social e avete sempre in tour con voi un fotografo che vi fa foto e video. Secondo te quanto è importante questo per aumentare l’esperienza dei fan ai vostri concerti e il loro rapporto con voi?

È una cosa fondamentale. Carichiamo sempre molti contenuti perché così i fan possono vedere e sapere di più su quello che succede di giorno in giorno. È davvero importante, ed è per questo che portiamo sempre con noi Elliott Ingham, che è un fotografo e videomaker. Nell’ultimo anno e mezzo ha lavorato a una cosa molto speciale, ovvero un DVD di Around the World and Back che accompagnerà la deluxe version del disco. Ha davvero fatto un gran lavoro: ci sono molti dietro le quinte, riprese dal vivo con una qualità audio ottima… fa vedere il percorso che Around the World and Back ci ha portati a fare.

Qualcuno di voi colleziona dischi? Che opinioni hai sulla musica in formato fisico?

Io sono sempre stato più per i CD, non ho mai fatto il salto al vinile, anche se è una cosa che apprezzo molto. Nessuno di noi colleziona vinili, però a tutti noi piacciono. Quando si tratta di stampare i vinili e scegliere i diversi colori per le varianti siamo abbastanza esigenti: cerchiamo sempre di far sì che l’intero package sia esteticamente gradevole, e che chi colleziona vinili sia davvero spinto a comprarlo, visto che coi vinili ormai tutti si sbizzarriscono con la creatività. Da ragazzino comunque compravo un CD dietro l’altro e a casa ne ho ancora a centinaia, infatti mi spiace che i CD stiano un po’ calando in popolarità; vorrei che ci fosse più gente che li compra.

Alla fine dello scorso anno avete partecipato alla compilation di Rocksound per il decennale di The Black Parade dei My Chemical Romance. Puoi raccontarci com’è avvenuto il tutto?

È stata una cosa carina ma anche un po’ frenetica. Sono contento che ci abbiamo chiesto di partecipare, però devo ammettere che quel disco non mi fa impazzire, infatti ci sono delle canzoni che non avevo mai ascoltato, e a noi hanno chiesto proprio di fare la cover di una di quelle, quindi me la sono dovuta andare ad ascoltare e imparare da zero. Tra l’altro eravamo al Warped Tour in quel periodo, per cui abbiamo registrato i vari strumenti tutti in posti diversi, e io le parti vocali le ho registrate in uno studio improvvisato che abbiamo montato sul retro del tour bus, che è stata una cosa interessante e che non mi era mai capitata. Abbiamo dovuto fare tutto molto rapidamente, però ci siamo comunque divertiti. Fra le cover è sempre divertente perché la canzone è già scritta e tu devi solo reinterpretarla in modo tale da renderla tua.

Ultima domanda: cosa ne pensi delle uova?

Quando sono a casa le uova le mangio sempre, però a dire il vero mi piacciono solamente strapazzate!

**ENGLISH VERSION**

On March 5th we had the pleasure to have State Champs for the first time here in Italy. We chatted with frontman Derek DiScanio before the show, and he gave us some fresh and very interesting news about the band!

First of all, welcome to Italy! How’s everything going?

So far so good! It’s our first time here and we always like to be touristy and sightseeing, but I slept for a good amount of the day, so I blew any chance to really go exploring, but then I got to go out a little bit: we went out to the Castle and stuff not far away. We’ll be back in June with Pierce the Veil and other bands, so it’s cool to know already when you’re coming back before you’ve even played your first show. Tonight will totally set the bar for whether we really like it or not. We can’t expect much more, you know, we never thought the first time we’d come somewhere we’d have a sold out show even though it’s a smaller club. We like those kinds of shows ‘cause it’s what we’re used to, the small, intimate, packed up show, where we can be much closer to the fans and get a little crazier, so it’d be cool to do that and then vice versa come back the next time and be in a bigger room with bigger bands.

Your sophomore record Around the World and Back came out almost two years ago. Can you tell us what is going on right now in the State Champs camp?

Yeah, we’ve done as much touring as we possibly could on Around the World and Back and now it’s the end tail of the cycle: one more tour in the US and then we’ll be back in the studio to make a new album. We’ve already started writing, demoing stuff in California, and we started working with a lot of different people to help us with the next album: we’re collaborating with different producers and songwriters we’ve always wanted to work with, which is a new thing for us because we usually write the songs ourselves. And then we’re going to also write as many songs as we can by ourselves, and then pick the best ones for the next album. So it’s a new thing, but we have so much time and we’re ahead of the game.

Many artists often think back of songs they have released and realise there are changes they would make to those songs in retrospect. Is there a song you now wish you had done differently?

Usually it’s little tiny things for me, it’s never anything major like “oh, I don’t like that chorus anymore”. It’s little things like a harmony that could have been better, or a little guitar part that could have been tighter. But ultimately what I think we’re pretty proud of is that there isn’t anything major that we would totally change. It’s good to have no regrets, and that’s why I like to be ahead of the game with this next record: we’re going to finish recording songs and listen to them for a while before we decide to put them on the album.

Over the years you’ve had the chance to play bigger shows than most other pop punk bands thanks in part to the fact that you’ve supported big acts outside the pop punk spectrum. Do you think you’ve helped pop punk grow as a scene?

Ideally that’s what we’re trying to do: making it a bigger scene and making it more mainstream. But you’re right: sometimes we’ve played with other bands that sound a little different and are more poppy and have bigger crowds and are more on the radio, and supporting them is harder for us because we have to win over that crowd, who may not have heard of us or other pop punk bands. It’s important for us to adapt to that kind of thing and show those fans a different side to us, and then hopefully they come back and see our actual show. And we see that happening more and more after touring with bands like All Time Low, 5 Seconds of Summer or Sleeping with Sirens. It’s a different crowd, but at the same time there’s a lot of crossover with the fans, like, if you like those bands, you would like us in a different way.

How much do you think the Internet has helped you or other bands from your generation? Which are its negative aspects instead?

It helps 100%. It’s one of our biggest platforms. It’s the way that all bands are reaching out and building their fanbase these days. But I do think there are pros and cons to it, you know, we like to have a close relationship with fans and we like to reply and interact with them as much as we can, but because of that sometimes we meet them at the show and they say “you know me, we talk all the time, you should know my name, you don’t remember me?”, and it’s like “no, I don’t remember you, ‘cause we haven’t actually met!”, and it sucks because they think that you are best friends… but it doesn’t really happen for me unless I’m going to see you face to face multiple times at a show, and even then I’m still really bad with names, although I try to remember them and be a better friend to the fans. But that’s the only negative thing. And then of course you have shitty reviews and people who have opinions all over, but you can’t let that stop you, you’ve got to block out the haters.

You post lots of pictures of your shows on your social media accounts and you always bring along a photographer to take pics and videos. How important do you think this is to enhance the fans’ experience with your band and your shows?

That’s a huge thing for us, we’re always providing content for the fans to see because this way they feel like they know so much more about what’s going on every day. It’s so important, and that’s why we always have photographer and videographer Elliott Ingham with us. He’s been working on something special for the past year and a half; it involves a reissue of our last album with a full Around the World and Back DVD that goes with it. He put together such a cool thing: it’s all behind the scenes, touring, live footage and really good audio… it shows everyone the journey that is Around the World and Back.

Does someone in the band collect records? What do you think of buying music in physical formats?

I was always a CD guy, I never really hopped onto the vinyl thing, but I do really appreciate the vinyl culture. I don’t think anyone is a vinyl nerd in the band, but we all really do like it. Every time it comes down to pressing vinyl and picking the colors for the variants, we’re pretty picky, we try to make sure that everything is aesthetically pleasing, that those people who do collect vinyl really want to buy it, because everyone is getting so creative with the vinyl. When I was growing up, I was always buying CDs, and I still have hundreds back home, and I’m bummed out that it’s not as big as it was anymore, I wish more people would still buy CDs.

At the end of last year, you contributed to Rocksound’s My Chemical Romance tribute compilation for The Black Parade’s 10th anniversary. Can you tell us how it happened?

It was fine, but kind of hectic. It’s cool that they asked us to do it. I wasn’t the biggest fan of that album, I will admit, so there were songs on it that I hadn’t heard, and they asked us to do one that I had never heard, so I was like “okay, cool, let’s listen to the song, study it up”, and we were on Warped Tour at the time, so we recorded all the instruments in different places, and I sang the vocals in a makeshift studio with a vocal booth we set up in the back of our tour bus, so that was pretty interesting, I’d never done that before. It was very quick and very fast, but still fun. It’s always fun to do covers because the songs are already done, you just have to play your interpretation and do whatever you want that makes it yours.

Last question: what do you think about eggs?

I make eggs all the time when I’m home, but I really only like scrambled eggs!

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