#WEBONESTO: cyberbullismo contro il cyberbullismo

Che tu ti sia guadagnato il successo con talento e dedizione o che ti sia capitato sottomano per caso perché eri fan dei One Direction e conosci persone influenti, quando sei un personaggio pubblico (ma basta anche avere la spunta blu su Twitter) la gente parla di te, ti segue, si interessa alla tua vita – soprattutto in un’era in cui sui Social Media mostriamo anche più del dovuto -. Quindi le tue parole e le tue azioni hanno un peso.

Ieri pomeriggio la youtuber Sofia Viscardi è stata accusata da dueditanelcuore – persona con molti follower ma con una fama inferiore rispetto a quella della Viscardi – di non avere scritto il suo libro, ma di aver usato lei come ghostwriter. Da questo è scaturito un putiferio in cui una moltitudine di creator, influencer e gente a caso ha iniziato a scambiarsi cattiverie nel nome di un #webonesto.

Si era sospettato fosse un pesce d’aprile vista la data, ma la conferma di Show Reel lascia davvero perplessi:

“Lo “show” di litigi nato ieri dal post di @dueditanelcuore che accusa Sofia Viscardi di non aver scritto davvero il libro “Succede” riprende in modo più o meno fedele i commenti e le critiche che i creator coinvolti hanno ricevuto realmente in rete. Metterli in scena serviva a mostrare l’effetto domino e reale che le parole postate possono avere.
Show Reel con il supporto di molti dei propri creator ha voluto provocare una riflessione su un uso corretto e rispettoso di quel mezzo potente che sono i social”.

Usare i social in modo sbagliato per far riflettere su come usarli nel modo giusto? Non vi ricorda un po’ il motto “bombing for peace is like fucking for virginity”? Ma soprattutto in questo “esperimento sociale” c’è un errore di fondo: le vittime del cyberbullismo non sono solo i creator che bene o male sanno gestire le critiche (o dovrebbero saperlo fare vista la loro posizione); le vittime del cyberbullismo sono anche le persone comuni, quelle senza spunta blu e con meno di 1k follower. Ieri durante il goliardico “show” di litigi in cui Sofia non aveva scritto il suo libro, dueditanelcuore rubava, MurielXO mangiava il prosciutto, tutti parlvano male delle K4U, eccetera eccetera, c’erano delle persone di cui meno persone hanno letto i commenti che venivano chiamate stronze perché non difendevano Sofia, rincoglionite perché non sapevano dell’esistenza dei ghost writer, troie perché bo, troia è un po’ sempre la parola jolly. #webonesto è stato usato per darsi delle mestruate a vicenda e mandare frecciatine da persone che non avevano organizzato uno scherzone per il pesce d’aprile, ma che quelle cose le pensavano davvero e si sono sentite legittimate a dirle.
Probabilmente la gente che ieri si è scannata per le conseguenze di questa questione, ora che si è rivelato tutto uno scherzo, non starà li a crogiolarsi, ripensare a quello che ha detto/fatto/scritto e a quanto sia sbagliato il cyberbullismo, ma sminuirà tutto facendosi una risata perché “tanto era tutto uno scherzo”

La stampa italiana ha reagito mostrandosi quasi totalmente favorevole all’iniziativa, accusando “le vittime” di non aver capito lo scherzo, e allora scusate, siete meglio voi.
Quello che il web critica non è il fine, ma il mezzo. Forse dovrebbe far pensare che alcuni protagonisti di questa incauta “campagna di sensibilizzazione” stiano tuttora battibeccando su Twitter..

Usiamo il web in modo positivo, aumentiamo la consapevolezza dei problemi come il cyberbullismo, confrontiamoci per arricchire il nostro bagaglio culturale, divertiamoci con contenuti frivoli e spiritosi ma sempre stando attenti perché nel web si perde il controllo delle cose.

Anche gridare in coro “Gaia e Marco si voglion sposar, dopo le tre si sente uè sono già nati tremila bebè” era uno scherzo divertentissimo prima che Marco non ha spaccato due denti a Giovanni quando facevamo la quinta elementare.

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