The Ataris + Slimboy @ Padiglione 14, Collegno 21-03-17

di Michela Rognoni e Chiara Cislaghi (chi altri se no?)

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Se ci seguite da più di un giorno dovreste sapere che i The Ataris ci scatenano l’ormone più delle band di fighi tipo i With Confidence; se aggiungete il fatto che ci sono anche gli Slimboy (ex Cancer) la cosa degenera talmente tanto che l’unica soluzione possibile è prendere la macchina e farsi una vascata di 125 km per raddoppiare i feels.
Ci perdiamo per entrare al Padiglione 14 a causa delle fuorvianti indicazioni che citano “lavanderie a vapore” e “scuola di danza” (e Denise che segue le indicazioni dell’iPhone che ci fa andare dal benzinaio), ma poi seguiamo la musica degli Stereo Age e tutto ha molto più senso. Entrate nel locale non possiamo fare a meno di notare la sua somiglianza con il bagno della mia migliore amica delle medie: è lungo e stretto. Tipo: i 4th ‘n Goal come ci sarebbero stati su quel palco?
Ci siamo perse i The Compromise non perché non ci piace la scena ma perché siamo stupide e non sappiamo leggere gli orari sull’evento. Gli Stereo Age invece li abbiamo sentiti da sedute sul divano perché siamo ragazze semplici, vediamo un divano, ci sediamo. Gli Stereo Age tendenzialmente hanno spaccato, solo che sono stati penalizzati slimboy.jpgdal fatto che il Padiglione 14 è probabilmente l’unico locale nel mondo in cui davanti al palco l’acustica è migliore che vicino al mixer. Volume troppo alto, troppo rimbombo, non saprei, non faccio il fonico, ho solo le orecchie.
Quando sul palco salgono gli Slimboy (aka ex Cancer, ex The Ataris, ex MxPx e poi basta), i nostri feels iniziano ad aumentare in maniera esponenziale. Eravamo poco preparate sul nuovo album Sail On Sailor, ma il singalong è arrivato sulle ben note (quantomeno a noi) “Freak” e “I felt hope”. Tra i pezzi nuovi invece, chi ha colpite “Sorrows” perché è super emo e quindi bellissima. La performance è stata come sempre top.
ataris.jpgQuando i The Ataris salgono sul palco, non c’è neanche la possibilità di accalcarsi sotto il palco come delle quindicenni al concerto di Bieber perché ci sono ben 3 fotografi (che di lì a poco sarebbero diventati addirittura 4) che scattano da seduti e parlottano tra di loro come se stessero assistendo a una partita di briscola al circolino. Con “In This Diary” parte il fingerpointing violento, ma sono ancora tutti un po’ timidi; intanto la band sul palco è già carica e Kris ha una bottiglia da un litro e mezzo di Coca Cola Zero. Più si va avanti più si diventa nostalgici rispolverando brani come “Your Boyfriend Sucks”, “San Dimas Highschool Football Rules” e la cover di “Boxcar” che nessuno di voi cantava perché non siete punk e lo sto dicendo a tutti.

La cosa che fa più piacere di tutta questa situazione è che per la prima volta delle duecento in cui ho visto gli Ataris si vede una certa complicità tra i membri della band, soprattutto durante i nuovi arrangiamenti strumentali che fanno un sacco atmosfera ma tolgono spazio ad almeno un’altra canzone.

Oltre al solito encore in cui tutti rimangono fermi perché si sa che tanto tornano tutti sul palco, Kris ci fa uno scherzone perché suona “So Long, Astoria”, poi va via e tutti si mettono i giubbotti pensando che sia finito e invece ecco che la band torna ancora una volta sul palco per fare “Eight Of Nine” e questa cosa dovrebbe essere illegale ovunque.

Inutile dire che durante il viaggio di ritorno abbiamo controllato quanto distasse da noi Giavera del Montello.

 

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