Busted @ Tunnel, Milano 18-03-17

Di Ilaria Collautti

7e5790bbe5Il 20(1)7 è quell’anno in cui a quanto pare ci sono 8 concerti a settimana ed è così che il 18 marzo ci siamo fatti l’ennesima trasferta Padova-Milano, questa volta per la band della nostra infanzia, il trio britannico Busted. L’hype era inevitabile anche se il cambio di location causato dalla scarsa vendita dei biglietti continuava a preoccuparci: come avrebbero preso la cosa Charlie, Matt e James essendo la loro prima data italiana?

Arriviamo al Tunnel Club di Milano pregando ogni Santo possibile di proteggere la nostra macchina e restiamo qualche ora a lato della fila – dove i presenti sappiamo essere arrivati decisamente molto prima di noi – in attesa di qualche apparizione dei nostri beniamini. Lentamente arriva l’ora dell’apertura delle porte e il marciapiede si svuota velocemente, mentre si prepara a dare inizio alla serata Luca Chikovani, YouTuber italo-georgiano a cui spetta l’arduo compito di scaldare il pubblico di una band del calibro dei Busted. Non vorrei dilungarmi troppo, basti sapere che non sono molto d’accordo con la scelta dell’opener; non ritengo ammissibile che un musicista debba aprire il live di una band di fama mondiale suonando il 90% di cover in un misero set da meno di mezz’ora, negando così la possibilità ad artisti/band più meritevoli che avrebbero sfruttato in modo migliore la visibilità data dall’evento. Non sto assolutamente dicendo che Chikovani non sia bravo, semplicemente preferisco venga data più importanza alla gavetta e alla meritocrazia piuttosto che al bel faccino di YouTube per raccattare ragazzine che comprino biglietti in extremis.

Finalmente, dopo essersi fatti attendere, il trio inglese sale sul palco accolto dalle urla dei fan che per una notte potranno sentirsi nuovamente teenager, mentre le chitarre intonano le prime note della hit “Air Hostess”. La setlist è un susseguirsi di pezzi vecchi e nuovi tratti dall’album Night Driver, come la bellissima “Thinking of You” o la peggiore “Night Driver”, passando per il vecchio singolo “Who’s David” ri-arrangiato rispetto alla versione originale.

Il momento lacrimoni arriva con “Meet You There”, che l’anno scorso era stata scelta come canzone per annunciare la reunion, mentre poco dopo arriva “New York” a stupire, risubustedltando migliore live rispetto alla versione in studio – che non mi ha mai presa più di tanto. Purtroppo però a questo punto del set c’è stato qualcosa che proprio non mi è piaciuto: James Bourne, mentre il pubblico cantava il ritornello di “New York”, è intervenuto dicendo in modo polemico che “non si aspettava conoscessimo il testo di questa canzone”. Forse sono io che penso male, ma l’ho interpretata come una lamentela sul fatto che la data non ha venduto quanto avrebbero voluto e che, di conseguenza, “nessun fan italiano poteva essere un vero fan”.

Per fortuna poi la serata continua ad essere piacevole ed emozionante, con “3am” che è sempre da brividi grazie anche allo scream sul bridge del meraviglioso Charlie Simpson e l’emozionante “Those Days Are Gone”, dove la band dà il meglio di sé in quanto a presenza scenica e coinvolgimento – che bello Matt Willis che fa l’animatore turistico.

Arrivati al momento dell’encore, la band ci dice di immaginare che loro siano usciti dal palco (per chi non è mai stato al Tunnel, sappiate che non esiste un backstage –nda) per poi essere rientrati sull’ipotetico coro “One more song”, che gag. Questa one more song in verità sono due, il primo singolo post-reunion “Coming Home” e il loro brano più famoso “Year 3000” (perché in verità non è dei Jonas Brothers) che ci fa saltare e cantare tutti senza alcun ritegno – e va benissimo così.

All’improvviso è tutto finito esattamente com’è iniziato, 15 anni di attesa per una data italiana volati via in un’ora e un quarto di spettacolo, uno spettacolo che avremmo voluto durasse per sempre.

I Busted sono una di quelle band che, quando le vedi, ti danno tutto. Enormi emozioni, massive throwback alla propria adolescenza, grande presenza scenica e uno show di qualità dal punto di vista di performance musicale. C’è da dire però, che quello di Milano è stato forse un live piuttosto freddo e distaccato rispetto a quello alla O2 Arena dello scorso anno, a cui ho avuto la fortuna di assistere, ma che Matt, James e Charlie, nonostante le preoccupazioni iniziali, alla fine abbiano cercato di prendere il meglio dalla situazione e si siano comunque divertiti.

Unica nota negativa che mi sento di citare è qualche comportamento di James, che ho visto poco concentrato sul concerto e in generale non in gran forma; ha anche cantato poco – lasciando spesso il microfono girato verso il pubblico – e ciò ha compromesso la sua performance e le mie aspettative. Ritengo che in qualche occasione abbia mancato di rispetto ai fan, a chi ha speso soldi per assistere ad un bel concerto e che lui avrebbe potuto (e dovuto) dare il massimo, indipendentemente da quanto fosse grande o pieno il locale.

Per fortuna però posso tranquillamente dire che nel complesso i Busted live non deludono e sono bombe (menzione speciale a Charlie Simpson che ha una voce e una precisione davvero incredibili), fanno saltare e cantare finché non hai più fiato e le ginocchia non ti fanno male. Non posso che concludere dicendo di essere fiera di aver assistito alla loro prima data italiana dopo 15 anni di amore incondizionato e voglio ringraziare tutti i presenti per averci messo il cuore e aver dimostrato che anche in Italia la loro musica è ancora apprezzata, nella speranza che tornino presto e che lasciamo tutti – fan e band – la venue soddisfatti.

SETLIST:
Air hostess
Thinking of you
On what you’re on
Night driver
Nerdy
Who’s David
I will break your heart
Meet you there
Crashed the wedding
Sleeping with the light on
New York
3am
What I go to school for
Those days are gone
(Encore)
Coming home
Year 3000

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