Interview with An Harbor

di Alessandro Mainini

an-harbor

Venerdì sera il Serraglio di Milano ha ospitato il primo live nel capoluogo lombardo come full band di An Harbor, nome d’arte del piacentino Federico Pagani. Al termine del concerto Federico si è reso disponibile per un’intervista-lampo imprevista e quindi con domande improvvisate sul momento, ma per fortuna lui è simpatico e ha fatto sì che l’intervista si concludesse felicemente e senza intoppi.

Come è nata la tua passione per la chitarra e per il canto?

Completamente a caso. Ascoltando i dischi di mio padre e cantando su qualunque cosa mi capitasse, finché ho capito che forse potevo anche cantare per davvero. Quando ero ragazzino ho iniziato suonando con una band in cui cantavo e basta, poi ho smesso di cantare e sono passato a suonare il basso, la chitarra… non ho cantato per alcuni anni, poi ho ricominciato da un po’ di tempo a questa parte.

L’influenza di tuo padre quindi è stata determinante?

Sì, diciamo che mio padre ha una discreta collezione di rock anni ’60-’70. Quando ero bambino mi faceva ascoltare i King Crimson invece di Cristina D’Avena e io piangevo come un matto perché mi facevano paura… quei mellotron superepici e drammatici poi alla fine probabilmente mi hanno condizionato.

Anche tu collezioni dischi?

Io assolutamente sì. Compro i dischi da quando sono ragazzino e li compro ancora adesso. Ovviamente meno di prima perché una volta li compravo a scatola chiusa, e ne ho comprati molti che poi ho capito che non mi sarebbero piaciuti. Coi mezzi di oggi invece ne ascolto tanti, ma compro solo quelli che so che mi piaceranno. Però sì, mi piace assolutamente avere il supporto fisico, soprattutto il vinile anche se costa parecchio.

Come ha avuto origine la tua collaborazione con This Is Core?

È nata per caso: ci eravamo conosciuti grazie ad amici in comune appena dopo la mia esperienza ad X Factor, ed è nata l’idea di lavorare insieme. Ci ho messo un po’ a finire il disco, ma quando è stato pronto li ho contattati, a loro è piaciuto molto e così è iniziata la collaborazione.

Parlaci un po’ delle caratteristiche del tuo nuovo disco May.

Secondo me è un disco abbastanza trasversale; può piacere un po’ a tutti, o almeno così spero. Io dico sempre che lo vedo come un disco che può piacere a mia madre così come a qualcuno che ascolta hardcore o altri generi che di solito tratta This Is Core. Con un po’ di apertura mentale naturalmente.

Qual è la canzone che secondo te rappresenta meglio l’essenza del disco?

Direi probabilmente Like a Demon.

La differenza tra suonare da solo e full band come stasera?

Suonare con la band intera è incredibile. Ci devo fare un attimo l’abitudine perché i ritmi sono tutti molto più serrati, non posso gestire i tempi solo a mio piacimento, però è molto bello e ne avevo voglia e bisogno. Per il futuro spero di mantenere i concerti come full band: questi ragazzi [intende i suoi compagni di band] bisogna farli divertire!

Ultima domanda: cosa ne pensi delle uova?

[ride] Beh, mi piacciono molto! Ne mangio un sacco e spero che mi facciano diventare muscoloso, anche se manca tutta quella questione di sollevare i pesi sulla panca… le uova da sole non possono fare i miracoli!

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