Sittingthesummerout + Hotel Books + guest @ Circolo Svolta, Rozzano 21-01-17

#FLAME
hotel books.jpgIl Circolo Svolta è un locale potenzialmente molto bello. È spazioso, ha una buona acustica e fanno anche la pizza. Il brutto è che si trova a Rozzano, appena fuori Milano, impegnativo da raggiungere coi mezzi, vicino a un’autodemolizione e all’interno del locale fa troppo freddo. Del tipo che le band facevano soundcheck in giubbotto. E a dire la verità la pizza non è molto buona.


Ancora in clima polare salgono sul palco, tutt’altro che timidi, i Radura e non si sa bene se siano stati loro o la stufetta a gas a riscaldare il pubblico, ma sicuramente hanno portato a casa molti consensi col loro emocore grezzo e urlato in italiano.

Seguono i Disparity, che hanno un merch molto bello. Non so perché ma mi sono fissata che le parti cantate in pulito mi ricordano i Coheed and Cambria, in realtà no. Però c’è una bella energia sia da parte della band sul palco, sia da parte del cantante che vaga tra il pubblico urlando e contorcendosi chiedendo poi di avvicinarsi ma, insomma, è complicato.

Le carte in tavola cambiano quando sul palco salgono i Sittingthesummerout. Tutti i presenti si avvicinano al palco, un po’ più vicini, ancora più vicini, ok, così va bene. Roba che se ti giravi pensavi “Ah, ma quindi è così che si fa quando dicono support your local scene”. I Sitting non si vedevano da sei mesi per colpa di Samir il giramondo, ma quello succedeva ogni autunno… la grossa novità è Dimitri in piedi sulla destra con dei sobrissimi jeans invece dei soliti calzoncini militari; sotto di lui è subito curva di Dimitri, come ai vecchi tempi. La band inizia e tutti pogano perché non siamo mica ai cosi verdi e si perdono le corde vocali sulle parti più sing along. Siccome sembrava tutto troppo bello per essere vero, a un certo punto Luca #spaccatutto, Dimi gli cede cavallerescamente il posto e si ritorna alla solita formazione a quattro per chiudere con tutti i feels di “Fatima”.

Mancano ancora due band tra cui gli headliner, ma ci si sente come se il bello ormai sia passato. I Convictions sono esattamente la band che non ascolterei mai: urla a caso, breakdown, mossette esagerate. Molto bravi, per l’amor del cielo, eh, però ascoltateli voi, io passo. Poi non si è capito bene perché nonostante siano una Christian band abbiano una maglia con la croce rovesciata.

Gli Hotel Books. Ossia Cam Smith e un paio di amici. La situazione parte bene, con la band sul palco che suona l’accompagnamento per le belle parole di Cam. Solo che poi la band smette di suonare e Cam continua a parlare e parla e parla e non si capisce quando sta interagendo col pubblico e quando sta dicendo le sue poesie. Lui ci mette tantissimo pathos, eh, solo che quando ad un certo punto vedi che il chitarrista è al merch a guardare il cellulare forse c’è qualcosa che non va. Sette canzoni. Sette canzoni in un’ora di concerto. E non perché sono suite da 13 minuti tipo i Dream Theater. “Ma no, ma non è stato noioso, è poesia”. Alzi la mano chi ha capito tutto quello che ha detto (e poi ve la taglio perché non è vero). Insomma, bello bello ma a un certo punto basta.

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