Interview with Hotel Books

di Alessandro Mainini

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English version available below

Siamo abituati a pensare a Hotel Books come a un progetto emo/spoken word con musiche da funerale e testi tristissimi pieni di lunghe frasi complicate, il tutto recitato tra il magone e il pianto disperato da Cam Smith, autore di tutti i testi e unico membro stabile della band. Nel tempo in cui ho avuto il piacere di conversare con lui all’interno del suo tour van ho invece scoperto che a Smith piace scherzare e per lavoro scrive pezzi di cabaret e satira, chi l’avrebbe mai detto? Ho anche scoperto che gli piace parlare tanto, ma da uno che ha costruito la sua carriera musicale recitando monologhi, questa è decisamente meno una sorpresa.

Cosa ti aspetti dal pubblico italiano, e più in generale, quali sono secondo te le differenze tra il pubblico europeo e quello americano?

Mah, io spero innanzitutto che stasera ci sia un po’ di gente, perché con questo freddo magari la gente esce di meno. Per noi è un po’ diverso rispetto a molte altre band perché facciamo spoken word, quindi chi non parla inglese non può proprio trovarci nulla di bello negli Hotel Books. Direi che l’unica grande differenza tra i due tipi di pubblico è questa. Spesso ai concerti trovi la gente ubriaca che è lì solo per sentire le band metal, e in America di solito questa gente se ne va prima del mio set, mentre qui restano anche a vedere me. Ma questo succede perché in America la maggior parte dei locali per concerti non vende alcol: lì l’alcol è più pericoloso perché la gente non è capace di darsi dei limiti. Quindi appunto, non sono molto abituato a suonare con anche la gente ubriaca nel locale, e questa è un’altra grande differenza: loro che mentre suono urlano pensando che così aiutano a rendere il tutto più divertente, quando in realtà tutti gli altri vorrebbero menarli.

Tu sei di Porterville, California. Pensi che la tua città d’origine abbia avuto qualche influenza sulla tua arte?

Sì, assolutamente. Con gli Hotel Books abbiamo iniziato ad avere successo quando abbiamo pubblicato la canzone Nicole; è lì che è cambiato tutto, e io subito dopo mi sono ritrasferito a Porterville, perché volevo tornare a stare nel posto in cui avevo tutti quei ricordi, anche perché tutti i miei testi parlano di me. È una cittadina molto strana e povera ma sono felicissimo di esserci nato, perché non sono cresciuto sotto una campana di vetro; anzi, ho conosciuto gente di tutti i tipi. Dove vivo io ci sono molte persone di origine latinoamericana, quindi sono cresciuto in mezzo a una bellissima cultura messicana che mi ha ispirato davvero tanto. In parte la mia musica è così espressiva e rumorosa proprio perché sono abituato a vivere circondato da una cultura rumorosa e divertente.

Cosa ti ha spinto ad iniziare a fare musica?

La disperazione. La necessità. Il punto della poesia è che se ho dei pensieri che mi tormentano ho bisogno di farli uscire dalla testa. All’inizio scrivevo delle poesie e le facevo semplicemente leggere ai miei amici. Non ero partito con l’intenzione di farlo diventare un progetto musicale. La musica è nata dal bisogno di esprimere certi pensieri.

Lo spoken word è un genere particolare perché a volte si rischia di essere ripetitivi e che tutte le canzoni si assomiglino. Come fai a mantenere un sound fresco e vario?

Beh, secondo i commenti che leggo su YouTube in realtà non ci riesco [ride]. Per l’ultimo album abbiamo collaborato con dei co-writer. Sono circondato da bravissimi musicisti, tutti con influenze diverse dalle mie. Qualche settimana fa eravamo in studio, e Andrew, uno dei co-writer nonché uno dei miei migliori amici, è un grande fan dei Mayday Parade, per cui mi fa “voglio scrivere una canzone che abbia un sound più rock, tipo Mayday Parade.” Io principalmente mi occupo dei testi e ho poi queste varie persone che pensano alla musica. Per cui cerco di mantenere un sound originale proprio facendo scrivere le varie canzoni da diverse persone.

Ripensando alla tua carriera musicale, qual è il tuo più grande rimpianto (se ne hai), e qual è invece la cosa di cui sei più orgoglioso?

Vorrei che fosse rimasto un progetto solista. Perché io faccio un sacco di attività, non ho solo la band, e credo di aver fatto del male a molte persone cercando di far felici tutti anche quando al momento non ero davvero focalizzato sulla band. Magari andavo dai miei bandmate e gli dicevo “dai, vedrete che andrà tutto bene”, ma le cose non andavano bene, andavano malissimo, però io volevo proteggerli, perché loro ci mettevano il cuore e io no. La cosa di cui sono più orgoglioso probabilmente è un libro che ho scritto, Found Footage. Ne vado davvero fiero. E direi anche I’m Almost Happy Here.

Qual è secondo te la canzone che rappresenta meglio la tua musica?

Io direi Van Nuys, la canzone nuova, giusto perché è quella più catchy. Ci sono anche parti cantate, per cui se uno vuole cercare di capire lo spoken word, quella canzone contiene anche elementi rock e cose del genere… ma se invece volesse sapere quali canzoni catturano meglio il sound degli Hotel Books, direi Dreaming or Sinking, o Constant Collapse, oppure Nicole. Perché sono canzoni che sono uscite verso la metà della nostra carriera, per cui fondono il vecchio sound e quello nuovo.

C’è una tua foto su Twitter di fianco alla famosa citazione di JFK “Noi non abbiamo mai dovuto costruire dei muri per tenere dentro la nostra gente.” Dato che i muri sono stati uno dei principali temi di discussione nell’ultimo anno, quali sono i tuoi pensieri riguardo a questa frase e che valenza pensi che abbia nel mondo di oggi?

Da ieri Donald Trump è il mio presidente, e questa cosa è incredibile perché da quando ero piccolo l’ho sempre conosciuto come un tizio che conduceva un programma in TV. Io vivo in una sorta di bolla d’aria costituita da persone liberali che si aiutano l’un l’altra ed è una cosa bellissima e della quale sono felice. Allo stesso tempo però è anche complicato, perché molte di queste persone essendo bianche si sentono obbligate ad odiare qualsiasi cosa che attacchi le minoranze, perché pensano di dover dimostrare continuamente di non essere come tutti gli altri bianchi. Mi sono fatto fare quella foto e l’ho postata perché eravamo a pochi giorni dall’inaugurazione della presidenza Trump. Quello che quel post vuole dire è una cosa come “noi dobbiamo cercare di essere una nazione di cui la gente voglia far parte, non una nazione da cui la gente se ne vuole andare o che si veda costretta a tenere dentro la gente a forza.” Credo però che le persone che sono scese in strada a cantare “costruiamo il muro”, credo che debbano capire che la volontà di tener fuori la gente con così tanta passione faccia paura a quelli che invece ce la mettono tutta per entrare. Io sono una persona decisamente privilegiata e la società mi ha premiato, visto che lavoro nell’industria dell’intrattenimento; inoltre sono un maschio, sono cristiano, bianco ed eterosessuale, per cui le cose per me sono sempre state molto facili. Io però ho anche origini cinesi, e mi hanno raccontato che quando i miei nonni si sono trasferiti in California hanno subito diversi episodi di razzismo. Anche sentendo queste storie io non so che cosa si provi a subire certe cose, quindi non scenderei mai per strada a cantare “costruiamo il muro” se nemmeno capisco quale effetto questo muro avrebbe per le persone che hanno letteralmente perso i propri cari cercando di entrare negli Stati Uniti. E fingere di sapere cosa si provi in situazioni del genere sarebbe solo ignoranza, quindi secondo me l’unica ragione per cui si dovrebbero costruire dei muri non è quella di tener fuori le persone, ma di tenere al sicuro ognuno di noi; dove per ognuno intendo ogni singola persona, non solo i bianchi nati in America o i messicani nati in America.

C’è un passaggio in Ten Steps Forward in cui dici “alle figlie si insegna che devono amare solo se riescono a superare le barriere di genere, e queste differenze di trattamento sono diventate una malattia, e le malattie tendono a dettarci ciò che crediamo di poter diventare.” Ti dispiacerebbe spiegare ulteriormente questo concetto?

Con molto piacere! Mi si era spezzato il cuore vedendo una ragazza che conosco che si era candidata ad un lavoro e al suo posto avevano scelto un uomo che aveva una lunga storia di molestie sessuali alle spalle. Ha letteralmente toccato numerose donne in modo inappropriato persino sul posto di lavoro, e alla fine lui il lavoro l’ha avuto e questa ragazza no; per di più era un lavoro in un college. Praticamente tutto ha giocato a suo favore nonostante avesse molestato delle persone. E in quell’occasione ho pensato “non voglio aspettare che una cosa del genere capiti anche a persone a me care, è una cosa che adesso voglio approfondire, perché l’ho vista succedere e so che esiste davvero”, e in quel momento volevo scrivere una canzone in cui si parlasse di progresso personale, in cui dicessi di essere stato scoperto a non fare la mia parte. Prendermi la responsabilità di riconoscere la mia posizione privilegiata in quanto persona che non subisce le differenze di genere non è abbastanza. Non basta dire “eh, sì, lo so che sono privilegiato”: devi anche dire “è il mio compito essere compassionevole ed evitare che questo privilegio diventi una malattia.” Perché se un assassino riconosce di essere un assassino non è che allora lo si può scusare. Allo stesso modo non si può scusare il fatto che un uomo calpesti una donna e le rubi il lavoro, e bisogna non solamente riconoscere che questo sia un problema, ma anche riconoscere che si debba cercare di eliminare questo problema, ed è per questo che l’ho chiamato una malattia, perché le malattie vanno combattute. Non si può restare inerti. Se si ha una malattia bisogna prendere le medicine, bisogna guarire, non si può dire “puf, sparita da sola.” È per questo che ho deciso di usare la parola malattia. A una donna che dice “essere donna mi rende poco qualificata per il lavoro” io dico “no, non sei tu il problema. La malattia sta nella mente delle persone che dicono che il problema sei tu”, ed è questo il significato di quel verso per me. Ma non si tratta solo delle donne: persino i ragazzi bianchi che fanno il college e spendono 50,000$ e poi quando escono non trovano lavoro perché il lavoro per i giovani non c’è, e i milionari che dicono che il nemico sono i bianchi… no, questo ragazzo di 22 anni è disoccupato pure lui come tutti, pure lui fa la fame, e magari alla fine la società lo premierà un po’ di più rispetto ad altri ragazzi, ma lui non fa parte dell’1%, non è uno che si avvantaggia del sistema, è anche lui uno che fa fatica, ed è per questo che dico “dobbiamo smettere di farci dare ordini dalle malattie”, perché siamo tutti sulla stessa barca.

Secondo te qual è il valore della poesia nel mondo di oggi?

Non sono un grande esperto di poesia… Hotel Books era il nome della rubrica che tenevo nel giornale della mia high school, e dopo è diventato un progetto musicale. Per quanto riguarda la poesia, per me la cosa più importante è la sua espressione: non ha vere e proprie regole, e molte persone tra cui anche io hanno bisogno di un mezzo privo di regole per dire “il mio obiettivo è cercare di scrivere quello che provo, non so fare le rime ma sono capace di esprimermi e di usare le mie parole in maniera positiva.” E credo che funzioni così dall’origine dell’umanità: la poesia è una delle cose più antiche che abbiamo, ci sono poesie scolpite sulle pareti delle caverne che risalgono a tempi in cui la lingua scritta ancora non esisteva.

Segui qualche sito o account di satira?

Ho smesso di farlo da quando ho iniziato a scrivere anch’io satira. Non vorrei seguire cose di questo genere e poi senza fare apposta rubare delle battute o delle frasi. È strano perché ci sono due fazioni: quelli a cui piacciono le cose che scrivo su twitter perché faccio un po’ il coglione, e quelli che invece non sopportano queste cose perché mi preferiscono triste. Non so, il mio libro in parte fa ridere e in parte è triste; c’è a chi piace e a chi no. Ultimamente sto cercando di occuparmi maggiormente di satira e di cose divertenti e un po’ meno di cose da Hotel Books, ma si vedrà. La gente mi vuole triste, ma io non sono una persona triste. Io come lavoro scrivo pezzi comici e anche su twitter cerco di fare della comicità; una mia giornata-tipo è un po’ come i miei tweet: piena di battute imbarazzanti. Ho anche appena girato il pilota della mia prima serie comica. All’inizio io e un mio amico abbiamo preso una videocamera e abbiamo girato un breve filmato in casa di mia mamma in cui io facevo finta di voler diventare uno YouTuber famoso. Era una sorta di scherzo per dei nostri amici, ma una casa di produzione alla fine ce l’ha comprato. È la prima volta che l’industria cinematografica apprezza una cosa scritta da noi. Non è satirica e brillante come le cose che scrivo di solito, ma è una serie in cui rifletto su quali siano i limiti della comicità: si può scherzare sull’incesto, sullo stupro, sul razzismo? I temi sono più o meno questi, che poi sono anche molti dei temi che tratto con gli Hotel Books. Non è una serie del tutto stupida, ma allo stesso tempo il mio personaggio è un ragazzino stronzo che vuole diventare famoso ma non ha nessun tipo di talento… un po’ come me in fondo!

Cosa ne pensi delle uova?

Se vuoi delle proteine ma non vuoi mangiare la carne sono perfette. Il tofu ad esempio non mi piace, fa schifo; quelli che lo mangiano ti dicono che prende il sapore di qualsiasi cosa ci cucini assieme… ma allora mangiati direttamente quella cosa! Se vuoi il sapore del bacon, non cucinare il bacon col tofu: mangiati direttamente il bacon, cazzo! Insomma, le uova sono il modo migliore per avere un po’ di proteine senza doversi mangiare la soia che fa cagare. Non so neanche perché mi sto scaldando così tanto per rispondere alla domanda più strana che mi abbiano mai fatto. [ride] Mi hanno detto che le galline non vengono trattate bene… non so se sia vero o meno, non mi sono informato; io mi occupo principalmente delle persone, non degli animali… cioè, gli animali mi stanno a cuore, eh, semplicemente non sono il mio focus primario. Io poi sono di origini asiatiche, quindi mettere delle uova alla coque in una scodella di Top Ramen per me è la cosa che fa stare meglio di tutte. E poi un’altra cosa buona delle uova è che costano poco. Non so, non vorrei che venisse qualcuno a twittarmi cose tipo “hey, ma non sai che le galline vengono maltrattate?” Io ne voglio star fuori, è una battaglia che ho deciso di non combattere e quindi non dovrebbe combatterla nessun altro contro di me. Perché se qualcuno mi scrivesse una cosa del genere non farei altro che prenderlo in giro su twitter. Mi piacerebbe poter diventare vegano, perché mi sa che il mio corpo apprezzerebbe, ma non fa proprio per me. È un po’ come la chiesa: non fa per me, ma non è che giudico chi ci va. Le uova comunque sono buonissime.

English version:

What are your expectations from the Italian crowds, and more in general, what do you think are the differences between European and American crowds?

Well, hopefully people come tonight; it’s just so cold, you know, people aren’t coming out as much. Yeah, it’s different for us because we’re spoken word, so for people who don’t understand English, there’s really nothing to enjoy about Hotel Books, so that’s the only big difference with crowds. You get some of those drunk guys who just came to hear the metal bands, and in America those guys will just leave [before my set], but here they stay, but that’s because in America most of our venues don’t sell alcohol. In America generally alcohol is more dangerous, people don’t know how to use it, so I’m not used to playing with drunk people roaming around, so that’s the biggest difference: drunk people yelling at me while I’m playing and they think they’re helping and making it more fun, but everybody else wants to hit them.

You’re from Porterville, California. Do you think the city you come from had any influence on your art?

Yes, totally. Hotel Books started getting popular when we put out the song Nicole; that’s when everything changed for us, and I actually moved back home pretty much immediately after, because I wanted to be in the place where I had all those memories, because all the lyrics are about me. It’s a weird small poor town that I’m very grateful to be from, because I wasn’t sheltered, I got to meet a lot of different types of people. A lot of Hispanic people live where I live, so I grew up in this really beautiful Mexican culture that definitely inspired me a lot. Part of why the music is so expressive and so loud is because I’m used to being around a loud, fun culture.

What urged you to start making music?

Desperation. Needing something. With poetry it was like, I have these things in my head, I need to get them out of my head. It was just writing some poems, handing them out to my friends. Originally there was no plan of it being a musical project. Music was just like “I need to say some things.”

Spoken word is a peculiar genre because sometimes it risks being repetitive, with songs sounding all alike. How do you keep your sound fresh and diverse?

According to YouTube comments I don’t [laughs]. Our latest record we had producers co-write. I’m surrounded by some really good musicians who have very different influences than I do. We were in the studio just a few weeks ago, and Andrew, one of the hired musicians and one of my best friends, he really likes Mayday Parade, so he was like “I want to do more of a rock song, like Mayday Parade.” And so for me it’s like, I just write lyrics, so I just come and go. The music is drawn from all these different people, and I just put poetry on top. So the way I keep it original is by having different people write different songs.

Thinking back on your career in music so far, what is your biggest regret if you have any, and what is the thing you are most proud of?

I wish I would have kept it a solo project, because I do a lot of things, I don’t just play in this band, and I think I have hurt a lot of people, because I’ve tried to keep everybody happy but my heart wasn’t in it, so I was telling my bandmates like “hey, everything’s gonna be great”, but everything was not great, everything was awful, but I wanted to protect them from that, because they were putting their all in the band and I wasn’t. The thing I’m most proud of is probably a book I wrote, Found Footage. I’m so proud of that. And I’m also really proud of I’m Almost Happy Here.

Which of your songs represents your music the most in your opinion?

I would say Van Nuys, the new song, just because it’s the catchiest. There’s singing, so if somebody was trying to understand spoken word, that song has the rock elements and stuff… but if somebody wants to know what song captures all of Hotel Books, I’d say Dreaming or Sinking, or Constant Collapse, or Nicole. Because that was kind of the middle of our career, so they blend the old sound and the new sound.

There’s a picture of you on twitter near the famous JFK quote “We have never had to put a wall up to keep our people in”. Since walls have been quite the topic of discussion this past year, what are your thoughts on this sentence and how do you think it applies to today’s world?

As of yesterday, Donald Trump is my president, and that’s crazy because I grew up knowing him as the guy on a TV show. I live in a bubble of liberal people who all look out for each other, and it’s great, and I’m grateful for that, but it’s also difficult because there’s a lot of guilt of white people who are like “we have to hate anything that attacks minorities because we have to prove that we’re not like all the other white people”, and I think that the reason that I took that picture and posted it was because it was right before the Trump presidency. In my opinion that post is saying “we need to be a nation that people want to be in, we don’t want to be a nation that people want to leave or a nation where we have to keep people in”, and I hope that’s what we are, but I don’t know. But I think that the people who were in the streets chanting “build the wall”, they do need to understand that having that much passion about keeping others out is scary to people who work really hard to get here. I’m somebody who has a lot of privilege and clearly I’ve been rewarded by society, I mean, I’m in the entertainment industry, so I’ve been rewarded more than anybody, and I’m a straight white Christian male, so things have been very easy systemically. So I look at it and say “I don’t understand how it feels to have to funnel my way into this country”, but I am part Chinese, and I’ve heard stories of my grandfathers moving to California and dealing with racism, and hearing that, I don’t know how it feels, so I’m not going to go in the streets and chant “build the wall” when I don’t even understand the effect it would take on the people who literally lost their loved ones trying to get here. And to pretend I know how that feels would be ignorant, so for me, I think the only reason we should build walls is not to keep people out, but to keep each other safe, each other being all of us, not just white people who were born in America, or Mexicans who were born in America.

There’s a passage in Ten Steps Forward that goes “daughters are taught only to love if they can break through a glass ceiling and these double standards have become a disease and diseases tend to dictate what we think we can be”. Would you mind elaborating on this?

I’d love to! My heart was really breaking for a girl that applied for a job and didn’t get it, and it was given to somebody who literally has a history of sexual harassment; he has inappropriately grabbed women in a workplace, and he got the job and she didn’t, and it was a job at a college. So he had everything going for him, even though he’s molested people. And that was one of those things where I was like “I’m not going to wait until this affects me, I’m going to study it now, because I’ve seen it, I know it’s real”, and I think I wanted to write a song about trying to take steps forward and realizing I had been caught not doing my part and that was my fault. Just taking the responsibility of acknowledging my privilege or that there is no glass ceiling for me is not enough, it’s not enough to just say “hey, I know that I am privileged”: you also have to say “it’s my job to be compassionate and not let it become a disease”. If a murderer acknowledges he’s a murderer, that doesn’t make it okay, and so for somebody to stump all over a woman and take her job from her is not okay, and you need to not just recognize that it’s a problem, but also recognize that you have to end the problem, and that’s why I called that a disease, because diseases have to be fought. You can’t just sit back. With a disease you have to medicate, you have to heal, you can’t just say like “hey, poof, it’s gone”. So that’s why I decided to use the word disease. For a woman to say “I have this thing that makes me unqualified”… I say “no, you’re not the problem. The disease is in the mind of people who are calling you a problem”, and that’s what that line means to me. And it’s not just women, even young white men who go to college and spend 50,000$ and then don’t have a job because young people aren’t getting jobs, and then the millionaires say white people are the enemy… no, this 22-year-old, he’s also unemployed, he’s also starving, and maybe society’s going to reward him a little bit more, but he’s not a 1 percenter, he’s not the one taking advantage of the system, he’s struggling too, and that’s why I say “we need to stop letting diseases telling us what we can be”, because we’re all in this together.

What do you think is the value of poetry in today’s world?

I don’t know much about poetry… Hotel Books was my blog in my high school newspaper, and then turned into this. I think poetry, the most important thing for me is just the expression of it, there’s just no rules to it and a lot of people including myself need a medium with no rules to say “I’m just here to write how I feel, I don’t know how to rhyme but I know how to express myself, to use my words for good”. And I think it’s always been that way: poetry is one of the oldest things we have, there’s poetry carved in the walls from before written language existed.

Do you follow any satire website or platform?

Not anymore. Because I started writing that stuff and I don’t like following stuff and then accidentally stealing from them. It’s weird, there are two camps: people who love me on twitter because I’m just a dick, and then people who hate it because they want me to be sad, so I don’t know, my book is half comedy and half sad, and some people like it and some people hate it. I’m trying to get more into the satire and the fun and less Hotel Books, but we’ll see. People want me to be sad, but I’m not a sad person. I write comedy for a living, and I tweet comedy, my standard routine is pretty much the same thing as my tweets: really uncomfortable jokes. I just shot my first comedy special. Me and my buddy just had a videocamera, we shot this thing in my mum’s house about me trying to become a famous YouTuber. We shot it as a joke for our friends and then a production company bought it from us. It’s the first thing we wrote that the industry really liked, it’s not as satiric and smart as my normal stuff, but it’s kind of a comedy special about where the limits of comedy are: are you allowed to make fun of incest, rape, racism…? And kind of dealing with those issues, a lot of issues Hotel Books sings about. It’s not completely stupid, but I play this like my character is this asshole kid who just wants to be famous but has no talent… very similar to my own life!

What do you think about eggs?

If you want protein but you don’t want to eat meat, it’s a good one. I don’t like tofu, it sucks; what they tell you is it absorbs the flavor of whatever you cook… just eat other things then! If you want the flavor of bacon, don’t cook bacon with tofu: just eat bacon! So eggs are the best way to get protein without having to eat shitty soy paste. I don’t know why I’m so passionate about this, I’m getting worked up about the dumbest question I’ve ever been asked. [laughs] I’ve been told the treatment of chicken is not good… I don’t know if that’s true, I haven’t researched it, my focus is on people, not on animals… I care about animals, but it’s just not my focus. I’m Asian, putting some soft boiled eggs into a bowl of Top Ramen is the best way to feel. And eggs are great because they’re cheap. I don’t know, I don’t want anyone tweeting at me “hey, the chicken are being abused”, I’m staying out of that, I’m not choosing that battle and you should not choose it with me. Because I’ll just make fun of you on twitter if you do. I wish I could be vegan because I feel like my body would appreciate it, but it’s not stuff for me. It’s like church: it’s not for me but I’m not going to judge somebody who goes to church. But eggs are great.

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