“Night Driver” by Busted

Di Ilaria Collautti

Busted_-_Night_Driver_(Album_Artwork).jpgEccomi finalmente qui a parlare del glorioso ritorno sulle scene dei britannici Busted e della loro nuova fatica Night Driver, album composto da 12 tracce “alternative pop” con un tocco di elettronica.

Si apre con “Coming Home”, primo singolo uscito dopo dieci anni di silenzio, che inizialmente non mi aveva totalmente convinta; ero una di quelle vecchie fan che temeva il cambio di sound della band, ma dopo averla macinata per quasi un anno (e dopo aver pianto senza ritegno al reunion tour) credo sia addirittura una delle mie preferite del disco, con un’esplosione del bridge che non può che farmi venire la pelle d’oca. Descrive alla perfezione cosa significa tornare a casa dopo essersi persi, tornare dai fan che – nonostante tutto – non li hanno mai abbandonati.

Segue la title track “Night Driver”, che sicuramente non è il mio pezzo preferito e che continua a sembrarmi un po’ anonimo e sacrificabile all’interno del disco. Niente a che vedere con la successiva “On What You’re On”, una canzone di carattere che rende impossibile non ballare a ritmo.

“New York” è invece un brano più lento e di facile ascolto che, benché non sia di certo quello che più spicca all’interno di Night Driver, non dispiace e si sposa alla perfezione con la voce di Charlie – soprattutto nel finale. Si torna poi ad un livello medio/alto con “Thinking of You”, un pezzo d’amore allegro e vivace che ha decisamente convinto fin dal primo ascolto e in cui l’elettronica non sovrasta totalmente le voci.

Un’altra canzone che invece non ha convinto del tutto è “Without It”, in cui la base musicale a mio parere non rende giustizia alle lyrics; tuttavia, con il tempo, sto imparando ad apprezzarla, nonostante non sia di certo all’altezza di altri pezzi del disco.

I fan più vecchi ed accaniti potrebbero ricordare la successiva “One of a Kind” dai video acustici postati da James Bourne su YouTube, che qui troviamo in versione full band; altra canzone d’amore che risalta soprattutto nei ritornelli facili da ricordare, mentre non rende alla perfezione nelle strofe, troppo basse e forse pesanti da ascoltare. Tuttavia, ne ho un bellissimo ricordo live, decisamente più coinvolgente rispetto alla studio version.

Seguono poi “I Will Break Your Heart”, ritmata e dal sound retrò che mi ricorda lo stile di The 1975, e “Kids with Computers”, che invece ritengo la canzone meno valida dell’album a causa dell’elettronica esagerata che la rende eccessivamente finta e quasi fastidiosa all’ascolto; a risollevare gli animi è finalmente la volta di “Easy” che ho avuto l’onore di sentire live e che ho letteralmente amato dal primo istante. Dolce, acustica, malinconica, decisamente più vera rispetto ad altri brani di Night Driver; ogni cosa di questa canzone è perfetta, testo, musica, voci. Un ottimo lavoro per cui ho una malsana fissazione, del tipo che sono in grado di lasciarla in loop per 72 ore consecutive. Senza dubbio la mia preferita del disco e anche tra le migliori dell’intera discografia dei Busted.

Con “Out of Our Minds” torna il registro più leggero ed allegro, con un pezzo divertente che scorre senza problemi e ci accompagna alla closer del disco “Those Days Are Gone”, altro brano prediletto. Si apre con strofa e ritornello acustici, accompagnato da un testo nostalgico e dalla voce sofferente di Charlie Simpson, per poi lasciar spazio al tipico beat anni ’80 di Night Driver e continuare full band. Personalmente avrei preferito fosse rimasto acustico fino alla fine, ma rimane comunque uno dei pezzi migliori del disco e totalmente in linea con lo stile delle canzoni precedenti.

La me tredicenne del 2005 non avrebbe mai immaginato di poter ascoltare un nuovo album dei Busted a distanza di più di dieci anni e invece eccoci qua, cresciuta io e cresciuti anche loro. Lo ammetto, partivo scettica e impaurita da quello che avrei trovato (dopo aver sentito la scelta di sound nelle prime canzoni pubblicate post-reunion), ma non bisogna dimenticare che James, Matt e Charlie non sono più ventenni e il cambio di stile era sicuramente prevedibile e naturale (non potevano di certo continuare a cantare “What I go to school for” per sempre, no?).
Di conseguenza posso oggettivamente dire che, quello del trio, è stato decisamente un buon ritorno. Unica nota negativa che non mi sento di tralasciare è che avrei preferito fosse stato dato più spazio a Matt, troppo sottovalutato e poco valorizzato (rimpiazzato dalla nuova bff di James, la keytar), mentre Charlie Simpson è da 10+, capace di risollevare anche i pezzi meno convincenti con i suoi acuti graffiati e sofferenti che a me fanno impazzire.
Bentornati Busted!

VOTO: 4-/5

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