Boxing Day aka gli avanzi di aim

Ogni tanto capita che scriviamo cose e ci dimentichiamo di pubblicarle perché siamo sbadatoni. Siccome siamo sicuri che oggi a pranzo la pasta al forno avanzata da ieri ve la siete mangiata volentieri, vi proponiamo anche noi i nostri avanzi…

Live Report: Turnover @ La Tenda, Modena 29-10-16
di Denise Pedicillo 

turnoverQuella volta che i Turnover vengono per la prima volta in Italia e lo fanno per due date, cosa fai non vai a entrambe? E quindi eccoci su una macchina in direzione Modena dopo nemmeno aver visto la band ventiquattro ore prima. La Tenda sta diventando ormai il punto fisso per i concerti che ci interessano e ogni volta che arriviamo ci sentiamo come se fossimo a casa. Questa volta non c’è nessun opener italiano (gli Youngest che avevano aperto le danze a Milano sono in macchina con noi infatti) e allora si passa direttamente ai Milk Teeth che ho visto più volte di alcuni dei miei gruppi preferiti.
Loro sono bravi, il loro punk rock è fresco e la loro carica è tanta, a tratti addirittura troppa e i membri del gruppo sfociano in smorfie e movenze da squilibrati – e non è mica sempre una cosa negativa. Set veloce che passa fluido anche per chi magari non conosce poi così bene la band capitana da Becky Blomfield.
È quindi il turno dei Turnover – come sono simpatica – che salgono sul palco con addirittura meno voglia di vivere della sera prima. La loro esibizione è praticamente perfetta, suonano davvero come su CD e considerarlo in modo positivo o negativo lo lascio a voi. Non riescono tuttavia a interagire con il pubblico a parte qualche “thank you” qua e là, e non siamo qui a lamentarci ma fa sempre strano vedere un gruppo che non si lascia andare a convenevoli. Rispetto alla sera prima il set sembra un po’ più spento e mi piace credere che la fatica per questo tour stia iniziando a farsi sentire, tuttavia la scaletta identica alla sera prima – quindi anche questa volta nessuna traccia di “Most of the Time”.

Live Report: Blood Youth @ Legend, Milano 3-11-16
I While She Sleeps erano gli headliner della serata, ma noi eravamo lì solo per i Blood Youth. La giovane band pupilla di Rude Records ha presentato il suo più recente EP “Closure” regalando uno show pazzesco. Nonostante i Neck Deep abbiano decimato la band portando via chitarrista e batterista, se la cavano senza intoppi, infatti il nuovo batterista è davvero capace e nel suo piccolo momento di gloria – un assolo – mette tutto se stesso. Con brani più vecchi, anche se dire vecchi fa ridere visto che hanno all’attivo due EP, e brani più nuovi il pubblico inizia a scaldarsi, ma non troppo, peccato. In ogni caso la band non perde la sua energia e gioia di suonare, facendo piroette e scream degni delle più grosse band hardcore. L’accoppiata “Closure” e “Failure” in chiusura è una scelta azzeccatissima e quando la band scende dal palco rimane un po’ di amaro in bocca e la speranza di rivederli presto, magari da headliner vista l’uscita del loro primo album nell’ormai vicino 2017.
Live Report: Pierce The Veil @ Magazzini Generali, Milano 5-11-16
di Michela Rognoni

ptv.JPGNon c’è niente da fare amici, siamo vecchi. Delle ragazzine incontrate per caso nei bagni dell’Esselunga si stavano confrontando l’età: io ho 15 anni, io ne ho 16.. Io non ve lo dico quanti ne ho. Dentro ai Magazzini Generali però abbiamo tutti la stessa età, ma il sudore di noi adulti puzza di meno. Non preoccupatevi, passata la pubertà passa tutto (anche la voglia di fare seicento ore di fila prima dei concerti).
Partono i Creeper che sono inglesi e hanno il loro bellissimo accento inglese e i loro bellissimi vestiti un po’ da Ramones (che non sono inglesi). Suonano bene, stanno benissimo sul palco ma la loro esibizione perde tutto il potenziale charme se confrontata con quella dei Letlive., sul palco subito dopo. Il frontman è una scimmia impazzita, che odia Trump, si arrampica sulle cose e fa discorsi motivazionali. Tutto questo mentre la musica è energica e potente.
I Pierce the Veil sono sempre una garanzia: loro ci sanno proprio fare, sia musicalmente che a livello di intrattenimento. Tra mossettine e pose alla moda la scaletta si muove agevolmente tra i brani di Misadventures come “Floral and faded” e quelli che ormai sono un’istituzione come “Caraphernelia”, “Bulletproof Love” e “King For A Day”. Ma la vera ciliegina sulla torta sono stati quei pazzi che hanno aperto il pit per ballare la macarena o per sfracellarsi al suolo di pancia.

Live Report: The Cure @ Mediolanum Forum, Milano 1-11-16
di Denise Pedicillo

Quando decido di andare a un concerto grande mi sento sempre terribilmente a disagio, un po’ impreparata direi, quindi quando ho comprato il biglietto nel lontano novembre 2015 non avrei mai pensato che un anno sarebbe passato così velocemente. Eppure è successo e i The Cure li ho visti per davvero! La band padre delle hit generazionali (ovviamente non della mia generazione) come “Friday I’m in Love” o “Boys Don’t Cry” sono stati protagonisti del palco del Mediolanum Forum di Assago per due sere consecutive, entrambe sold-out, come del resto tutte le quattro date nel nostro bel paese. Apripista dell’intero tour europeo ci sono gli scozzesi e a me sconosciuti The Twilight Sad che affrontano con lo spirito adatto l’arduo compito a loro affidato; genere adatto anche se abbastanza ripetitivo, che riesce a rendere meno pesante l’attesa dell’headliner. Attesa comunque che sembrerà infinita anche durante il set dei The Cure stessi che dura circa tre ore per meno di una trentina di canzoni, una scaletta che non riesce ovviamente a includere la maggior parte del loro repertorio che copre un lasso temporale di oltre tre decadi. La loro esibizione risulta spedita nonostante i due encore per riprendere fiato e Robert Smith, che non è uguale a tutti noi comuni mortali, non sembra essere vittima del passare del tempo e la sua voce sembra essersi congelata a prima che io nascessi. L’acustica è perfetta (chapeau ai fonici) anche se la scenografia è semplice e così vintage che sembra di essere tornati indietro nel tempo in un film di Tim Burton. Donne con gonne di tulle svolazzanti e signori con il rossetto rosso sbavato mi confondono per un’istante – ah no, il Lucca comics è già finito e qua non sono tutti fan di “This must be the Place” di Paolo Sorrentino – e mi fanno sentire in imbarazzo perché abbasso vertiginosamente l’età media dei presenti. L’atmosfera è comunque bellissima, gente che balla come quando era giovane o che si emoziona come poche altre volte ho visto nella mia vita. Rimango di stucco quando Robert Smith si toglie la parrucca, avrò scoperto l’acqua calda ma è un’ulteriore certezza nella mia vita che svanisce come il suo trucco prima di ogni encore. La scaletta è leggermente diversa di data in data ma pensate a una loro hit e sicuramente l’hanno proposta. Il tutto si chiude con “Why Can’t I Be You?” mentre la gente inizia frettolosamente a scendere dalle gradinate del Forum per schizzare fuori, lasciando la domanda in sospeso. La risposta mi sembra abbastanza ovvia.

Live Report: Architects @ New Age, Roncade 5-11-16 
di Ilaria Collautti
architects in italia
Avete presente quando andate ai concerti perché, nonostante non sia il genere che preferite, sapete che ci sono band che offrono uno spettacolo tale da non poterselo perdere? È stato così che mi sono ritrovata ad assistere alla tripletta Architects, Stick To Your Guns e Bury Tomorrow insieme ad un sacco di hardcore kidz mega esaltati. A scaldare la serata ci hanno pensato i Bury Tomorrow, tecnicamente impeccabili e sicuramente meno scortesi delle prime volte che ho assistito ad un loro live, seguiti dagli amici Stick To Your Guns – che hanno recentemente pubblicato un nuovo EP. Mine sul palco, anche loro tecnicamente micidiali però, per quanto mi riguarda, anche meno discorsoni tra una canzone e l’altra, dai. A chiudere il tutto ci hanno pensato i veri ospiti della serata, gli inglesi Architects e il loro set da paura. Effetti, luci e scenografia pazzeschi, precisione e resistenza live assolutamente lodevoli, presenza scenica a regola d’arte.
Una setlist composta da 16 pezzi, conclusa con un discorso commemorativo del chitarrista Tom, venuto a mancare di recente, che ha anticipato l’ultimo pezzo “Gone With the Wind”. Non possiamo che fare un applauso per come l’intera band sta affrontando la situazione e ringraziare gli Architects per la decisione di onorare il compagno facendo ciò che lui più amava.

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