“Yellowcard” by Yellowcard

di Giorgio Molfese

Yellowcard - Self-Titled.jpgQuest’anno lasciamo settembre con una profonda tristezza. Regaz, gli Yellowcard non esisteranno più e basta, non c’è niente da fare. L’unica cosa da fare è provare a non piangere ascoltando l’ultimissimo album della band.

Yellowcard ci mette subito a dura prova con la opener “Rest In Peace”, un pezzo in pieno stile Yellowcard, con quella maledetta voce, con quel maledetto violino e tutto il resto. È meravigliosa, ma il profumo dell’addio sta invadendo la mia stanza.

“What Appears” è un’ottima canzone anche se l’effetto “casse rovinate” sulla batteria nelle strofe mi urta parecchio. “Got Yours” è un pezzo molto alternative, tendente al pop punk. Non la traccia migliore dell’album ma a suo modo è gradevole. Invece, <strong”>”A Place We Set Afire” tiene la scia della opener. Potrebbe benissimo essere una ballad dei Simple Plan per quanto è pop. Entra in testa in mezzo secondo ed è promossa a pieni voti.

Con “Leave A Light On” rallentiamo e ci godiamo la perfezione della voce di Ryan Key sposata col pianoforte e infine anche con il violino di Sean Mackin che è sempre magico e ci mancherà tantissimo.

“The Hurt Is Gone”, altro singolo che ha anticipato l’uscita del disco assieme a Rest In Piece, non mi aveva convinto e non mi convince tuttora. Un po’ piatto, anonimo, ma siamo stati abituati bene. Ecco, torniamo ad altissimi livelli con “Empty Street” che è quasi la mia best track. Le lyrics sono bellissime (non ci stupiamo) e inoltre melodicamente è dolcissima quindi per me è sono sempre quattro sì. “I’m a Wrecking Ball” è un’altra ballad. Ad accompagnare Ryan stavolta c’è un bel giro di chitarra e il tutto è un po’ country. Bella!

L’energica “Savior’s Robe” mi ricorda il 2007 e mi fa tornare coi piedi per terra dopo il sogno degli ultimi due pezzi. Ha l’arduo compito di anticipare la closure track che stavolta è veramente closure, è finita, caput, addio per sempre, ciao, adios, goodbye. Gli Yellowcard ci salutano con una delle canzoni più belle della loro discografia. Volevano farci del male, per forza. “Field & Fences” è struggente. Sembra che Ryan, Sean, Ryan M. e Josh si siano divertiti a mettere dentro ogni singola nota tutto quello che ci mancherà degli Yellowcard. Una pausa dopo tre minuti e mezzo e poi l’esplosione: “I don’t have much that I can give to you, but I know I love the way you make me feel like I’m at home. And I am not alone”. Ogni fan degli Yellowcard può leggere queste righe e rivedere sé stesso, alla fine non ci stanno lasciando davvero no? Non riesco a trovare una degna conclusione.

Il disco è praticamente perfetto e penso si sia capito. Non mi resta che asciugarmi gli occhi e ringraziare gli Yellowcard per ogni cosa, a nome di tutti i fan che li hanno vissuti in questi vent’anni.

VOTO: 4.5/5

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