“Tidal Wave” by Taking Back Sunday

Di Elisa Susini

TBS_TidalWave_5x5_500.jpgQuando si parla dei Taking Back Sunday che stanno tornando con un nuovo disco, la faccenda è sempre seria: chi spera in un ritorno ai fasti, mai più replicati, di “Tell All Your Friends” e “Where You Want To Be”; chi invece si accontenterebbe di un disco modesto con però dei pezzoni alla “Makedamnsure” o chi invece ascolta il nuovo lavoro senza grandi aspettative e un po’ sconfitto in partenza.
In ognuno di questi casi però non manca mai una briciola di entusiasmo, perché non si sa mai, il disco potrebbe sorprendere. La maggor parte delle volte non è andata così ma con Tidal Wave, i sentimenti sono contrastanti.
C’è da apprezzare, come prima cosa, il fatto che la band sia uscita dalla fase di stallo in cui era caduta dai tempi di “New Again”, e questo lo si capisce sin dalle prime note perché Tidal Wave non ha quasi niente a che vedere con quello che ci si può aspettare da un disco dei TBS; ci alcuni riff alla Ramones, un’aria generale che si rifà un po’ ai Gaslight Anthem e agli Against Me! e un po’ all’alternative country (la cosiddetta americana music); i toni sono abbastanza contenuti e non ci sono delle canzoni stand alone delle melodie tanto accattivanti come quelle dei vecchi tempi, ma le eccezioni non mancano.

Abbiamo “Death Wolf” e “Fences”, che sono due bei pezzi in crescendo, abbiamo i primi due singoli, “Tidal Wave” e “Can’t Look Back”, entrambi travolgenti; “Call Come Running”, che mi fa pensare a Ryan Adams ma che è anche la canzone più Taking Back Sunday più bella del disco, e la ballata finale,“I’ll Find A Way To Make It What You Want”, che chiude il tutto con un bel senso di completezza.

La svolta nel sound è coerente dall’inizio alla fine; a partire dalla voce di Adam Lazzara, più controllata del solito, fino alla meticolosità nelle percussioni e in tutta la parte strumentale. Tidal Wave ha bisogno di molti ascolti per essere digerito ed è un lavoro genuino, anche se non memorabile.

Voto: 3,5/5

 

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