Interview with Gates

Di Thomas Poletti

**English version here**

gates-press.pngAbbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere via email con Kevin Dye, voce e chitarra della band del New Jersey, Gates. Con alle spalle l’ultimo album, “Parallel Lives”, ci ha raccontato tutto quello che è successo durante la sua creazione.

Parliamo del vostro ultimo lavoro “Parallel Lives”: quando e come avete iniziato a lavorare al processo creativo ?

Il processo creativo di “Parallel Lives” è iniziato ancor prima di “Bloom & Breathe.” Alcune idee sono state abbozzate in acustico in studio mentre stavamo registrano l’album. Una volta raccolte tutte le idee necessarie, il processo vero è proprio è iniziato nell’estate del 2015.

Quali sono le differenze principali tra il vostro nuovo album e il precedente “Bloom & Breathe”?

Penso che “Parallel Lives” sia molto più mirato sotto svariati aspetti rispetto a “Bloom & Breathe.” Abbiamo anche provato a concentrarci maggiormente sull’aspetto del suono e abbiamo lavorato di più anche sulla produzione di alcuni elementi che di solito aggiungo alle mie demo.

Qual è il significato di “Parallel Lives”? C’è qualche storia particolare dietro al titolo?

Il titolo viene dalla traccia omonima, è l’ultima frase dell’album. Vivere a New York e vedere quanto è stretto il rapporto che collega le nostre vite mi ha dato l’ispirazione per i testi del disco. Basandomi su quest’idea delle vite parallele, ho potuto sviluppare un unico tema metaforico ben preciso ma senza sembrare ripetitivo o troppo astratto. Alcune delle canzoni di questo disco sono canzoni che volevo scrivere da sempre, e sono davvero contento di come sono uscite a livello di testi.

Il vostro stile è sicuramente influenzato da molti generi diversi. Diteci quali sono le band che ascoltate e da cui avete tratto ispirazione per creare il vostro sound.

Per scrivere “Left Behind”, ad esempio, ho ascoltato una performance di un’ora dei The National su YouTube, che mi ha dato una grandissima ispirazione per scrivere la canzone. Ci tengo a riconoscere a Mike York dei Pianos Become the Teeth il merito di avermi convinto ad ascoltare la loro discografia. Ma questo è solo uno dei tanti esempi che si possono fare.

Non solo il sound ma anche le parole. Come nascono i testi delle vostre canzoni? Chi è il principale autore?

I testi li scrivo tutti io. Mi porto sempre dietro un quadernetto e ogni volta che mi viene un’idea me la segno. Così dopo la posso espandere, o usare una o due frasi di una demo per creare una storia. “Shiver” è nata in questo modo: il primo verso ha influenzato il resto della canzone a livello di testo. Col tempo ho capito che il primo istinto è il migliore. Sono stato anche influenzato dallo storytelling della TV e dal mio vecchio coinquilino, che è un fumettista.

Trovo che le vostre canzoni siano molto introspettive e personali: c’è un momento o un posto particolare in cui consigli di ascoltare le canzoni dei Gates?

Quest’album ho voluto fare in modo che fosse più universale quanto a temi trattati, e che le emozioni suscitate dal disco coprissero uno spettro più ampio. “Habit” è fondamentalmente una canzone d’amore, la prima che abbia mai scritto per questa band. “Penny” è ironica e anche molto divertente. Detto questo, direi che il modo migliore per ascoltare quest’album è quello di mettersi seduti con un buon paio di cuffie e concentrarsi completamente sul disco.

Voi siete nati nel 2011, periodo in cui sono esplosi i maggiori social network. Cosa ne pensate delle potenzialità che piattaforme come Facebook, Twitter e Spotify hanno oggi nel mondo della musica?

I social sono perfetti soprattutto per le cose divertenti e per i meme. Al momento i miei preferiti sono Dat Boi e Caveman Spongebob.

Avete qualche band della vostra scena da consigliarci?

C’è una band che si chiama Owel che viene dalle nostre parti e sta per pubblicare il suo secondo disco, che ho prodotto io. Consiglierei anche gli Ornaments che vengono da Long Island e sono davvero bravi.

Essere in una band: preferite la vita “on the road” o quella “in studio”?

Io preferisco di gran lunga la parte in studio, ma quando non sono in tour io faccio il produttore e l’ingegnere acustico, quindi immagino che abbia senso come cosa.

Quali sono i vostri piani futuri?

Faremo altri tour, tra cui uno nel Regno Unito e in Europa a fine anno, e non vediamo l’ora di suonare dal vivo queste canzoni. Abbiamo davvero dato tutto per quest’album, quindi vogliamo promuoverlo come si merita.

ENGLISH VERSION 

Let’s talk about your last work “Parallel Lives”: when and how did the creative process of the album start?

The creative process for “Parallel Lives” started even before “Bloom & Breathe.” Some of the ideas were sketched out on an acoustic guitar in the studio when we were recording that album. Once we had a significant amount of ideas, the main assembling process really picked up over the summer in 2015.

What do you feel are the main differences between the new album and the previous “Bloom & Breathe”?

I think “Parallel Lives” is a lot more focused in a lot of ways than “Bloom & Breathe.” We also got to try new things sonically and apply a little more of the production elements that I typically add to my own demos.

What’s the meaning of “Parallel Lives”? Is there a particular story behind the choice of this title?

The title is taken from the track of the same name, from the final line of the album. I formed lyrical themes inspired by living in New York and how closely our lives intertwine based on this idea. It gave me a focused metaphorical theme without feeling repetitive or too conceptual. There are some songs on this album that I’ve always wanted to write and I’m really happy with how they came out lyrically.

Your style is surely influenced by many different genres. Tell us of the main bands you listen to in order to create your own sound.

For the song “Left Behind” I listened to an hour-long performance by The National on YouTube and got really inspired to write the song. I’d like to credit Mike York from Pianos Become the Teeth for convincing me to really give their discography a chance. That’s just one specific instance.

Not only the sound, but also words. How do the lyrics of your songs develop? Who is the main writer?

I write all of the lyrics. I carry around a notebook and whenever I get ideas I just write them down. Later I can flesh out the ideas, or use a line or two from an improved demo to form a story. The song “Shiver” came about that way; the first line influenced the rest of the song lyrically. I’ve learned that usually my first inclination is the best. The storytelling on television influenced me as well as my previous roommate, who writes comic books.

I think your songs are very introspective and personal: is there a particular moment/place in which you suggest listening to Gates songs?

I intended this album to be more universal in theme as well as have a fuller spectrum of emotional content. “Habit” is essentially a love song; my first for this band. Penny is tongue-in-cheek and really fun. That being said, I think sitting down with a nice pair of headphones and giving the album your full attention is how we intended it to be listened to.

Gates was born in 2011, completely surrounded by the social network boom. What do you think the potentiality of platforms such as Facebook, Twitter and Spotify in today’s music world is?

Social media is really awesome for funny jokes and memes. I especially like “Dat Boi” and Caveman Spongebob at the moment.

Can you recommend us some new interesting names from your local scene?

There’s a band called Owel from our area that’s about to put out their second full length, which I produced. I would also check out Ornaments from Long Island who are really great.

Band life: do you prefer the “on the road” side or the “studio” side?

I prefer the studio side heavily, but I’m also an engineer and producer when I’m not touring so I guess that makes sense.

What are your next scheduled projects?

We’re going to continue to tour including a run in UK/EU at the end of the year, and we’re really excited about playing these songs live. We put so much of ourselves into this album that we’d like to give it the life it deserves.

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