Converge @ Disintegrate your Ignorance Fest 2016

di Alberto Lago

converge-at-benicio-live-00478474-001.jpegBreve recap: dei ragazzi con la musica nel cuore organizzano il festival della vita a Giavera del Montello e chiamano i come headliner del primo giorno i Converge, storica band di Salem e vera e proprio culto per gli amanti della scena hardcore. Sfiga vuole che una tromba d’aria spazzi via tutto la mattina stessa del concerto.
Bene, palco distrutto e zero corrente nel raggio di 10km. Tutto praticamente a puttane. Non si sa bene come, ma si riesce a spostare il concerto in una sala minuscola per una band del calibro dei Converge; non tanto perché ritengano di meritarsi palchi più grandi, sia chiaro, ma perché fisicamente non ci staranno mai tutti i fan venuti da tutta Italia e non solo. I ragazzi di Salem decidono di suonare comunque, anche se collegati ad un generatore, e suonano per ben due volte, in modo che tutti gli spettatori possano vederli almeno una volta. A ruota li seguono in tale scelta Raein e Ornaments.
Insomma, in qualche modo il festival si fa.

La prima tornata di concerti la aprono gli Storm{O}, che purtroppo non riesco a vedere, nemmeno da fuori. Arriviamo in tempo per prendere il braccialetto del secondo turno e soprattutto per goderci entrambi i set dei Converge, uno tranquillamente da fuori ed uno in mezzo al sudore della stanzetta. Due set spaventosi, un’energia che spazza via ogni cosa. Kurt, Ben e Nate impeccabili, Jacob fatica con la voce, ma si capisce che ogni parola sputata grezza e sporca viene dritta dal cuore. Il primo set regala tutti i classici più moderni, attingendo molto dagli ultimi tre dischi e si conclude con Last Light e Eagles Become Vultures. Dopo di loro i Raein regalano la loro canonica mezz’ora carica di pezzi pieni di grinta ed emozione.

Tra il set degli Ornaments e qualche birra è il momento: la sala si riempie nuovamente ed è ora del secondo set dei Converge, e stavolta tocca anche a noi. Il secondo concerto riparte con la stessa formula del primo: Dark Horse ed Aimless Arrow. Si raggiunge il picco di emozioni con All We Love We Leave Behind, ma si è costretti il ad interrompere lo spettacolo a metà di A Glacial Pace con la batteria rotta. Rapido cambio (credo del rullante) e si riparte dalla seconda strofa, esattamente da dove ci si era fermati, come un video in buffering. Neanche a dirlo i pezzi sono tutti suonati con una perfezione ed una durezza caratteristica solo dei Converge.

Il pubblico è caldo, ma l’impressione è che oltre le prime 6/7 file la gente stia più che altro cercando di godersi una delle band più importanti della scena senza creare troppo movimento. Jacob, anche probabilmente provato dal doppio set, è molto generoso col microfono, chi sa i testi si pigli il microfono e canti. Ringraziano spesso il pubblico e nel volto di tutti e quattro si capisce che sanno di aver salvato un festival e si capisce che ne sono orgogliosi e felici. Dopo un’ora di fuoco assoluto arriva il classico: “mancano due canzoni: queste sono tratte da Jane Doe”. La prima? Concubine. Violenza pura per un minuto e salti a non finire. E poi? 12 minuti che credo rimarranno nella testa di tutti gli spettatori per un po’ di tempo. I Converge decidono di chiudere con Jane Doe. Non ci sono parole per descrivere la canzone. Le immagini dei volti in adorazione quasi mistica nelle prime file parlano da sé. Perché in fin dei conti è questo che un po’ distingue i Converge: non è solo divertimento, è qualcosa di più profondo, è pura catarsi.

Alla fine, visi stravolti e ci vuole un po’ prima di poter ricominciare a parlarsi. A breve inizieranno il secondo turno anche i Raein, che paiono essere quasi di troppo, più moralmente che fisicamente. Dopo la prima canzone però l’adrenalina ricomincia ad entrare in circolo e quando chiudono con Amore & Guerra, il loro set dà invece l’impressione di essere stato fin troppo breve.

A questo punto suonerebbero di nuovo anche gli Ornaments, ma stavolta sono le energie a mancare e ci si mette in macchina, con la gola rotta dalle grida e gli unici pensieri rivolti alla fortuna di essere appassionati a questo genere di musica e di poter vivere vicini a collettivi come quelli del Benicio Live Gigs, che hanno dimostrato due coglioni grandi circa come la tromba d’aria che ha buttato giù il palco. Grazie Converge, grazie a tutti i gruppi che hanno suonato, grazie a tutti quelli che hanno assistito, ma soprattutto grazie agli organizzatori, che hanno permesso a tutti noi di vivere una delle sere più emozionanti in assoluto.

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