Free Show-er @Market Sound, Milano

di Michela Rognoni

13669081_10208504685966200_8929016522133755120_n.jpgLa giornata inizia male, anzi, malissimo! Così male che in ufficio è anche finito il caffè!
Ma per una volta nella mia vita ho cercato di essere positiva e di pensare che despite the weather it gets better. Ovviamente non ha funzionato (in cuor mio l’ho sempre saputo che non avrebbe funzionato, ma le giuste precauzioni le ho prese solo in parte infatti adesso ho la voce da travione).
Anche al resto delle trabolmeicher la vita non va meglio con Penny in ansia per #savemarinajoyce, Chiara col dentista, Elisa che ha dovuto skylongare e Sara che, vabbè, la sua vita è sempre una merda.
Sara nemmeno doveva venirci al concerto però quando c’è un posto libero e le si chiede “vuoi venire?” lei in genere dice di sì (a meno che non si tratti di casi estremi tipo i così verdi, protagonisti di questa storia).

Dall’altra parte del mondo (tipo in Veneto) una persona non italiana che chiameremo Tina per questioni di privacy, decideva a caso di prendere le sue cose in fretta e venire a Milano al concerto un po’ per vedere i suoi amici, un po’ perché le andava di farlo. Anche la giornata di Tina non dev’essere stata delle migliori tra mille treni e carenza di cibo.
Mentre aspettiamo Tina – il che ha implicato fare avanti e indietro seicento volte da Porta Vittoria a via Cesare Lombroso perché tanto è vicino – incontriamo un’altra persona a cui daremo come pseudonimo Jack (si, sono ovviamente quelli di Jack va in cucina con Tina e suona il suo vecchio banjò) che ci dice che anche lui ha avuto una giornata di merda, tipo al lavoro.
Saltiamo alla parte in cui ci sono disagi all’ingresso però entriamo, facciamo quello che dobbiamo fare – tipo bere le redbull nda-, veniamo mangiati vivi dalle zanzare. Poco dopo appaiono i miei amici preferiti, IMG_4417i Versus The World e sembra che la giornata di merda sia finita e che sarà all downhill from here.
La band suona una selezione di brani tratti principalmente dall’ultimo album Homesick/Roadsick, uscito ormai un anno fa. Proseguono con la storia delle tre chitarre che, anche se non serve, è sempre una figata; in più la novità di quest anno è Sean Sellers alla batteria, sempre più amici, sempre più festa. La band è carica, il pubblico è carico e tutto sembra andare per il verso giusto quando the final note decays and the courtain lowers slowly per lasciare spazio agli Useless ID.

Quando i punk rocker israeliani salgono sul palco, basta girarsi per vedere che sta lampeggiando; e basta accertarsi che nessun elicottero sta planando sopra di noi per accorgersi che c’è un vento fortissimo proveniente da ogni direzione.
IMG_4486.jpgLa band sale sul palco e suona alcuni tra i brani più energici della propria discografia (tipo Deny It e altri che ieri li sapevo ma ovviamente non me li ricordo); dal cielo cominciano a scendere grossi goccioloni di pioggia che sulla pelle sembrano le secchiate d’acqua delle vecchiette incazzate dopo le sgommate in motorino alle dieci di sera sotto il loro balcone, ma la folla resta lì immobile a farsi prendere dall’abbraccio del punk rock.
Pochi minuti più tardi però la situazione degenera e scappano tutti a ripararsi in posti improbabili tipo i bagni chimici. In pochi erano preparati al diluvio, e quando “preparati” significa avere un k-way allora nessuno era preparato.

I temporali estivi sono una questione di pochi minuti vero?
Ovviamente non questo: concerto annullato, niente Lagwagon, tutti a casa bagnati e mesti.

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“all we can do is raise our glass and remember all the hardship that we had…”

 

 

 

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