Interview with Silverstein

di Alessandro Mainini
English version available below

13620867_1261762880509021_9193435815113741820_n.jpg

foto di Liliana Gallo

Da 5 anni a questa parte ho preso un’abitudine molto piacevole: andare almeno una volta nel corso dei 365 giorni a un concerto dei Silverstein, che se non lo sapete dal vivo sono la band migliore del mondo. Dopo la data del 2014 al compianto Live Forum, eccoli di ritorno in Italia, e stavolta per ben tre date. Ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere con il chitarrista Paul Marc Rousseau.


Oggi è il terzo giorno che passate in Italia. Vi siete divertiti?

P: È stato davvero bello… in realtà devo dire che fa troppo caldo, per partire dalle cose negative. Però ci è piaciuto, abbiamo fatto un giro per Roma, e poi ieri eravamo a Cervia e siamo andati al mare. Io e Josh abbiamo noleggiato una barca e ci siamo fatti un giro. Il concerto è andato benissimo, quindi tutto davvero bello.

Faceva caldo al concerto di Cervia? So che fa caldissimo in quel locale…

P: Sì [tono sconsolato]

Oltre all’Italia, in questo tour siete stati in Paesi un po’ insoliti per una band americana, come l’Ungheria, la Slovenia, la Polonia, poi mi sembra che abbiate suonato in Slovacchia in passato… sarei curioso di sapere da te com’è suonare in questi Paesi particolari

P: Mah, è interessante perché… per noi, venendo dal Nordamerica, l’Europa è un pochino strana. Ovviamente tutti gli anni passiamo un bel po’ di tempo in Germania, Austria, quei posti lì, ma ci è piaciuta tantissimo Budapest e ci è piaciuta tantissimo Lubiana, sono città davvero belle. Ci fa sempre molto piacere avere l’opportunità di andarci. Io dico che molte altre band dovrebbero cercare di andarci, perché non sanno cosa si perdono: sono stupende.

Beh, sì, è abbastanza inusuale per le band d’oltreoceano andare in Paesi così piccoli. Anche perché immagino che la scena sia più piccola, no?

P: La scena è senza dubbio più piccola, ma poi ci sono anche molte altre cose che succedono dietro le quinte con booking agent e manager vari… e se loro in quelle zone non hanno conoscenze, tu come fai ad andarci a suonare? Noi siamo fortunati ad avere un agente molto bravo che ci dà tutte queste opportunità.

Chiaramente siete stati in tantissimi posti diversi in Europa nel corso degli anni. Se potessi scegliere una caratteristica specifica degli europei e applicarla ai canadesi, quale sarebbe?

P: Mah, a me degli europei piace molto la sincerità. Quando parli coi fan non ti dicono stronzate, soprattutto in Germania. Noi la chiamiamo “La pagella tedesca”: dopo i concerti parliamo coi fan e loro ci dicono cose tipo “mah, sì, concerto carino… l’altra volta però siete stati più bravi. E poi mi sembra proprio che hai messo su qualche chilo”, e tu gli rispondi “mah, guarda, mi sa che hai ragione, dovrei fare più sport, e la prossima volta ci impegneremo di più”. Ma loro non lo dicono in modo offensivo, non devi prendertela, e poi puoi sempre rispondere a tono, tipo “beh, io non ti ho mica visto cantare in mezzo al pubblico. Com’è che non cantavi?” Così è divertente, mi piace molto. E poi in Europa i locali e i promoter ci trattano molto meglio. Tipo oggi siamo arrivati e ci avevano preparato la cena, la birra, i camerini sono belli, i bagni pure, poi ci sono i tavolini per stare fuori. In America queste cose te le scordi.

Molti, fra cui anche delle band come Gnarwolves ed Enter Shikari, si sono schierati contro i biglietti VIP, e hanno invitato i fan a non comprarli perché servono solo a “soddisfare l’ego dei musicisti”, per citare il cantante dei Gnarwolves. Voi da che parte state?

P: È un argomento molto controverso. Una volta evitavamo di proporli. La prima volta che avevamo l’opzione VIP era nel 2013, quindi in ritardo rispetto a molti altri che lo facevano già da anni. E comunque quella volta il biglietto VIP costava poco più di quello normale e in più ricevevi un CD o qualcosa del genere. Non è una cosa che ci piace particolarmente, anche perché dopo il concerto usciamo a parlare coi fan comunque. Ma abbiamo visto che i fan stessi erano arrabbiati perché non gli davamo questa possibilità, per cui l’unico motivo per cui abbiamo iniziato a offrirli e continuiamo a farlo è che ce lo chiedono i fan. Noi vogliamo solo dare ai fan quello che vogliono, non è che cerchiamo di fare soldi o cose del genere. Non è la cosa che preferisco al mondo, secondo me è troppo artificiale, preferisco incontrare i fan a fine concerto, e poi non credo che uno debba pagare per incontrarci. Un esempio azzeccato è quello che succede al Warped Tour: tutte le band fanno una signing session, e molte di loro la fanno a pagamento. Devi comprare un poster che è lì in vendita e loro autografano solamente quel poster. Che stronzata! È una cosa stupidissima e non ci piace proprio. Noi cose come questa non ne facciamo al Warped, gli autografi sono gratis e facciamo tutti quelli che riusciamo a fare.

Parlando da fan, a me i biglietti VIP non piacciono. Non pagherei mai per incontrare una band.

P: Ecco, l’altra cosa che c’è da dire è che quando vendiamo i biglietti VIP, cerchiamo sempre di includere più cose possibile. Magari ricevi un vinile che puoi solo trovare in quel modo, oppure una maglietta particolare… qualsiasi cosa che faccia sì che i fan non debbano pagare solo per incontrare noi, perché questa penso anch’io che sia una cosa stupida.

Negli ultimi mesi una serie di band storiche sono tornate alla ribalta con nuova musica, come i blink, i Sum 41, i Good Charlotte e i Simple Plan. Secondo te la scena pop punk (o qualunque nome le si voglia dare) è ferma e quindi i fan cercano più che altro l’effetto-nostalgia o hai una spiegazione diversa?

P: Mah, non so. Secondo me il pop punk ha un po’ cambiato pelle. Per dire, le band pop punk che vanno di moda oggi… non so qui quali siano le più famose, ma io ho in mente The Story So Far, Neck Deep… fanno successo, ma non è la stessa cosa di prima. È un pop punk di diverso tipo, no?

Sì, non è come quello di 10 anni fa…

P: Esatto. Le band storiche come Sum 41 o blink-182… secondo me 10 o 15 anni fa nessuno di noi si immaginava che al giorno d’oggi si divertissero ancora a suonare (io la vedo in maniera ottimistica: secondo me non stanno semplicemente cercando di tirar su soldi, ma piuttosto non sanno veramente che altro fare se non suonare). Insomma, i miei si sbagliavano quando dicevano che questo genere di musica non sarebbe durato molto, perché è durato fino ad oggi. Cioè, in questo momento mi trovo in Italia per fare un concerto, e secondo i miei la musica era una cosa di poco conto, per cui…

Sì, avevo letto la storia di te e tuo padre che avevate litigato per il primo disco dei Silverstein [il padre di Paul Marc aveva sentenziato con rabbia che quella non era musica quando lui gli aveva fatto sentire il CD].

P: Sì, non gli piaceva, era preoccupato per me. Ma adesso non è più preoccupato; anzi, i miei genitori mi incoraggiano sempre.

Cos’hanno detto quando sei entrato a far parte dei Silverstein?

P: Secondo me mio padre non pensava che sarebbe diventata una cosa così rilevante. Ma adesso è venuto a un po’ di concerti in varie parti del mondo. Noi stabiliamo un rapporto con la gente, e credo che questa sia una cosa che a lui piace. Ma per tornare alla domanda principale, secondo me l’effetto-nostalgia riveste un ruolo di primo piano nella scena di oggi, ma io dico che non è per forza un male, perché alla gente piace ricordare il passato. Tranne a me: a me ricordare il passato non piace proprio.

Oltre alla rinascita di band storiche, vediamo anche sempre più band britanniche che fanno successo persino in America, come Moose Blood, As It Is, Neck Deep… quali sono i tuoi gruppi britannici preferiti e secondo te cosa offrono di diverso rispetto alle band americane?

P: Interessante. Allora, la mia band britannica preferita sono gli While She Sleeps. Abbiamo fatto un tour insieme in Europa tanto tempo fa, e loro hanno l’atteggiamento migliore che abbia mai visto in una band. Si impegnano tantissimo, fanno tutto da soli, si stampano le magliette, si registrano gli album, e tutto questo impegno ha pagato. E la musica che fanno mi piace, è sincera e autentica, e questa è una cosa che apprezzo molto, perché in America a volte trovi band che pensano solo a creare un super-profilo su Facebook comprando i mi piace, fanno finta di suonare gli strumenti… stronzate del genere che non mi piacciono per niente. Tutto per fare soldi nel più breve tempo possibile. Gli While She Sleeps invece sono genuini, e sono anche molto simpatici. Si sono costruiti il loro studio di registrazione: hanno comprato un magazzino, e poi ci hanno costruito una serie di stanze in cui dormire e registrare, una sala prove, uno spazio per stampare il merch, tutto all’interno del magazzino.Fantastico.

Oggi ascoltiamo la musica in modi molto diversi rispetto a 10 o 20 anni fa, soprattutto grazie ai servizi di streaming e agli smartphone. Cosa ti piace e cosa non ti piace di questo nuovo modo di consumo? Secondo te come ha cambiato l’atteggiamento dei fan nei confronti della musica?

P: Bella domanda anche questa. Le nuove piattaforme musicali mi piacciono, mi piace la possibilità di avere qualsiasi disco di cui abbia mai sentito parlare disponibile sul telefono in qualsiasi momento. La cosa che però deve andare di pari passo per me è che bisogna per forza andare ai concerti e supportare gli artisti in altri modi. Perché così i fan hanno come l’impressione che la musica sia gratuita. Magari è gratuita da ascoltare, sì, però crearla e mantenerla costa davvero tanto. E se vuoi che la tua band preferita venga a suonare dalle tue parti, devi darle i soldi per comprare il biglietto dell’aereo. Non ci costa poco venire fino a Milano da Toronto, per cui se non fosse per chi compra il biglietto per venire a sentirci non ce lo potremmo proprio permettere, e quindi siamo davvero grati a queste persone. Ma credo che le nuove tecnologie abbiano anche cambiato il modo di produrre la musica: tornano ad essere importanti i singoli, ad esempio uno può tirar fuori dal nulla una canzone, da un giorno all’altro, senza che nessuno lo sapesse. Insomma, è interessante, sta cambiando tutto. Ma un grande problema è il sistema di pagamento degli artisti: non ha proprio senso. Se io pago, per dire, 10 dollari al mese e uso i servizi di streaming per ascoltare solamente i La Dispute [menziona i La Dispute perché indosso una loro maglietta, NdR], i miei 10 dollari vanno lo stesso a Taylor Swift o simili. Che cosa stupida. Se io ascolto solo loro, i soldi dovrebbero andare a loro e basta. Ma alla fine mi sa che la cosa migliore sarebbe comprare il loro disco. Non so. Stiamo tutti cercando di capirci qualcosa.

Ma secondo te i servizi di streaming hanno avuto un impatto sui Silverstein in qualche modo?

P: Beh, sì, certo. Secondo me hanno avuto un impatto su ogni artista, perché non puoi contare sulle vendite dei dischi per arrivare a fine mese, e come ho già detto, di spese ne abbiamo parecchie. Per cui dobbiamo cercare delle alternative, e in questo caso capisco l’attrattiva dei biglietti VIP, perché così magari puoi guadagnare qualcosina in più ai concerti, dato che nessuno ti compra più i dischi ma devi comunque spendere 50.000$ per registrarli. Ti dirò che comincio un po’ a capire le band che vendono i biglietti VIP adesso che ne stiamo parlando. Interessante. Non ci avevo mai pensato. Però i servizi di streaming ci danno anche molta libertà: possiamo scrivere e pubblicare qualcosa quando ci pare, non ci sono scadenze fisse, non siamo più schiavi di una casa discografica, nel senso, collaboriamo ancora con un’etichetta ma non è la stessa cosa di prima, abbiamo molta più libertà creativa.

Secondo te le classifiche di Billboard hanno ancora senso?

P: Mah, direi più o meno di sì. Cioè, contano tanto quanto in passato, perché loro guardano alla musica che viene venduta, che non è per forza quella che ha successo. Ad esempio negli anni ‘70 in testa alle classifiche c’erano le grandi rock band come i Led Zeppelin, così come negli anni ‘80 c’era il radio pop… le classifiche però non tenevano conto di cose più underground e indie, dei DJ, cose che facevano molto parlare di sé ma senza vendere tanti dischi.

Al di là dei servizi di streaming, ho notato che siete piuttosto attivi sui nuovi social media come Snapchat. Cosa ne pensi di Snapchat e quand’è che senti la necessità di usarlo?

P: Ah, questa domanda mi piace tantissimo perché l’account dei Silverstein su Snapchat lo gestisco io. Ci ho messo un po’ a capire come funzionasse. All’inizio pensavo “mah, mi pare solo un mezzo per i teenager di mandarsi le foto porno, non vedo perché uno dovrebbe usarlo”. Invece poi – mi ricordo ancora il giorno: eravamo a Vancouver e io ho cominciato a seguire il nostro tour manager chiedendogli dove fossero i biscotti, e di colpo ho trovato il senso, e cioè che l’unica ragion d’essere di Snapchat è quella di far divertire. O quantomeno, per me è così. Io mi diverto, scelgo il tema della giornata e poi lo seguo. Vedo un sacco di snap di altra gente che sono tipo una tazza di Starbucks con sotto scritto “Starbucks!”, e io mi dico “ma chissenefrega”. Però ormai col fatto che Instagram è così curato al punto di essere quasi un’immagine totalmente artificiale di sé stessi, Snapchat fa tipo da lato B, ci pubblichi cose a caso perché tanto poi si cancella tutto. Quindi diciamo che Snapchat non lo trovo particolarmente bello, ma per ora mi diverto a usarlo.

Ultima domanda: cosa ne pensi delle uova?

P: Per le uova provo sentimenti contrastanti. Sono stato vegano per molto tempo. Le uova sono strane, perché praticamente sono l’aborto delle galline. Però sono buone, e sono anche un ingrediente fondamentale di molti dei miei dolci preferiti e piatti vari, per cui non posso essere del tutto contrario alle uova. Poi penso anche che sono una cosa che le galline fanno in ogni caso. L’allevamento industriale non mi piace per nessun alimento, ma un uovo al naturale ci sta, e fa anche bene, è nutriente, per cui direi uova approvate! E poi se ce l’hai con qualcuno gli puoi sempre tirare addosso le uova.

English Version

Well, so this is your third day in Italy. How have you enjoyed our country so far?

P: It’s been amazing… actually, I’ll say it’s been too hot, I’ll get the bad out of the way first. But it was good, we took a tour around Rome, which is nice, and then yesterday we went to Cervia and we went into the Adriatic Sea. Josh and I rented a sailboat and went sailing. The show was amazing, so it’s been beautiful.

Was the show hot? I know that place is very hot…

P: Yes [desolate tone].

Apart from Italy, this tour has brought you to some unusual countries for American bands, for example Hungary, Slovenia, Poland, and then I think you played Slovakia in the past… I was curious to know from you what it’s like to play those peculiar countries.

P: Yeah, well, it’s interesting because… since we’re from North America and everything, Europe is a little strange for us. I mean, granted we spend a lot of time every year in Germany, Austria, this kind of area, but we really really liked it in Budapest and really really liked it in Ljubljana, they’re beautiful cities, we loved them. We’re always really happy when we get a chance to go there. I think more bands should try to go there, ‘cause they don’t know what they’re missing: it’s amazing.

Yeah, it’s kind of atypical for bands from overseas to go to those small countries. Maybe the scene is smaller, I guess?

P: The scene is definitely smaller, but there’s also so much that happens sort of behind the scenes: booking agents and managers… and if they don’t know someone, then how are you gonna go? We are lucky we have a very good agent, and he makes it work for us.

You’ve obviously travelled Europe quite extensively over the years. If you could export one peculiar characteristic of the Europeans to Canadians, what would it be?

P: Yeah. Well, I love the honesty of Europe. When you talk to fans or anybody, there’s no bullshit, especially in Germany. We call it “The German review”: after the shows we’ll meet some fans and they’ll say like “yeah, pretty good… the last time was better. Also, looks like you’ve gotten fat”, and it’s just like “okay, you know what? You’re probably right, I should exercise more and we’ll try harder next time”. But they don’t mean it to be offensive, you don’t take it that way, and you can give it back: it’s like “you didn’t sing loud enough from the crowd. Why weren’t you singing?” It’s fun like that, I really like that about it. And also just for touring, the venues and the promoters take care of us a lot better. Like, we get here and there’s food, and there’s beer, there’s a nice dressing room and a bathroom, and a place to sit outside. In America, never, never do you get that

Some people, and even some bands, like Gnarwolves and Enter Shikari, have taken a stance against VIP tickets, and have encouraged people not to buy them because they only “feed the ego of musicians”, I’m quoting Gnarwolves’ singer. So how do you stand about this?

P: We’re very conflicted about it. We used to avoid it. Our first ever time doing the VIP ticket thing was in 2013, which was late: a lot of people were doing that a lot before that. And that time we made the VIP ticket only slightly more than the regular ticket and you got a CD or whatever it was. We don’t really love it, especially because we go out and talk to fans anyway. But we found that fans were mad at us for not giving it to them. So the only reason we did it and continue to do it is that fans ask for it. We just want to give the fans what they want, it’s not about us trying to make money or whatever. It’s not my favorite thing; I think it’s too structured; I like meeting fans outside the show, and I don’t think you need to pay money to meet us. For example, a good way to put this is on Warped Tour every band does a signing, and many bands will charge money for that. You need to buy a poster and they’ll only sign that poster. Fuck that! It’s stupid as hell, we hate that. We never do that [on Warped], it’s free every time and we’ll do as many as we can.

Well, as a fan, I don’t like VIP tickets. I wouldn’t pay money to meet a band.

P: Well, the other thing is, when we do the VIP, we try to include as many things as we can. You get maybe a 7” that you can only get that way, or a specific T-shirt… whatever it is so they’re not just paying to meet us, ‘cause I think that’s stupid too.

In the last months we’ve seen a surge in old bands getting back together and releasing new music, like blink, Sum 41, Good Charlotte, but also Simple Plan. Do you think the pop punk or whatever-you-want-to-call-it scene is getting kind of stale and more relying on the nostalgia feeling or do you have a different explanation for this phenomenon?

P: I don’t know. I think pop punk has changed shape a little bit, like modern pop punk bands, the bigger ones… I don’t know exactly what’s big here, but The Story So Far, Neck Deep… they’re so popular but it’s different. It’s a new kind of pop punk?

Yeah, it’s not like 10 years ago.

P: Yeah, and so I think those bands, like Sum 41 or blink-182… I think we’ve never seen a place 10 or 15 years ago where these bands still loved making music today (I take an optimistic view: I think they’re not just trying to make money and they genuinely don’t know what else to do but music). And so yeah, my parents were wrong when they said that this music wouldn’t last, ‘cause it did last. I mean, I’m in Italy right now playing a concert, and my parents thought it was not gonna matter, so…

I think I read the story about you fighting with your father over the first Silverstein record [Paul’s father proclaimed angrily that that was not music when he heard Paul listen to the CD].

P: Yeah, he did not like that, he was worried about me. But he’s not anymore, my parents are very supportive.

What did they say when you joined Silverstein?

P: I don’t think he thought it was gonna be as big a thing as it became. But he’s been to some shows now, in different parts of the world. You see, we connect with people and I think he likes that. But to go back to the main question, I think nostalgia plays a big part in today’s music scene, but I don’t necessarily think that’s a bad thing, ‘cause people love to remember. Except me: I hate to remember.

Apart from the surge in old bands, we’ve also seen more and more British bands taking over the scene even in America, like Moose Blood, As It Is, Neck Deep… what are your favourite British acts, and what do you think they bring to the table compared with American bands?

P: Interesting. Well, my favorite British band is While She Sleeps. We toured with them a long time ago in Europe, and they have the best attitude in any band I’ve ever met. They work so hard, they do everything themselves, they make their own T-shirts, they record their own albums, and they’ve really just worked so hard and it all paid off for them. And I think their music is good and it’s genuine and authentic. That’s a kind of thing that I really like to see, because in America sometimes you see bands that just make a big Facebook profile and buy a bunch of likes, they don’t play their own instruments… that’s all just bullshit, and I don’t like that. It’s just a get-rich-quick scheme. But While She Sleeps is real, and I love the guys. They just built their own recording studio: they bought a warehouse, and then built a bunch of rooms for sleeping and recording, and then a practice space, a merch-printing space, all in their own warehouse. It’s amazing.

The way we listen to music now is much different than how we used to listen to it 10 or 20 years ago, especially with streaming services and smartphones. What do you like and dislike of this new way of consumption? How do you think it has changed the kids’ attitude towards music?

P: Yeah, that’s a good question too. I like the current music platforms, I like being able to have every record I’ve ever heard of on my phone all at the same time. I think the thing that needs to go hand in hand with that is that you MUST attend concerts and you need to support the artist in another way. Because it gives the impression to fans that music is free now. It might be free to listen to, but it’s very expensive to make, and very expensive to maintain. And if you want your favorite band to play a show near you, you need to give them money to buy a plane ticket. It’s not cheap for us to come from Toronto to Milan, so if it wasn’t for people buying tickets to our shows, we could never make it here, and so we’re really grateful for that. But I think the new technologies also changed the way music is produced now: we see singles again, like, people can get one track out of nowhere, and you can do it overnight, no one even knew it was happening. So it’s interesting, everything is changing. [But a problem is] the way they pay artist: it’s so stupid. If I spend, say, 10 dollars per month, and I only listen to La Dispute [he mentions La Dispute because I’m wearing a La Dispute shirt, Ed.], my 10 dollars are still mostly going to Taylor Swift or whatever. That’s stupid as hell. If I only listen to it, the money should go just to that. But I think the thing is I should just buy their record. I don’t know. We’re all figuring that out.

But do you think streaming services have had an impact on Silverstein in some way?

P: Yeah, for sure. I think that they’ve impacted every artist, because you can no longer rely on record sales to pay your bills, and as I said, we have a lot of bills. So we have to look for alternative ways, and in this case I can see the appeal of VIP package because it’ll maybe make you a little extra money at the show, because no one’s buying your CD anymore, and you still have to spend 50.000$ making the CD. I guess I kind of get that now that I say it. Interesting. I’ve never thought about that. But [streaming services] also allow us a lot of freedom: we can write and release whenever we want, there’s no schedule, the record label doesn’t own us anymore, I mean, we still work with a record label but it’s not the same, we get more freedom creatively.

Do you think Billboard charts are still relevant?

P: Yeah, sort of. I mean, I think they’re as relevant as they ever were, because all they do is chart music that sells, not music that is necessarily popular. I think even if you go back to the ’70s, you had big rock band like Led Zeppelin at the top of the charts, as in the ’80s you had radio pop music… the charts didn’t really take into account more underground indie stuff, DJs, stuff that was doing really really well but didn’t sell records.

Apart from the streaming services, I’ve seen you’re quite big on new social media like Snapchat. What do you think of it and when do you feel the urge to use it?

P: Yeah, I love this because I run the Silverstein Snapchat. It took me a while to figure it out. At first I thought “this is just a way for teenage kids to send naked pictures to each other, I don’t understand why anyone has this”. And then, I remember the day: we were in Vancouver and I started following our tour manager around asking him where the cookies were, and immediately it made sense to me, like, this is for no other reason than for entertainment. At least that’s the way I treat it. It’s funny to me, I like to pick a theme for the day and follow that. I see a lot of snaps from people that are, like, a picture of a Starbucks cup that says “Starbucks!”, and I’m like “who cares”. But it’s almost like now with Instagram being so curated, to the point it’s almost a crafted self-image, Snapchat is kind of the b-side, it’s throwaway ‘cause it goes away and so it doesn’t matter. So I don’t think Snapchat is great, but I’m enjoying doing it.

Final question: what do you think about eggs?

P: I’m conflicted on eggs. I was vegan for a long time. Eggs are weird, because they’re basically chicken abortions. They’re tasty though, and they also are a key ingredient to many of my favorite pastries and other food, so I can’t be fully against them. I also think it’s something a chicken is gonna do anyway. I don’t like the factory farming of anything, so a free range egg to me is good, and it’s good for you as well, it’s nutritious, so I would say thumbs up to eggs! And also, if you’re mad at someone, you can throw eggs to him!

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...