BEARTOOTH + WE CAME AS ROMANS @ Legend Club, Milano 16/06/2016

di Martina Pedretti

bt wcar.pngLa giornata inizia davvero male, tra pioggia, traffico, incidenti di salute, incidenti in tangenziale, ritardi e depressione. L’esaltazione per la serata viene spazzata via in un secondo da tutte queste avversità. Malconci e tristi ci avviamo verso le porte del Legend Club, il luogo più caldo che possa esistere, però a sto giro manca l’aggravante spray al peperoncino. Ci aspettano i We Came As Romans e i Beartooth, due band leggerine insomma.
La scaletta dei We Came As Romans è ben più lunga del previsto, 11 i pezzi in totale, e danno un po’ da fare ai Beartooth.
Deve essere difficile per gli headliner, infatti, salire sul palco dopo una prestazione del genere: suoni fantastici (grazie Legend), band che non ne stecca una e le due voci in particolare si alternano alla perfezione senza peccare quando c’è da alzare un po’ la voce e la tonalità.
Giravolte addosso al pubblico e salti a non finire più, ci hanno sorpreso questi ragazzi di Detroit, provenienza di cui tengono a ricordarci ogni due canzoni. Più volte urlano il numero “26” (dovete leggerlo TWENTY-SIX, come se lo stessero urlando dei frat guys di American Pie o qualsiasi college film americano), cifra che ripeterà più volte anche Caleb dei Beartooth. Cosa significa? Lo san solo loro.

Si esce per prendere aria perchè, tra la puzza generale e l’aria pregna di sudore e altri liquidi, la situazione si sta facendo molto calda. Il locale è davvero pieno, cosa assolutamente inaspettata, non immaginavo i Beartooth tirassero tanta gente.

Dopo un paio di problemi tecnici, inizia lo show della band dell’Ohio, e Caleb Shomo è nel suo stadio più ciccione della storia. Le danze si aprono con il singolone “The Lines”, che crea una zona mosh violentissima. I brividi salgono quando tutto il locale grida: “We are the sons, we are the daughters, the generation of disorder” .
La voce di Caleb regge benissimo, nonostante non se lo aspettasse nessuno. La presentazione del nuovo album parte con la titletrack “Aggressive”, poi “Hated”, le prime due tracce. Anche qui i cori del pubblico fanno emozionare tantissimo noi e la band stessa, che ci designa “pubblico più casinaro di tutta Europa”.
(bravi, non mi lamenterò di voi questa volta…)

La chicca della serata è “Beaten In Lips”, e lo dico solo perché aspettavo di vedere i coretti di Oshie da troppo tempo. Poi il brano è un calcio sui denti, e live lo è mille volte di più.
Arriva anche “I Have A Problem” – primo singolo che la band ha pubblicato – il mood della old song non frena gli animi, anzi la situazione si fa sempre più carica e la gente continua a cantare come se non ci fosse un domani. “Dead” si infila prima del filone di brani dell’ultimo disco: “Loser”, “Always Dead”, “Fair Weather Friend” e “Censored”.
La mia dignità va a sparire in questo frangente, ma sembro una delle poche ad impazzire per il nuovo lavoro della band.
“Fair Weather Friend” mi fa venire voglia di applaudire per sempre e poi mettermi a piangere in un angolo. Brano che si aggiudica il primo posto sul podio della serata.

Tutti aspettano solo una canzone, la regina del pop dei Beartooth, il pezzone catchy che conoscono tutti, e lei arriva.
“In Between” rianima la vitalità che molti avevano perso durante lo spezzone “brani nuovi”. Caleb è uno showman davvero capace, catalizza la massa, aizza i cori e i sing along, inoltre suda davvero tanto e la sua voce continua a reggere.

Arriva il momento della scenetta dell’encore: la band scende e risale, troppo inaspettato davvero, Caleb chiede al pubblico cosa vuole sentire e tutti gridano: “Body Bag!”. Lui finge di non capire e allora fa una prova, solo con la sua voce, e grida nel microfono “One life…” e il pubblico di rimando “One decision!”.
Insomma quando è tempo di salutarli mi intristisco molto.
Non mi sarei mai aspettata uno show del genere, davvero ben fatto e con una tenuta di palco invidiabile.

Probabilmente i Beartooth non sono una band che piace a tutti, ma sono da vedere live almeno una volta nella vita, perché capaci di coinvolgere anche un mattone.
La sorpresa è davvero tanta, almeno quanto è bello Oshie a fare i coretti. Se dovessi valutare il loro show, lo promuoverei a pieni voti perché davvero è stato qualcosa di irreale.

SETLIST WE CAME AS ROMANS:
Regenerate
Fade Away
Ghosts
Tear It Down
Never Let Me Go
Present, Future, and Past
12:30
Who Will Pray?
Tracing Back Roots
The World I Used To Know
Hope

SETLIST BEARTOOTH:
The Lines
Aggressive
Hated
Beaten in Lips
I Have a Problem
Dead
Loser
Always Dead
Fair Weather Friend
Censored
In Between
Encore:
Body Bag

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