“The Home Inside My Head” by Real Friends

di Ilaria Collautti

real friends the home inside my head

Dopo due anni dall’album di debutto, il disco dei Real Friends era senz’altro tra i più attesi del 2016; e così, il 27 maggio, la band di Chicago ha sganciato la bomba di dodici tracce The Home Inside My Head, di cui avevamo già avuto qualche assaggio con alcuni singoli.

Il nuovo disco si apre con Stay in One Place, una traccia dalla linea vocale più melodica rispetto alle vecchie hit della band, con tanto di cori nel ritornello che danno quel qualcosa in più che forse in passato era mancato. Non tra le mie canzoni preferite del gruppo, ma l’ho trovata piacevole. Segue Empty Picture Frames, un pezzo ritmato dai ritornelli catchy che mi fa capire fin dal primo ascolto che i Real Friends hanno scritto un album che non mi dispiacerà assolutamente. Con Keep Lying to Me si torna ad un sound che non si allontana troppo dallo stile del full length precedente; canzone approvata, niente di innovativo o eccezionale ma comunque una traccia che non annoia.

Segue il secondo singolo estratto Scared to Be Alone, che alla sua pubblicazione non mi ha convinta subito: per gusto personale, le strofe e i suoi toni crudi mi hanno delusa un po’, ma per fortuna i ritornelli sono bellissimi e catchy e portano alla promozione sicura del pezzo, facendomi dimenticare i dubbi che mi hanno presa nei primi secondi della canzone. Mokena è il primo brano del disco, che ci riporta ai suoni e alle sensazioni della vecchia I’ve Given Up on You e, ovviamente, è inutile dire che è stato amore al primo ascolto. Dolcezza, tristezza, alti e bassi musicali, pathos: c’è tutto.

Un altro dei singoli estratti è Mess che, nonostante abbia fatto impazzire tutti al primo ascolto, a me è sembrata – e tutt’ora sembra – un pochino anonima e non molto interessante. Si ascolta facilmente, ma a mio parere rimane poco in mente (almeno in confronto ai pezzi precedenti). Considerazione che, ahimè, riguarda anche la successiva Isolated Everything, su cui non mi dilungherò non avendo nulla di più da aggiungere.

Con Well, I’m Sorry, Basement Stairs e Door Without a Key (la mia preferita di questo terzetto) si torna alla musicalità più grezza e meno lineare tipica degli EP dei Real Friends, quindi ovviamente non possono che far piacere e passare l’ascolto senza troppi problemi. Avvicinandoci alla fine dell’album troviamo finalmente la ballad acustica Eastwick; inutile dire che la carica emo dei Real Friends, in questa traccia, diventa quasi pericolosa – in particolare nella chiusura del pezzo, che personalmente mi piace da impazzire.

Il disco si chiude con il primo singolo reso pubblico Colder Quicker, il quale mi aveva colpita fin da subito per le linee vocali molto più melodiche e meno crude e graffianti rispetto ai vecchi lavori. Approvata fin dal primo ascolto, è entrata senza problemi tra le mie canzoni preferite del 2016 per la facilità con cui mi è rimasta in testa, per il testo e per la melodia in generale. Menzione speciale per il bridge, che mi ha fatto perdere la testa.

The Home Inside My Head è un album ben costruito, senza pezzi che cozzano tra loro ma che si mescolano creando un buon insieme; ci sono i pezzi più lenti e quelli più movimentati, quelli dalle melodie e dai suoni più cupi e quelli più squillanti. Le canzoni sono carine nonostante la maggior parte non raggiunga il livello dei pezzi più famosi dei Real Friends – cosa totalmente normale e ovvia, ogni disco ha i pezzi che spingono di più e quelli che restano nelle retrovie. Ancora una volta, per quanto mi riguarda, sono soddisfatta del lavoro fatto da Dan e compagni e – se per voi non è così – fidatevi che il secondo ascolto convince più del primo.

BEST TRACKS: Colder Quicker, Mokena, Empty Picture Frames, Scared to Be Alone
VOTO: 4-/5

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