Drunken Report: Skylong + Derek Is Dead @ Vidia Club, Cesena 14 -05-16

di Chelli
12932853_10154077019267002_4232507643100497048_n.jpgDopo mille anni di assenza dalle scene (tipo cinque), gli Skylong erano ormai ricordati come delle creature mitologiche che facevano un sacco di concerti ma quello a cui volevi andare tu lo annullavano (da qui il verbo gergale “skylongare” per dire “tirare il pacco”, “bidonare”, “dare buca”).
A dire il vero noi la aspettavamo da anni questa reunion, dal giorno dopo l’annuncio dello hiatus, ma è arrivata solo ora e solo per questa volta pare: il 14 maggio 2016 per il Closing Party dell’amico Vidia Club. Ovviamente da quegli skylongoni degli Skylong non ci si possono aspettare solo gioie…infatti questa riunione di famiglia ha un retrogusto amarognolo: Cristopher ha skylongato la reunion degli Skylong.

 

Ora inizierò a parlare delle cose che non interessano a nessuno, cioè del nostro viaggio della speranza da Sesto San Giovanni a Cesena.
Il viaggio inizia con Sara e la sua tendinite acuta alla mano destra che si mettono al volante, io sto nel sedile del passeggero e Penny di dietro insieme ad un quintale di cibo e Monster di vari gusti. Nello stereo qualcosa di terribilmente ignorante, tipo i Metro Station.
100 metri dopo Sara inizia ad urlare perché c’è un ragno che costruisce la sua tela scendendo verso il voltante. Lo disturbo, lo muovo e lui cade e continua la sua vita tra le meccaniche dei sedili. Ovviamente mento a Sara, che è ancora convinta che il ragno sia morto.
Tutto procede più o meno liscio fino a Fiorenzuola, poi comincia a grandinare a caso perché evidentemente questo Maggio sta facendo workout per diventare Agosto. Maggio ripigliati che per essere Agosto devi anche essere caldo non solo incazzato. Accostiamo, ed un adolescente biondo nella macchina davanti a noi prima si sporge dal finestrino come un setter accaldato, poi apre la portiera e raccoglie un pezzo di grandine (probabilmente per snapchattarlo).
Volevamo rinunciare e tornare a casa e non ho capito bene perché non l’abbiamo fatto. La grandine diventa pioggia e noi ci facciamo strada tra tuoni e lampi nella speranza di un futuro metereologicamente migliore, in cui il pathos di Chris Carrabba in Hands Down non venga soffocato dal ticchettio assordante delle gocce sul metallo.
Ci fermiamo settanta volte per fare la pipì, un po’ perché siamo incontinenti, un po’ perché ci piace arrivare in ritardo.
Skippiamo la parte dove sbagliamo uscita e dove mettiamo su i grandi successi degli Strangle Kojak e passiamo a quando arriviamo al Vidia e diamo a Nico seicento grammi di monete da 2 euro.
skylongUna volta entrate al Vidia ignoriamo l’inizio del set dei Derek IsDead e indovinate dove andiamo? A fare la pipì. Poi ci sediamo e ci scateniamo in una sfida all’ultimo sangue a “Nomi Cose Città”.
Eravamo convinte che la band stesse suonando una cover di “Memory” degli Sugarcult e invece era un pezzo loro. Occhio.
Poi invece hanno fatto “International You Day” e quella era una cover davvero. Una cover che io non suonerei ma sono scelte di vita oh.
Il set è breve e indolore.
Poi non mi ricordo cosa è successo nel frattempo ma ad una certa ci sono gli Skylong sul palco, la nostra età mentale regredisce di 10 anni anche se “Show Me Your Best On The Dancefloor” è datata 2011. Mancano i ciuffi oh, ma vivono nei nostri cuori.
“Step Back”, “Boston”, “Got To Go”, sembra veramente di essere tornati indietro nel tempo ma qualcosa sarà pur cambiato no?
Ale ha imparato a parlare come un frontman. Che poi magari parlava anche prima ma io che cazzo ne so, questa è la seconda volta nella vita che gli Skylong non mi skylongano, mi baso sulla mia poca esperienza e sui video di youtube.
Cuzzo invece è sempre un deficiente che spara cazzate. (ciao amico).
sk set
da vere fan abbiamo conquistato la scaletta del concerto!

Su “50 Special” smettiamo di fare le babbe coi palloncini e ci sentiamo estremamente vecchie quando un gruppo di adolescenti che emanano odore di pubertà ci passa davanti e decide di fare un orgiapit che è un circle pit a forma di orgia cioè questi si abbracciano tutti e girano a trottola scontrandosi con il resto del pubblico tipo beyblade.
La band che fino adesso era andata discretamente da il peggio di sé su “Chasing Butterflies” ma a nessuno frega niente perché è comunque una festa di amici in un posto felice. Si chiude con “Dig Out Your Pride” e noi scappiamo immediatamente a casa perché siamo vecchie.

Vecchie ma contente di non esserci tirate indietro dopo il disastro ambientale di Fiorenzuola.

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