“Cazzo fai Bologna?!” – SIMPLE PLAN @ Estragon, Bologna 01-03-16

Di Ilaria Collautti

10394815_10209157276031702_8654990297492417184_n.jpgL’1 marzo i Simple Plan sono tornati nella città dove tutto (per me) è iniziato, Bologna, per il debutto italiano del nuovo album Taking One for the Team – che li avrebbe visti impegnati nella promozione live anche la sera dopo a Milano.
Come da tradizione per tutti i live da circa tre anni, abbiamo caricato di patatine e persone emozionate la Peugeot (rigorosamente blu) del buon Giorgione e, sebbene con un po’ di ritardo a causa di orari lavorativi, ci siamo diretti verso l’Estragon (luogo dove, tra l’altro, io, Giorgio ed Elisa ci siamo visti per la prima volta senza nemmeno saperlo), carichi per l’ennesimo concerto mega feels.
Purtroppo al nostro arrivo abbiamo scoperto di esserci totalmente persi la prima band di apertura, i londinesi The Bottom Line – quindi se sapete come sono stati e volete dirci se vi sono piaciuti, fatecelo sapere! – mentre i secondi opener della serata Ghost Town avevano appena iniziato il loro show.
Li abbiamo ascoltati distrattamente, un po’ perché eravamo in coda per il bagno, un po’ perché vagavamo alla ricerca di facce amiche, un po’ perché (a dirla tutta) non è che ci stessero piacendo poi proprio tanto.

2964_10209157277791746_7920308055817002643_nSenza farsi attendere troppo e in perfetto orario, ecco salire sul palco quei cinque canadesi che tanto ci piacciono, seguiti dalla base in crescendo che è poi esplosa nell’inizio della prima canzone in scaletta, l’ultimo singolo “Opinion overload”.
Ho perso la testa.
Alcuni di noi hanno cominciato a saltare e cantare a squarciagola, mentre la maggior parte dei presenti ha agguantato cellulari, selfie sticks e iPad; la cosa era alquanto deprimente (anche perché tu, davanti a me, con quello schifo di bastone e cellulare che pareva più un televisore, mi ostruivi la visuale) ma ho preferito non liberare la bestia dentro di me così presto. Mi solo limitata a deridere tutti.
I Simple Plan ci hanno dato il benvenuto con le loro frasi standard appena imparate in italiano “Bolognaaaaa come stateeeeee”, con una pronuncia che spaziava dall’accento anglo-americano a quello terrone (grazie famiglia Stinco), per poi ricominciare a farci saltare con la bellissima “Jet lag” e farci morire saltando ancora più in alto con “Jump” – arricchito come da tradizione da un pezzettino di “I gotta feeling” prima dei bridge.
Ci hanno poi fatto fare un salto temporale passando dal masterpiece “I’d do anything” al primo singolo estratto dal nuovo album “Boom!”, seguite da “The rest of us” – che ci piace un sacco perché come il 90% delle canzoni dei SP parla dei disadattati come noi e perché è bellissimo come Pierre dice “I’m perfectly dysfunctional”.

12745454_10209157276911724_1714514511286996952_nIl primo vero momento feels della serata arriva con la famosissima “Welcome to my life”, dove i cellulari puntati tornano ad essere più delle persone e le mie lacrime più dei cellulari, seguita da “Your love is a lie” che come sempre mi fa sfogare maledicendo mentalmente i fake lovers/fake friends della mia vita.
Circa a metà live arriva “I refuse”, ovviamente ci aspettavamo un circle pit o almeno un minimo di movimento, che però non è arrivato.
Dopo il medley di cover “Uptown funk/Can’t feel my face” che ci ha fatti ballare come ritardati e “Can’t keep my hands off you”, è arrivato il turno di “Summer paradise” (probabilmente la canzone che, nel bene e nel male, ha portato almeno la metà dei presenti a conoscere i Simple Plan) con i classici palloni gonfiabili lanciati sul pubblico.
E finalmente il momento epico della serata, la volta di “Nostalgic”: sì, anche qui aspettavamo un circle pit che non c’è stato ma è stato David a renderci le cose facili, scendendo dal palco, circumnavigando le transenne e cominciando a camminare allegramente tra il pubblico – passandomi a fianco. Immediatamente i fan hanno cominciato a seguire il bassista per avere un incontro ravvicinato, lasciando così le prime file vuote e dando a me l’occasione perfetta per raggiungere un posto migliore.
Vorrei scusarmi con le ragazze a cui ho rubato il posto e dire loro che mi dispiace, ma non sarebbe la verità. Anzi, grazie!
Ero decisamente pronta per dare il massimo fino alla fine del live, che ormai si stava avvicinando con “Crazy” (certo che ho pianto anche con “Crazy”, che domande) e “The first song we ever wrote together”: I’m just a kid.

12803176_10208752302076050_4008128180407284538_nSolita pausa per riprendere fiato e poi eccoli di nuovo sul palco per l’encore, il momento più brutto del live perché sai che sta per finire tutto. La canzone della mia adolescenza “Shut up” mi ha fatta ricominciare a saltare (e maledire chiunque di nuovo, per un ripasso vedi “Your love is a lie”) mentre “Perfect world” ha fatto ridere la band, dopo che Pierre e Seb avevano allungato il microfono verso il pubblico per farci cantare le strofe, senza però ricevere risposta.
Si prosegue con  una versione acustica di “Astronaut” al posto di “This song saved my life” che era stata proposta durante le date spagnole . Delusione. Non fraintendetemi, “Astronaut” mi piace molto, ma “This song saved my life” è una canzone particolare per me e avevo tanto bisogno di sentirla live (non avendo mai avuto questa fortuna). Questo ha lasciato un po’ di amaro in bocca, nonostante abbia provato a non pensarci concentrandomi sull’urlare le lyrics.
È stata poi la volta del masterpiece mega feels “Perfect”, che come sempre ci ha fatto piangere fino alla disidratazione, mentre tutto l’Estragon muoveva a tempo cellulari e accendini creando un’atmosfera magica (da ricordare anche l’iniziativa promossa dai fan– che consisteva nell’alzare dei fogli con scritto “You’re perfectly perfect to us” alla fine del live – che, pur non avendo avuto molto successo numericamente, è comunque stata notata dalla band).
Ancora qualche parola in italiano, il lancio di plettri e bacchette, i saluti e poi via dal palco, lasciandoci lì a realizzare che il concerto era davvero finito.
Con ancora gli occhi lucidi ci siamo diretti verso l’uscita, abbiamo scambiato qualche parola e riso con i nostri amici ritrovati e poi in viaggio di nuovo verso la Padova.

Live show perfetto, condito da buona musica, ottima presenza scenica e tanta simpatia nel provare a colpirci con le lezioni di italiano (da qui il titolo del report “Cazzo fai Bologna?!”, cit. Pierre, oltre ai soliti complimenti “Le ragaze italiane sono belisssime, they also have the most amazing accent when they sing).
I Simple Plan continuano a non deludere, con una setlist impeccabile, un’energia ed una precisione live che lasciano davvero senza parole. Persone meravigliose che, negli anni, hanno sempre mantenuto la loro naturalezza e spirito giovane anche dopo 15 anni di carriera.
Non mi godevo così tanto un concerto da tantissimo tempo e, per quello che hanno fatto per me nel corso degli anni, sarò loro sempre grata.

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