“Strange Love” by We The Kings

di Martina Pedretti

12038212_10153124993711975_8399108156255634093_n“Strange Love” è il nuovo album dei We The Kings, uscito il 20 Novembre via Ozone Entertainment. Il disco è composto da non esattamente 12 pezzi (ci arriveremo). Il disco presenta due filoni, uno più pop e gioioso, ed uno più acustico e triste. La band, dopo gli anni d’oro in cui dominava il cuore delle ragazzine al grido di “Check Yes Juliet”, è scaduta nel girone del mediocre pop fatto solo per attirare un pubblico più vasto, lasciando deluse quelle ragazzine ormai cresciute. 

Il disco si allontana molto da quello che sono stati fino ad ora i We The Kings. La presenza di altri membri al di là di Travis, il cantate, è nulla. Non si riesce a notare né chitarra né basso, con qualche eccezione, in quanto il potere strumentale è dato tutto dalla parte elettronica. Inoltre i testi sono tutti ultra sentimentali, quasi a richiamare le opere di altri artisti del momento che concentrano tutto il loro potenziale sulla parte più “romantica” della loro capacità artistica, quasi per forzare il pubblico a sentirsi in un determinato modo. Nonostante questo l’intero album risulta privo di un coinvolgimento emotivo da parte della band, non si sente la passione e fatica messa invece negli album precedenti, la dedizione che ha regalato a tutti noi dei pezzi fantastici in passato.

“Love Again” è il primo pezzo, nonché singolo che ha lanciato l’album, ed è chiaramente un pezzo di Jason Derulo dei We The Kings. Un brano che se venisse messo da un dj in discoteca nessuno si arrabbierebbe. Insomma da inserire nel primo filone del mediocre pop.

Procediamo con “Howl at the Moon”, ovvero uno dei brani più piacevoli del disco. Inizia in sordina, solo con voce e un flebile suono in sottofondo per poi esplodere nel ritornello, dove subentra tutta la band. Predominante è la volontà di emozionare il pubblico, e il risultato finale soddisfa parzialmente questo desiderio.

“XO” è un brano che si presenta due volte nel disco. La prima volta con il featuring di Elena Coats, la quale aveva già preso parte ad un brano dei We The Kings, ovvero “Sad Song” dal loro precedente album “Stripped”. La seconda con la sola partecipazione della band. Scelta particolare o scelta con la quale trovarsi in disaccordo? Assolutamente in disaccordo. Piuttosto che ripetere brani pressoché uguali nello stesso lavoro, è decisamente meglio rischiare di fare un disco con “pochi” brani. A parte la particolarità dell’introduzione di una voce femminile nella canzone, il brano risulta un pasticciato mix di pop con tendenze hip hop e pop più drammatico.

“All The Way” ha inizio con una delicata chitarrina estiva, e si evolve in una gioiosa canzone da cantare in spiaggia. Anche qui è importante la parte dedicata all’elettronico, la presenza degli strumenti è assolutamente nulla. Nonostante questo il pezzo non è male, è certamente lontano dagli standard ai quali ci avevano abituato i We The Kings, però, nel pentolone di scelte sbagliate, è una tra le scelte migliori.

Un’altra canzone carina è “Jenny’s Song”, un brano acustico, in cui la voce di Travis la fa da padrona, accompagnata da una chitarra acustica. E’ notevole la bravura del cantante, che presenta una voce pulita e facilmente distinguibile per la sua particolarità.

Si prosegue con “She”, una canzone di Owl City sempre dei We The Kings. Anche questo brano fa ritorno alla fine del disco, in una versione a capella. L’ennesima scelta sbagliata e poco piacevole. Il brano in sé non è male, ma la voce fin troppo campionata nelle strofe ricorda davvero tanto la particolarità che già contraddistingue Owl City. Il testo è noioso, ridondante e identico a quello del brano precedente. Vengono elogiate le particolarità di una ragazza meravigliosa più e più volte.

L’ultimo (non proprio ultimo perché poi ci sono i due pezzi che si ripetono) pezzo è“Runaway”. Ovvero l’ennesimo brano acustico e triste. L’unica differenza con i brani predecedenti è che la voce di Travis è accompagnata da un pianoforte e non da una chitarra, wow.

In conclusione, i We The Kings hanno deluso molto, non che le aspettative fossero alte, però lo hanno fatto. Ovviamente non si può non volere loro bene perché sono dei bravissimi ragazzi, Charles Tippy ha un fantastico canale YouTube che amo e quindi mi scoccia anche lanciare il loro album nello scatolone degli album orribili di questo 2k15, però lo farò lo stesso.

VOTO: 2/5

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