“Passing Time” by EARL GREY

di Martina Pedretti

a4009682853_10Il 9 Ottobre la band tedesca EARL GREY, che prende il nome da una qualità di te, ha rilasciato l’EP “Passing Time” via Acuity Music / KROD Records. L’EP è composto da 4 tracce che abbracciano una sonorità che po’ essere definita un miscuglio tra pop punk e hardcore. Se il te Earl Grey è speciale nel portare alla calma anche l’essere umano più agitato del mondo, così non è per il tipo di EARL GREY di cui parliamo qui. Se questa band si potesse impacchettare dentro un sacchetto da immergere nella nostra acqua calda, il suo gusto sarebbe decisamente troppo amaro e underground. Può un gusto essere underground? Forse no, ma questi cinque ragazzi di Mönchengladbach possono eccome.

L’EP si caratterizza per le sonorità sporche, che tendono al punk e che includono una voce assolutamente imperfetta e che ricorda un po’ quella di John Floreani dei Trophy Eyes. La band crea una forte distinzione tra la parte vocale e quella musicale. La voce risulta sempre aggressiva e quasi brutale, accompagnata sempre da un tono malinconio, mentre le chitarre sono quasi allegre, con un ritmo accattivante e coinvolgente. Entrambi potrebbero esistere in un contesto differente: la parte musicale, se accompagnata da una voce più pulita, potrebbe benissimo inserirsi nel mondo del pop punk, la voce, avvolta da un sound più pesante, potrebbe farsi spazio senza difficoltà nel mondo hardcore.

“Passing Time” è la title track e primo singolo estratto dall’EP, le sue sonorità sono prettamente easycore, ma la presenza della tormentata voce rende difficile definire con precisione un genere di riferimento. Il pezzo è pieno di energia, le chitarre la fanno da padrone sfogando tutto il loro potenziale e la voce si fa spazio con prepotenza e rabbia. Il secondo brevissimo brano è “Headstrong” che si differenzia per il suo ritmo più tendente al pop punk. Sembra però che più la parte strumentale si avvicina alla branchia del pop, più la voce invece se ne allontani. Questi aspetti opposti dei brani rendono il tutto molto interessante da una parte e molto strano dall’altra. “Backstabber” è un brano che rispetta sempre sia l’aspetto tendente al pop sia quello tendente all’hardcore, e ne esce da vincitore, visto che il pezzo è orecchiabile e allo stesso tempo fa venire voglia di tirare pugni al muro. A chiude l’EP troviamo “Haven” che chiude la climax discendente della cattiveria dei ragazzi tedeschi. Per quanto l’EP si apra con un pezzo brutale, la band non riesce a reggere questa nomea fino alla fine del loro lavoro. L’ultimo brano è un brano quasi allegro, con sonorità che ricordano alcuni tra i nomi più famosi del pop punk e la voce è ormai diventata scontata. Apertura con il botto e chiusura con poco e niente.

Insomma il binomio pop punk/hardcore la fa da padrone per tutta la durata dell’EP e rende il tutto un po’ ridondante. I pezzi sono ben fatti, pen pensati, ma fin troppo simili tra loro e fin troppo pretenziosi: l’esperimento funziona alla grande per un unico brano, ma non così tanto per quattro tracce.

VOTO: 2,5/5

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