“Around The World And Back” by State Champs

di Martina Pedretti

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Ascolta Around The World And Back in streaming qui!

A distanza di due anni dal primo sorprendente album, gli State Champs hanno rilasciato “Around The Word And Back” in uscita il 18 ottobre via Pure Noise Records. Il forte hype dietro l’attesa del suddetto album è stato parzialmente soddisfatto nonostante i ragazzi di Albany regalino un lavoro ben fatto e ben lontano dalle sonorità prettamente pop del lavoro precedente. La vista però si trova in disaccordo con l’udito, poiché l’artwork del disco è assolutamente disgustoso.

Il disco si apre con quella che è la traccia che preferisco ovvero “Eyes Closed”. L’intro energico e prepotente segna un netto distacco con la prima fatica della band “The Finer Things”, connotata da una forte tendenza pop, raggiungendo vette decisamente più aggressive caratterizzate da violenti riff e assoli.

Secrets” è il primo singolo che è stato rilasciato dalla band, che non poteva fare una scelta più azzeccata. Questo è quello che si definisce singolone, quello che quando sei al supermercato e lo senti in sottofondo accendi Shazam e ti chiedi istericamente chi sia a suonare quel fantastico pezzo. Istiga le persone a volerne sapere di più, a voler sapere chi siano mai questi fantomatici State Champs, ed è questo che ci si aspetta da un singolo. Per quante volte questo pezzo sia passato tra le mie orecchie non è ancora riuscito a stancarmi, grazie al suo tono festoso e vivace.

Il secondo singolo è invece “Losing Myself”, il quale dopo un primo sommario e poco attento ascolto non coinvolge appieno, ma dopo una buona dose di ascolti convince senza lasciare nemmeno un dubbio nel redento ascoltatore. Seguendo il filone dei pezzi che lo precedono, il ritmo del pezzo è sempre adatto a una bella festa pop punk. Ma la vera chicca del pezzo è il testo agrodolce “Sometimes I think I’m bound for losing it all and I thinking I’m weighing, I think I’m weighing us down, but no, I won’t fall, and I wouldn’t trade it, I wouldn’t trade it now”. La canzone si conclude con un suono di passi che si avvicinano ad un microfono da cui poi parte il terzo singolo “All You Are Is History” ovvero un altro centro perfetto per i ragazzi americani. L’intro con la sola voce di Derek, medaglia d’oro come cantante nel mondo pop punk, lascia di stucco fino al momento in cui la band si unisce al cantante con una bellissima esplosione di suoni. Il brano vede in sé l’alternarsi di momenti più lenti, che poi in qualche modo riescono sempre ad evolversi in quello che fino ad ora ho definito “festa”, ma che potrei anche definire “energia pura”, grazie a dei “BOOM” cantanti dal gruppo. La parte finale è caratterizzata da alcuni coretti e sing along che farebbero partire uno dei più bei clap mai visti.

Perfect Score” non si caratterizza certamente per la sua peculiarità e non rimane in mente facilmente, pare essere un pezzo tappabuchi e forse scartato da “The Finer Things”, quindi andiamo avanti.

Il prossimo pezzo che incontriamo è “All Or Nothing”, ovvero una pseudo ballad con tendenze rock e fin troppo assoli alla U2 che non mi piacciono per nulla. Per ora l’album si è aperto con il botto ma va rammollendosi pezzo dopo pezzo.

Finalmente invece con “Shape Up” ritroviamo i tanto amati State Champs. Il pezzo si apre con una vivace chitarrina e alcune voci sintetizzate in background; dal nulla parte poi un felicissimo clap che accompagna la voce principale.

Si prosegue con “Back And Forth”, che è una via di mezzo tra un brano di un Disney Channel Original Movie, i Jonas Brothers, e altre cose belle, e non me ne lamento per nulla. Sembrerebbe infatti una perfetta soundtrack di un qualsiasi teen movie, viste le sue tendenze decisamente pop rock e la sua leggerezza.

Ecco l’immancabile pezzo acustico “Around the World and Back”, che rispetta il cliché delle canzoni lente delle band pop punk accompagnate da una voce femminile che renda il tutto ancora più triste e che faccia immedesimare chiunque nelle sue parole. La voce in questione è quella di Ansley Newman dei Jule Vera, che però potrebbe essere la voce qualsiasi del mondo delle frontwoman. Rispettando il canone, la prima strofa è cantata da Derek, così come il primo ritornello; nella seconda strofa subentra invece lei, facendo poi procedere il pezzo con l’unione delle due voci. Sa di qualcosa di già sentito e strasentito e, per quanto sia tutto molto ben fatto, non si distingue.

Ci avviciniamo verso la conclusione di questo album con “Breaking Ground”, che è certamente il pezzo più tosto tra tutti. Le sonorità sono decisamente più marcate e si allontanano sempre di più dal pop, rendendolo il pezzo più particolare tra tutti, in quanto questo genere per la band è una vera novità.

A conclusione dell’album troviamo “Tooth And Nail”, che ritorna sulle sonorità base del pop punk. Pezzo breve e intenso che concentra al suo interno tutto quello che più è amato del genere, dai sing along ai ritornelli orecchiabili e indimenticabili, la felicità, i riff e una potente batteria. A sorpresa, verso la fine, il pezzo rallenta improvvisamente, regalando un piccolo momento di pace interiore, quasi fossimo su una spiaggia alle Hawaii cullati da un dolce “aaaah” di sottofondo, per poi esplodere di nuovo tornando ad essere uno dei pezzi più movimentati del disco.

Senza sbagliare gli State Champs hanno voluto fare un passo decisamente lungo, non più lungo delle loro gambe però, in quanto sono riusciti ad allontanarsi quasi totalmente dal loro lavoro precedente e sono riusciti, senza errori, ad abbracciare delle sonorità decisamente più pesanti. Sono presenti certamente alcuni pezzi-delusioni, ma visto l’abbondare di canzoni promuovibili a pieni voti, si riesce anche a chiudere un occhio, anche perché questi ragazzi non deludono mai.

VOTO: 3,5/5

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