Trabolroadtrip – Jim Adkins @ Locomotiv, Bologna 14-09-15

di Michela Rognoni

11040607_10153193343613121_4205801410950746627_nIl Lunedì è sempre un giorno difficile per tutti e questo lunedì non fa eccezione per noi: Chiara si è svegliata alle sei per andare al lavoro e si sa che il lavoro è sempre e comunque un disagio, Io mi sono svegliata alle sei per andare in università e poi ho passato tutta la giornata in centro a Milano per non dare altri soldi a trenord. Tra l’altro alle sei faceva anche freddino per cui siamo uscite con felpa e giubbotto che poi invece di pomeriggio era estate e la felpa e il giubbotto erano lì a nuocere e basta. Sara ha aspettato mille ore il suo professore che non è mai arrivato e si è degnato di avvisare solo quando ormai le madonne erano già volate. E Penny Kravitz, come si evince dal nome, si è rotta i pantaloni.
Un’ unica cosa poteva tenerci il morale alto durante questa playlist di disagi: la consapevolezza che dopo una decina di ore avremmo visto Jim Adkins al Locomotiv di Bologna. Era da tanto che non ci facevamo un roadtrip tutte insieme ed è stato bello sapere che non abbiamo perso il nostro tocco: playlist perfetta, cibo unhealthy come se non ci fosse un domani (croccantelle pizza e bacon, cioccolato ai confetti, biscotti integrali senza zucchero, cupcakes alla guinness venuti male, barretta fitness ai frutti rossi ma soprattutto la torta paesana della nonna di Penny) e una sempre più allarmante dipendenza dai social network (guardate i nostri profili instagram e twitter per saperne di più).
Tre ore di macchina dopo eccoci finalmente a Bologna a girare a caso in cerca di un parcheggio.
Ciclisti evitati: 2 separati dal destino. Pedoni suicidi: mille. Luca Mazza: the one the only.

Finalmente troviamo parcheggio e poi anche il locale, dove c’è il solito “scusa chi suona stasera al Locomotiv?” se ti interessava lo sapevi, e comunque sei lì, vai dentro e vedi.
Ci perdiamo i Four Green Bottles per questi motivi:
1) il nostro parcheggio è durato quanto il loro set
2) supportiamo così tanto la nostra local scene milanese che se una band è di bologna per noi è troppo internazionale
3) ci hanno spammato la loro band così tante volte che l’azione ha avuto l’effetto contrario e adesso facciamo apposta a non sentirli.
Scegliete voi l’opzione che preferite.

12027597_10207619113857309_4809613655331854369_nGiusto il tempo di 4 pipì (una ciascuna) e Jim Adkins – che per chi non lo sapesse è il lead singer dei Jimmy Eat World, oggi tra noi in veste acustica (camicia nera e scarpe da cowboy) per presentarci il suo nuovo repertorio da solista, l’album “I Will Go” uscito proprio da un paio di giorni – è già sul palco a suonarci la sua Love Don’t Wait.
Sto scrivendo come Manzoni scusate.
Ma è a “Just Watch The Fireworks” che partono i feels veri. Cioè è legale mettere sto pezzo così all’inizio?
Poi prosegue con “Chase This Light” che è la title track dell’album che per me è tipo importantissimo per storie mie varie che anche se sono divertenti non vi sto a raccontare in questa sede, questo giusto per dire che siamo a 3 canzoni e io sono già da tirare su dal pavimento con la palettina.
A questo punto fa tutto molto ridere perché tutti gridano “yuuuuu” a caso e Jim ripete “yuuuu” figa ma basta gridare “yuuu”. “yuuu”. e così per tutto il set che bello.
La scaletta è ben bilanciata tra brani dei Jimmy Eat World e brani di Jim da solista, le cover invece sono un po’ ridondanti: passi “The Book Of Love”, passi “Girls Just Wanna Have Fun” ma le altre tre le avrei volentieri sostituite con qualcosa di più interessante.

11999081_10207619116257369_771056803557667258_nMa parliamo di come Jim è stato vocalmente meraviglioso e perfetto e di quanto il pubblico sia stato bravo a fare i coretti.
Davvero, se c’eravate, dal profondo del cuore vi dico bravi, quasi più bravi di me. Quasi.
Poi vorrei parlare del caldo del locale, dei faretti potentissimi puntati sul Jimmy e di come questo e la camicia nera non siano tra loro compatibili. Sudore ovunque, anche sulla chitarra.
La faccio breve: tutto bellissimo, ma è la tripletta finale che ci ha ammazzati tutti: Big Casino, The Authority Song e Work.
Can you still feel the butterflies? Figa si, di brutto.

Setlist:
Love Don’t Wait
Just Watch the Fireworks
Chase This Light
For Me This Is Heaven
Always Be
Hell
The Book of Love (The Magnetic Fields
Please Say No
Lucky Denver Mint
Get Right
Inside of Love (Nada Surf)
Girls Just Wanna Have Fun (Cyndi Lauper)
I Will Go
Damage
Make the World Go Away  (Eddy Arnold)
Ten
Polaris
Integrity Blues
Kill
Give Me a Sweetheart (The Everly Brothers)
You Were Good
Beautiful Is
Big Casino
The Authority Song
Work

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