The Story So Far + Neveralone + Now.Here + Stereo Age @ Circolo Magnolia, Segrate (MI)

Di Martina Pedretti

E’ diventato ormai un obbligo recarsi al Magnolia almeno una volta ogni agosto e così anche quest’anno era necessario andarci. Dopo una nottata non molto tranquilla a CasaZzini passata a festeggiare aim (in anticipo di qualche giorno però shh) tra mini hamburger, fette di anguria, summer finale di Pretty Little Liars, zanzare e poche ore di sonno, salutiamo Sara e Sam che si dirigono verso Bologna per andare al Freakout a sentire i The Menzingers. Arriviamo al Circolo Magnolia con largo anticipo, facciamo un giretto su una sorta di lago/fiume e incontriamo molti amici. La prima cosa che mi stupisce è la quantità di facce nuove, persone mai viste che vengono per sentire i paladini del pop punk, da Walnut Creek, i The Story So Far.

 

Verso le 19 vengono aperte le porte: la prima band, gli Stereo Age da Torino, salirà sul palco verso le 20, così c’è abbastanza tempo per gustarsi un’ottima pizza del Magnolia circondati da vespe e le nostre ormai amiche zanzare.

Per l’occasione è stato allestito il palco più piccolo del Magnolia, il pubblico è già in fibrillazione e alcuni super coraggiosi piantonano la prima fila imperterriti come se fossimo a un concerto dei Muse o di Vasco Rossi. stereo age liveFinalmente è il momento degli Stereo Age che fanno un entrata super fresca e coinvolgente. Nonostante la non giovanissima età dei componenti della band lo show è energico e festoso. I primi tre pezzi, estratti dal loro ultimo EP non coinvolgono troppo il pubblico, ancora troppo timido. Tutto cambia quando a sorpresa i ragazzi di Torino annunciano l’aggiunta di una cover alla loro scaletta. Si tratta di una cover di una delle band pop punk più amate ultimamente, registrata in acustico, ovvero “If I’m Lucky” degli State Champs. Il pubblico impazzisce e subito iniziano i primi circle pit e crowd surfing. La scelta è molto particolare e divertente, in quanto l’arrangiamento è ben in linea con il resto delle canzoni della band. Si conclude poi il set con “Stickers” e “Red Carpet”, pezzi che fanno divertire molto tutti quanti, ormai esaltati dal brano precedente. L’esperienza degli Stereo Age si fa sentire e l’esibizione che ci regalano risulta pulita e coinvolgente. Però mi ha molto stupito la scelta di non inserire in scaletta “Thanks For The Truth”, pezzo che apprezzo molto.

now.here livePausa bagno e spruzzatina di autan e via che si ritorna sotto il palco perchè ci sono i Now.Here, band molto attesa da gran parte del pubblico vista la loro assenza dai palchi non romagnoli per quasi un anno. Questa sarà infatti la seconda volta che la band suonerà pezzi dal nuovo EP “New Perspective”. Il set inizia con “Let’s Dive”, uno dei pezzi più famosi e catchy, contenuto nell’EP “This is Who We Are”. Il pubblico si scatena e canta, si apre il pit ed alcuni bizzarri figuri si esibiscono in altrettanto bizzarri balletti. In piena forma, lo show continua con “New Perspective”, title track dell’EP, e la situazione non cambia: esibizione impeccabile della band e pubblico che non riesce più a stare fermo. “Hey Mark” è la canzone che crea più casino sotto palco, la gente urla le lyric, salta e fa crowd surf senza tregua. La scaletta prosegue con “Manager of Myself” e “This Is Who We Are” pezzi suonati con professionalità e percepiti dal pubblico come una festa continua. Gli ultimi due pezzi sono “My Wonderland”, pezzo caratteristico della band, e “A Place To Call Home”, ultimo singolo rilasciato. Siccome questo è l’ultimo momento per il pubblico per fare casino, nessuno si risparmia, nemmeno il cantante, che decide di buttarsi tra le prime file, rischiando di essere risucchiato dalle super fan dei The Story So Far. Le esibizioni dei Now.Here sono sempre sensazionali, e probabilmente la loro assenza dai palchi ha giovato, in quanto hanno regalato uno show memorabile.

L’ultima band ad esibirsi prima dell’arrivo dei tanto attesi The Story So Far sono i Never Alone. Il sound prettamente punk rock della band si distanzia molto da quello delle altre band della serata, tutte incentrate sul pop punk. Infatti sin da subito il pubblico risulta poco coinvolto, nonostante il primo pezzo in scaletta sia “In a Million Pieces”, singolo più famoso della band. Si procede con “Back To St. Louis”, unica canzone che non appartiene al nuovo album “Same Old Shit” dei ragazzi modenesi. “Paralyzed”, “Out Of Place” e “All The Blame” continuano a non intrattenere abbastanza la gente sotto il palco, se non per qualche mossetta richiesta dal cantante, come battere le mani, dire ohohohoh o saltare. L’esibizione fino a questo momento non è delle migliori, ma la band riesce a riscattarsi gli ultimi due pezzi “Under The Sun” e “Everything I’ve Done”. Nota divertente: durante l’ultimo pezzo viene richiesto a tutti di sedersi, parte un countdown e tutti si alzano saltellando. Nonostante tutto la band non riesce a reggere il confronto con le due precedenti, pur essendo proprio l’ultima prima degli headliner, presentando uno show nè formidabile nè terribile, ma discreto e non abbastanza pulito.tssf live

Dopo un’altra capatina nel bagno puzzolente e una scorpacciata di patatine ci rechiamo di nuovo sotto il palco ad attendere l’arrivo dei The Story So Far. Attendo con molta curiosità di vedere Parker Cannon alle preste con l’asta del microfono, elemento introdotto da poco. I ragazzi salgono sul palco e un Parker pelato esordisce con:” Grazi Italia, mi familia!”, il che mi sa molto di mafioso. Dopo poco partono le note di “Nerve” e subito il pubblico inizia a scatenarsi, seguendo l’esempio del cantante che non riesce a stare fermo. Da subito si nota come la band si divida tra membri decisamente coinvolti dal live e membri che sembrano o spaventati o annoiati dall’essere lì. Parker e William, chitarrista, si muovono per tutto il palco, mentre Kelen, bassista, e Kevin, chitarrista, rimangono fermi in un angolo, spesso a testa bassa. Nonostante questa disparità la band si esibisce in uno show al di là di ogni mia aspettativa. La serata procede con “Things I Can’t Change” e il famosissimo singolo “Quicksand” che crea il delirio tra i pop punk kids. Volano persone su altre persone, la gente riceve calci sulle braccia, cosa che rende molto fieri i ragazzi di Walnut Creek. Prima dell’inizio di ogni pezzo noto come Ryan, batterista, abbia qualche problema e sia sempre costretto a smanettare per sistemare qualcosa, tutto ciò non sembra però influire sull’esibizione e la band prosegue con “Heavy Gloom” e “Smile”, canzoni estratte dal nuovo album. Sbagliando alla grande, penso che la gente non si esalterà troppo con dei pezzi nuovi, ma non è così. Si vede che i The Story So Far tengono molto al lavoro che c’è dietro al loro selftitled, e la cosa si riflette durante l’esecuzione di questi pezzi nuovi e si ripeterà quando arriverà il momento di “Solo” e “Mock”. Le quattro nuove canzoni sono intervallate dall’altro singolone “Empty Space”, sul quale anche i più timidi fanno crowd surfing. Immancabili sono “All Wrong” e “Stifled”, pezzo che mi distrugge ogni volta che lo sento e che viene reso in maniera eccellente dalla band.

La serata si attenua quando Parker annuncia “Phantom”, la canzone lenta dell’ultimo album. Tra la gente c’è chi si sgola per cantare, chi si riposa, chi si annoia un pochino. Chiamatemi eretica ma io mi inserisco nell’ultimo gruppo, se voi, The Story So Far, band mega pop punk, cattiva che fa show da delirio, dovete proprio proprio fare un pezzo lento almeno fate “Placeholder” dai. Bene, dopo il mini riposino è tempo di tornare a divertirsi perchè è arrivato il momento di “Right Here” durante la quale i calci volano più in alto che mai e qualcuno rischia di essere picchiato per aver calciato il volto di qualche fidanzata (cosa di cui Parker Cannon andrebbe fierissimo). Durante “Roam” il pubblico non riesce a contenersi, anche se la mancanza della solita canzone introduttiva “State And Minds” si fa sentire. Siamo giunti alle note finali con “The Glass”, durante la quale si apre il circle pit più grande che io abbia mai visto ultimamente, un gigante ventilatore composto da umani che corrono in cerchio, e “High Regard”, che mi fa sempre pensare a quel video dei goth kids che ballano (AH, l’internet che bel luogo). I paladini del pop punk sorpredentemente non deludono, confermandosi, canzone dopo canzone, come un ottimo gruppo da vedere live e facendomi ricredere su quanto io abbia mai pensato in passato, sia durante i live show qui in Italia che all’estero. A questo punto sono però molto delusa perchè mi aspettavo di sentire live la mia canzone preferita; in questo mio momento di tristezza sento alzarsi dal pubblico un coro:” One more song! One more song! 680 South! 680 South!” Non appena vedo Parker afferrare l’asta del microfono, scelta che tra l’altro trovo azzeccatissima in quanto le sue prestazioni live sono decisamente migliorate, abbandono tutta la mia dignità, fingo di non essere malatissima e mi butto nel circle pit perchè è proprio vero! Sta partendo “680 South”, un dono da parte della band per noi fan italiani. In zero secondi sono sotto palco e nuoto nel sudore altrui, ma tutto è bellissimo perchè la tanto attesa canzone è finalmente arrivata. A concerto finito posso finalmente dire che i The Story So Far mi sono piaciuti e anche tanto. E direi che dopo 5 volte era anche ora.

 

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