“Real Stories of True People Who Look Like Monsters” by Oso Oso

osoDi Michela Rognoni

Io non so se la band (ex State Lines, da Long Beach, NY)  ha deciso di chiamarsi Oso Oso perché in spagnolo vuoi dire Orso Orso, ma so che io ho ascoltato il loro nuovo album “Real Stories Of True People Who Look Like Monsters” per quello (e per gli animaletti pelosetti in copertina che dalla regia mi dicono che in realtà sono bambini con le maschere) e non potrei esserne più felice.
Le sonorità power pop, le chitarre pulite, i riff incalzanti e ripetitivi, la  voce melodica e allo stesso tempo graffiante, mi ricordano tutte le cose belle che ascoltavo quando ero quasi adolescente all’ inizio degli anni 2000.

”Track One, Side A” è un bel titolo per la traccia di apertura. Si inizia con un riff cupo, molto emo, che poi si trasforma in un riff più accattivante accompagnato da una voce graffiante e carica di emozioni e dalla sua degna armonizzazione.
Già da questo brano due cose diventano chiare: il suono sarà sporco e grezzo e i testi saranno molto personali.

Il primo singolo estratto dal disco, “Another Night” è un altro dei motivi per cui ho deciso che avrei ascoltato questo disco ed ho intuito che l’avrei amato perché il ritmo è proprio irresistibile. In più la frase finale dice così: “Found an old photograph of you and me / from a day that we spent laying out on the beach / and with every photo I’ve gotta look underneath / cause nothing is ever as it seems, you know what I mean? / Like I couldn’t smile, cause I forgot to breathe / too consumed with the thought that we’d have to leave.”  E, a parte che adoro gli aneddoti descrittivi nei testi, ma io so che anche voi vi siete sentiti così almeno una volta nella vostra vita.

Questo per dire che è molto molto semplice identificarsi con il tripudio di emozioni cantate in questo disco.

Incredibile anche come la struttura di ogni canzone sia studiata nel dettaglio, prendiamo ad esempio “Wet Grass or Cold Cement” o Where You’ve Been Hiding” – che tra l’altro ha un bel je-ne-sais-quoi di Brand New –le ascolti e ti prendono ogni secondo di più ti aspetti il momento esplosivo ed invece non esplodono mai ma arrivi ad un certo punto e ne percepisci la completezza.

Non mancano i momenti catchy e i sing along, uno su tutti “This Must Be A Place”che blasterò nello stereo per tutta l’estate, e le ballads acustiche da gridare in faccia alla gente come “This Must Be My Exit” che tra l’altro chiude il disco.

Maledizione è difficilissimo non fare una track by track di questo disco, quindi concludo così evito il saggio breve.

”Real Stories of True People Who Look Like Monsters” è un ottimo debut album, anzi è un ottimo album e basta, pieno di emozioni, in cui la passione di chi l’ha scritto e suonato sia per la musica che per le relazioni interpersonali è più che visibile.
Il suono in generale è qualcosa che non si sentiva da tempo e di cui personalmente avevo voglia.
Promosso a pieni voti.

Voto: 5/5

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